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Chodorkovskij e gli agenti russi in Italia. Vannacci-Damigiani, non sappiamo ridere

Mikhail_Khodorkovsky 
Posta e risposta del 15 marzo 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, tra le cose inquietanti dell’intervista di Antonello Guerrera a Mikhail Khodorkovskij, il famoso dissidente russo che vive a Londra, mi hanno spaventato “gli agenti al soldo del Cremlino in che in Italia fanno un lavoro di propaganda eccellente. Non voglio fare nomi. Ma credo dovreste sviluppare strumenti anti-propaganda russa ben più efficaci”. Perché Khodorkovskij non vuole fare nomi?

Marco Berti - Ravenna

I politici italiani più vicini a Putin sono Conte e Salvini, ma non credo che Chodorkovskij si riferisse a loro quando evocava “gli agenti al soldo del Cremlino”. Sicuramente ha ragione sull’efficacia della propaganda dei filoputiniani, che non sono soltanto le macchiette sopravvissute del vaffa e che all’inizio della guerra di aggressione all’Ucraina si muovevano in modo cauto e pavido. Poi sempre più scopertamente si sono messi a fare un gran rumore in televisione. Gli argomenti della loro disinformazione sono evidentemente suggeriti dagli stessi russi, ma spero che …

Caro Merlo, tra le cose inquietanti dell’intervista di Antonello Guerrera a Mikhail Khodorkovskij, il famoso dissidente russo che vive a Londra, mi hanno spaventato “gli agenti al soldo del Cremlino in che in Italia fanno un lavoro di propaganda eccellente. Non voglio fare nomi. Ma credo dovreste sviluppare strumenti anti-propaganda russa ben più efficaci”. Perché Khodorkovskij non vuole fare nomi?

Marco Berti - Ravenna

I politici italiani più vicini a Putin sono Conte e Salvini, ma non credo che Chodorkovskij si riferisse a loro quando evocava “gli agenti al soldo del Cremlino”. Sicuramente ha ragione sull’efficacia della propaganda dei filoputiniani, che non sono soltanto le macchiette sopravvissute del vaffa e che all’inizio della guerra di aggressione all’Ucraina si muovevano in modo cauto e pavido. Poi sempre più scopertamente si sono messi a fare un gran rumore in televisione. Gli argomenti della loro disinformazione sono evidentemente suggeriti dagli stessi russi, ma spero che non ci sia di mezzo il “soldo”. E’ anche possibile che Khodorkovskij non faccia i nomi perché non può provarlo: più la più propaganda è scoperta, più i soldi vengono coperti.

Caro Merlo, i pop corn vanno fortissimi, mangiati o raccontati che siano, ed è difficile dimenticare che in "Notting Hill", Julia Roberts, mentre guarda il film, li lancia addosso a Hugh Grant. Non c’è nessuna maleducazione nei pop corn, dipende da come si mangiano. Una volta all’Eden di Roma una tizia voleva impedirmi di mangiare le patatine…: cambiai posto. Capisco l’intransigenza solo verso chi chiacchiera. E tanto più i film sono drammatici come “La zona di interesse”, tanto più ho bisogno dei pop corn per mandare giù le emozioni, come lo zucchero e la pillola di Mary Poppins.

Rosanna Lampugnani

Con questa saggezza fermerei qui il dibattito sui pop corn.

Caro Merlo, ascoltando da Floris il generale Vannacci sono ritornato alla giovinezza.Quando correvo a casa e mi fiondavo sulla radio per "Alto gradimento". Tra la Sgarrambona, Aristogitone e Pasquale Zambuto, ogni tanto squillava il telefono e al “pronto” dei conduttori si udiva una voce perentoria: "Sono il generale Damigiani, passami un tuo superiore". Da li un profluvio di amenità sconnesse ed esilaranti contrabbandate per problemi a cui occorreva una drastica soluzione immediata, che solo lui, il generale, sapeva. Grazie Floris, grazie generale, per questo ritorno al passato. E che geni erano allora Arbore e Boncompagni.

Renato Forte – Torino

Arbore aveva individuato e raccontato tutte le macchiette italiane, ma senza la cattiveria con la quale oggi proviamo a liquidarle. Era più facile liberarsi di Vannacci-Damigiani quando ci divertiva. Forse la colpa del suo successo è nostra.

Rieccomi, caro Merlo. L'altro giorno ascoltando un tg che annunciava la designazione di Elisabetta Belloni a coordinatrice del G7, sono rimasta fastidiosamente colpita dall'enfasi della giornalista nel definirla "sherpa", una, due, tre,dieci volte. Nessun sinonimo, mai. Per favore, la possiamo ghigliottinare almeno qui, perché temo che la parola ci ossessionerà fino al G7?

Silvia Franco – Roma

Immagino che anche Elisabetta Belloni ne sia infastidita. E però lei propone una ghigliottina preventiva, vuol tagliare la testa a un’intenzione, al tic che la parola diventerà. Mettiamola tra parentesi, che in filosofia è la “sospensione dell'assenso”.

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