Decaro, garantisti col manganello. Meloni e l’Italia degli imitatori
di Francesco MerloCaro Merlo, il sottosegretario alla Giustizia Paolo Sisto (che si identifica forse con Paolo Sesto) è un vero garantista, come ha più volte dichiarato! Nonostante l’ostentazione ha chiesto, assieme ad altri parlamentari della maggioranza, al ministro Piantedosi di inviare un’ispezione a Bari per certificare eventuali anomalie mafiose del sindaco Decaro. Il tutto al di fuori di un normale iter giudiziario. Un garantismo a corrente alternata.
Antonio Imbrenda — Ancona
È una maschera italiana il supergarantista che diventa manganellatore non appena l’indagato è un suo avversario. A conferma che la corrente è alternata, anche a sinistra “l’aggressione politica” di Piantedosi al sindaco Decaro ha reso garantisti alcuni bestioni del giustizialismo. E ci sono i ghigni dei soliti manganellatori a 5 stelle che, sotto sotto, se la godono. Esibendo la purezza degli spietati, invitano Decaro alla nobiltà del rassegnarsi alle manganellate ministeriali: è vero che non ha nulla da nascondere, ma si …
Caro Merlo, il sottosegretario alla Giustizia Paolo Sisto (che si identifica forse con Paolo Sesto) è un vero garantista, come ha più volte dichiarato! Nonostante l’ostentazione ha chiesto, assieme ad altri parlamentari della maggioranza, al ministro Piantedosi di inviare un’ispezione a Bari per certificare eventuali anomalie mafiose del sindaco Decaro. Il tutto al di fuori di un normale iter giudiziario. Un garantismo a corrente alternata.
Antonio Imbrenda — Ancona
È una maschera italiana il supergarantista che diventa manganellatore non appena l’indagato è un suo avversario. A conferma che la corrente è alternata, anche a sinistra “l’aggressione politica” di Piantedosi al sindaco Decaro ha reso garantisti alcuni bestioni del giustizialismo. E ci sono i ghigni dei soliti manganellatori a 5 stelle che, sotto sotto, se la godono. Esibendo la purezza degli spietati, invitano Decaro alla nobiltà del rassegnarsi alle manganellate ministeriali: è vero che non ha nulla da nascondere, ma si sa nel Pd gatta ci cova. E dunque Decaro sbaglia a denunziare l’evidenza politica delle manganellate. Dovrebbe intanto farsele suonare, giusto il tempo di perdere le elezioni: “tanto io non so’ Pasquale” diceva Totò mentre le prendeva al posto di Pasquale.
Caro Merlo, nelle maschere della commedia dell’arte, che lei ha citato, Giorgia Meloni si sente Re Umberto. Il giovane studente, che mimava una pistola con le dita, faceva Gaetano Bresci, l’attentatore del re. Mentre Piantedosi fa Bava Beccaris a Bari. Così è se vi pare.
Luisa Zampini — Ferrara
E però quando Giorgia Meloni non si sente adeguata all’imitazione del re, di Aldo Moro o dello statista, passa subito a imitare Ninì Tirabusciò, quella che inventò la mossa. Temo, poi, che il giovane che mimava la pistola non sappia molto di Gaetano Bresci e dunque imitava gli autonomi degli Anni Settanta con la P38, i quali, a loro volta, imitavano i partigiani comunisti. Non so infine se Piantedosi a Bari stia imitando più Bava Beccaris o più il Salvini che da ministro — ricorda? — guidava la ruspa vestito da poliziotto. Tutti imitatori, comunque, tutti in similpelle, surrogati, patacche. L’Italia è un magazzino di contraffazione.
Caro Merlo, sì Meloni, la mafia a Bari, sì Dell’Utri (erede fortunato), ma la vera notizia è il blitz di quei quattro anarchici per impedire il rimpatrio di un ragazzo marocchino. Si sono presentati a Malpensa e hanno ritardato il volo per Casablanca di un’ora. Fermati e arrestati. Inutilmente, visto che il ragazzo marocchino era già partito da Bologna. Avevano sbagliato aeroporto. Se il Potere se la passa male, il Contropotere mica scherza.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
Anche i nostri anarchici appartengono all’Italia del pressappoco.
Caro Merlo, la metto sul personale. Con la mia fidanzata domenica scorsa ci siamo lasciati e, alla fine di una civile discussione, mi ha regalato almeno tre luoghi comuni che, in situazioni normali, una come lei non avrebbe usato. Ha detto che era meglio “tagliare la testa al toro”, “mandare a monte…” e l’importante è restare amici”. Ne abbiamo riso. Ghigliottina?
Marcello Motta — Lecce
Ghigliottina, certo, ma la sua mail fa molto riflettere sui luoghi comuni che la sua (ex) fidanzata ha usato, immagino, consapevolmente e con ironia. Vi hanno permesso di affrontare meglio la difficile situazione e di lasciarvi con un sorriso.