Gli auguri a Bonaga, Vasco e Kant. Quel dibattito era meglio del film
di Francesco MerloCaro Merlo, mi è molto piaciuta su Robinson l’intervista di Antonio Gnoli a Stefano Bonaga, che so essere molto amato nella Bologna dove sono nata e che purtroppo ormai frequento poco. Bonaga ne interpreta al meglio la simpatia e l’intelligenza creativa. Auguri per i suoi 80 anni.
Marilena Nardi — Lugano
Lo Straparlando di Antonio Gnoli non delude mai: Stefano Bonaga è un bel filosofo italiano che ha la leggerezza di un ottantenne generoso, che non odia e non insulta nessuno, non esibisce alte temperature di indignazione, di noia e neppure di sicurezza di sé. È il più colto, allegro e vitale prodotto di una città che è ancora l’agorà italiana, un magnifico modello di piazza nazionale da esportare nel mondo. E mi ha fatto sorridere che un filosofo come lui abbia accreditato Vasco Rossi non solo perché «fa bellissime canzoni» che è vero, ma perché «gli piace leggere di filosofia». Vasco, che ne ha compiuti solo 72, lo stesso giorno sul Corriere ha rivelato ad Aldo Cazzullo: «La Critica …
Caro Merlo, mi è molto piaciuta su Robinson l’intervista di Antonio Gnoli a Stefano Bonaga, che so essere molto amato nella Bologna dove sono nata e che purtroppo ormai frequento poco. Bonaga ne interpreta al meglio la simpatia e l’intelligenza creativa. Auguri per i suoi 80 anni.
Marilena Nardi — Lugano
Lo Straparlando di Antonio Gnoli non delude mai: Stefano Bonaga è un bel filosofo italiano che ha la leggerezza di un ottantenne generoso, che non odia e non insulta nessuno, non esibisce alte temperature di indignazione, di noia e neppure di sicurezza di sé. È il più colto, allegro e vitale prodotto di una città che è ancora l’agorà italiana, un magnifico modello di piazza nazionale da esportare nel mondo. E mi ha fatto sorridere che un filosofo come lui abbia accreditato Vasco Rossi non solo perché «fa bellissime canzoni» che è vero, ma perché «gli piace leggere di filosofia». Vasco, che ne ha compiuti solo 72, lo stesso giorno sul Corriere ha rivelato ad Aldo Cazzullo: «La Critica della ragion pura mi ha cambiato la vita». Dice che Kant «è facile» e, più in generale, che «i grandi filosofi sono molto più facili di quelli che hanno scritto su di loro», e qualche volta è pure vero. Ovviamente, gliele diamo tutte per buone perché stiamo parlando del rito italiano del finto sballato e lo immaginiamo mentre affronta la Ragion pura con i commentari (senza non si può) non dico di Norman Kemp Smith, ma almeno di Stefano Bonaga.
Caro Merlo, lo so, sono passati mesi e il dibattito si è giustamente spento per consunzione. Confesso però che ho visto solo ora “Comandante”, il film sul “fascista buono” che affonda la nave nemica ma ne salva l’equipaggio. E ho scoperto che non è un film all’altezza di quel dibattito, comunque lo si giudichi. Le avevo già scritto apprezzando l’idea che si potessero esaltare quei marinai italiani che il regime fascista non riuscì a trasformare nei soldati tutti “credere, obbedire e combattere” che vanno in alto “ridendo in faccia a monna morte e al destino”. E invece ho visto solo un film pretenzioso, brutto e noioso. Ma lei lo ha poi visto?
Luigi Vinci — Frosinone
Sì, l’ho visto e capisco la sua delusione. Anche a me non è piaciuto. E non parlo della disputa, diciamo così, politica e culturale, parlo del film. Vorrei evitare di misurarmi con la critica cinematografica, tanto più a scoppio ritardato, ma è vero che i dialoghi di Comandante sono, come lei dice, pretenziosi, con un’imbarazzante esibizione di poesia a ogni costo, un “sopra le righe” che contagia tutto il resto, dalle immagini alla colonna sonora, alla stessa recitazione — «tragediatura» la chiamerebbe Camilleri — con un forte sapore di falso. Temo che Comandante riassuma ed esponga alcuni gravi difetti dell’attuale cinema italiano. Una volta, quand’ero ragazzo, — erano i tempi dei cineforum e della Corazzata Potëmkin di Paolo Villaggio — prima c’era il film e poi c’era il dibattito. Ora, e lo dico in generale, nel cinema italiano troppo spesso c’è solo il dibattito. E il film è meglio non vederlo.
Caro Merlo, qui a Ravenna, dove vivo, l’intervallo al cinema e, quasi sempre, a meno di spettacoli brevi, a teatro, è da sempre e tuttora la regola. Senza discussioni. Civiltà romagnola?
Francesco Maria Mazzanti — Ravenna
Volentieri affidiamo la difesa dell’intervallo al sangue caliente della Romagna.