✕

Dimissioni, era meglio non chiederle. Assolto Blanco, ma la farsa continua

Posta e risposta del 5 aprile 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, come tutti sapevamo non si sono dimessi né Salvini né Santanché che hanno pure snobbato il dibattito. Ne valeva la pena?

Antonio Damato — Salerno

No. In un tripudio di “vado avanti” e “se lasciassi sarei irresponsabile” nessuno ha la forza politica di imporre le dimissioni a nessuno. Di più: le dimissioni, soprattutto quelle che non vengono date, misurano anche la grandezza politica e il prestigio di chi le chiede. E se le chiedi a ripetizione e non riesci ad ottenerne mai una, abbassi un poco alla volta la soglia della tua autorevolezza, della tua credibilità e persino della tua serietà.

Caro Merlo, Netanyahu ha espresso un profondo rammarico per il tragico errore che ha causato la morte dei sette volontari della missione di World Central Kitchen. Sami al-Ajrami su Repubblica scrive che a Gaza tutte le vite sono preziose allo stesso modo e non si può accettare che il mondo racconti la vita di sette persone come se avesse un valore diverso da quella di 33 mila palestinesi…

Caro Merlo, come tutti sapevamo non si sono dimessi né Salvini né Santanché che hanno pure snobbato il dibattito. Ne valeva la pena?

Antonio Damato — Salerno

No. In un tripudio di “vado avanti” e “se lasciassi sarei irresponsabile” nessuno ha la forza politica di imporre le dimissioni a nessuno. Di più: le dimissioni, soprattutto quelle che non vengono date, misurano anche la grandezza politica e il prestigio di chi le chiede. E se le chiedi a ripetizione e non riesci ad ottenerne mai una, abbassi un poco alla volta la soglia della tua autorevolezza, della tua credibilità e persino della tua serietà.

Caro Merlo, Netanyahu ha espresso un profondo rammarico per il tragico errore che ha causato la morte dei sette volontari della missione di World Central Kitchen. Sami al-Ajrami su Repubblica scrive che a Gaza tutte le vite sono preziose allo stesso modo e non si può accettare che il mondo racconti la vita di sette persone come se avesse un valore diverso da quella di 33 mila palestinesi uccisi. Ai tragici eventi ricordati dal giornalista palestinese aggiungerei la strage del 7 ottobre scorso perpetrata da Hamas.

Gino Amodio — Bari

“Non ci si può fidare di una persona, di una folla, di una nazione quando agiscono sotto l’influenza della paura” (Bertrand Russell).

Caro Francesco, ricordo Scalfari a Bari al teatro Piccinni nel dicembre del 1975, nel suo tour di presentazione del nuovo quotidiano. Studente dell’ultimo anno di Medicina, io presi la parola per ricordare a Scalfari l’importanza della sanità pubblica. E Repubblica negli anni successivi è stata e rimane un baluardo, come dimostrano gli articoli di oggi. Nel tempo più volte ho scritto a Scalfari, e lui mi ha sempre risposto. Dal primo numero non ho mai perso una copia di Repubblica, e quando ero all’estero il mio edicolante me la teneva da parte. Siamo ormai una minoranza. Ma io sono felice così.

Ferruccio Ferrigno — Putignano (Bari )

“Nell’autunno del 1975 in occasione di un tour nei teatri italiani per il lancio del giornale, puntualmente venivo preso per matto ogni volta che, interrogato su quale fosse il nostro obiettivo, rispondevo: “superare il Corriere della sera”. (Grand Hotel Scalfari — Marsilio)

Caro Merlo, Blanco è stato assolto per aver dato dei calci ai fiori di Sanremo. Guarda un po’ come si fa perdere tempo ai magistrati.

Margherita Smeraldi –Venezia

Non colpisce l’ovvietà dell’assoluzione di Blanco, firmata dal Gip di Imperia, ma la vacuità dell’accanimento del Codacons, l’associazione dei consumatori che firmò la denunzia per “danneggiamento” quando il cantante prese a calci i fiori sul palco dell’Ariston a Sanremo (2023). Poi il Codacons si oppose alla Procura e ora ha annunciato ricorsi al presidente del Tribunale e alla Cassazione. Sono sicuro che questa ridicola girandola è solo all’inizio.

Caro Merlo, se, come lei afferma, l’intervallo è il riposo che fa rinascere, faccio notare che (specie in Tv) non è mai vuoto, ma è intasato di pubblicità che riempie anche il pensiero breve.

Enzo Costa - Reggio Emilia

La pubblicità non è il diavolo che avvelena l’anima naturalmente spartana dell’uomo con falsi bisogni e desideri illusori. E qualche volta è persino confezionata meglio del cinema d’autore. Ma lei ha ragione: la pubblicità, che deve essere per sua natura breve, non è l’intervallo che fa rinascere, non è la stazione di posta dove ci si rigenera.

Leggi i commenti