Nordio e gli altri giudici in politica. “Minchia” intercalare per signore
di Francesco MerloCaro Merlo, dopo aver visto Crozza, sarebbe da maligni dubitare che, con i test che vorrebbero per altri, Nordio sarebbe divenuto magistrato e poi ministro? E forse sono severo con lui, ma da sempre disapprovo quei magistrati che, appena entrati in quiescenza “scendono in politica” (anche valentissimi colleghi come Ingroia, e altri).
Francesco Fleury – Firenze
Lei, caro Fleury, nella sua splendida carriera di magistrato, non si era fatto mai tentare dalla politica. E, una volta in pensione, ha scelto, con coerenza, di onorare la sua missione. Vorrei dirle, però, che anche la legittima scelta dei suoi colleghi in pensione è stata coerente con il loro servizio. Erano, infatti, “scesi in politica” ben prima della quiescenza.
Caro Merlo, lo sdoganamento credo si debba a Faletti con quel «minchia signor tenente» che apriva — con un giusto senso di rabbia — ogni strofa della canzone; di certo un uso a modo se ne fa nei casi di Montalbano alleggerito dall’ironia camilleriana. Ma a guardare …
Caro Merlo, dopo aver visto Crozza, sarebbe da maligni dubitare che, con i test che vorrebbero per altri, Nordio sarebbe divenuto magistrato e poi ministro? E forse sono severo con lui, ma da sempre disapprovo quei magistrati che, appena entrati in quiescenza “scendono in politica” (anche valentissimi colleghi come Ingroia, e altri).
Francesco Fleury – Firenze
Lei, caro Fleury, nella sua splendida carriera di magistrato, non si era fatto mai tentare dalla politica. E, una volta in pensione, ha scelto, con coerenza, di onorare la sua missione. Vorrei dirle, però, che anche la legittima scelta dei suoi colleghi in pensione è stata coerente con il loro servizio. Erano, infatti, “scesi in politica” ben prima della quiescenza.
Caro Merlo, lo sdoganamento credo si debba a Faletti con quel «minchia signor tenente» che apriva — con un giusto senso di rabbia — ogni strofa della canzone; di certo un uso a modo se ne fa nei casi di Montalbano alleggerito dall’ironia camilleriana. Ma a guardare la serie di Canale 5 “Vanina” si ha la sensazione che quel “minchia” sia un continuo intercalare che uomini e donne, da Palermo a Catania, usano e per lo più a sproposito e quindi volgare. Sono siciliano e ciò mi turba più che offendermi. Tutto il dialetto è malamente recitato, innaturale e non è la parodia che offrì Lina Wertmüller. È sguaiato il modo di accentare le parole (per non dire di regia, recitazione e sceneggiatura) con un intercalare di minchia, ‘mpari e altre amenità pseudosiciliane. Tant’è che quando entra in campo un’attrice siciliana vera, com’è Guia Jelo, la situazione si ribalta e diventa altra cosa, pur nelle sfumature della commedia. Non è una siffatta fiction che può smontare la Sicilia e il suo storico e poetico dialetto, né si pretende “Il Gattopardo” o “La terra trema”. Ma un po’ di rigore non guasterebbe visto che tra gli sponsor ci sono la Regione e la Film Commission siciliane.
Filippo Arriva — Napoli
Il siciliano cinematografico è sempre stato caricaturizzato, spesso dagli stessi siciliani. Il simpatico Lando Buzzanca terminava ogni frase con una ahhh, che in Sicilia non dice nessuno. Esistono un cinema e una letteratura che rispettano i dialetti, ma l’enormità del brutto cinema italiano e l’imbarazzante mediocrità della tv li maltratta, li snatura, li confonde, li inventa. E così il simil-ciociaro tipizza lo sciocco, il napoletanismo il truffatore, il milanese l’imprenditore senza scrupoli, il sardo il testone e la prostituta strascica il bolognese o il marchigiano. Mi è già capitato di citare le incongrue risate in sala per la cretinissima frase “e se te chiedo un mijone te sembro esosa?” che “la mandrilla di Porto Recanati” sbiascica in Vacanze di Natale. E semo tutti buzzurri nell’italiano sfatto de “te posseno” e “a coso”, che è l’egemonia culturale del potere politico dell’era Meloni. È vero che ora Vanina propone il già insopportabile “minchia, aahh” del poliziotto e dall’arrapato come intercalare per signore siciliane. Pazienza, certo. Ma non si possono più leggere i critici marchettari che invocano il realismo.
Caro Merlo, non si può negare che la quasità di Conte si è andata ammantando, in questo ultimo periodo, di una tanto sontuosa quanto immaginabile e straripante str… — se così si può dire. (Mai ci libereremo della sua untuosa ambizione, mai?).
Marina Cabria
Quanno ce vo, ce vo. (Mai dire mai).