A voi gli occhi di Enrico Berlinguer. Lucio Malan(no), l’esagitato pavido
di Francesco MerloCaro Merlo, ho visto che il Pd ha dedicato la tessera 2024 a Berlinguer. Non le sembra una mossa di marketing ipocrita o un’appropriazione indebita? Il Partito è oggi molto più liberale che comunista.
Roberto Van Lewa - Roma
A me pare che quegli occhi sorridenti di Berlinguer in forma di mascherina siano un marketing azzeccato per Elly Schein. Tutti infatti ne stanno parlando e tutti stanno guardando, con emozioni contrastanti e accese, una tessera altrimenti destinata all’insignificanza e all’oblio, come sempre era accaduto. Nessuno ricorda una sola delle precedenti 17 tessere del Pd, che è nato nel 2007.
Caro Merlo, per Lucio Malan - nomen omen - il “malanno” di Evan Ndicka è dovuto ai vaccini. Ultrà berlusconiano, fu il primo a passare con Meloni Burioni sbaglia: non è “un irresponsabile”,è un furbo.
Stefano Martone - Bari
Confezionando un post dall’aria innocente, il senatore Lucio Malan ha acceso lo stoppino degli ultrà no vax, che lo seguono sui social come l’orchestra segue i s…
Caro Merlo, ho visto che il Pd ha dedicato la tessera 2024 a Berlinguer. Non le sembra una mossa di marketing ipocrita o un’appropriazione indebita? Il Partito è oggi molto più liberale che comunista.
Roberto Van Lewa - Roma
A me pare che quegli occhi sorridenti di Berlinguer in forma di mascherina siano un marketing azzeccato per Elly Schein. Tutti infatti ne stanno parlando e tutti stanno guardando, con emozioni contrastanti e accese, una tessera altrimenti destinata all’insignificanza e all’oblio, come sempre era accaduto. Nessuno ricorda una sola delle precedenti 17 tessere del Pd, che è nato nel 2007.
Caro Merlo, per Lucio Malan - nomen omen - il “malanno” di Evan Ndicka è dovuto ai vaccini. Ultrà berlusconiano, fu il primo a passare con Meloni Burioni sbaglia: non è “un irresponsabile”,è un furbo.
Stefano Martone - Bari
Confezionando un post dall’aria innocente, il senatore Lucio Malan ha acceso lo stoppino degli ultrà no vax, che lo seguono sui social come l’orchestra segue i segnali del direttore: “Questi episodi – ha scritto - sono troppo frequenti e va fatta chiarezza sulle dimensioni numeriche e sulle cause”. Con la tecnica del qui lo dico e qui lo nego mette in circolo i pregiudizi che alimentano gli energumeni che minacciano l’ex ministro Speranza gridandogli “assassino, delinquente, in galera". Nel teatro delle macchiette italiane è il caposquadrista furbo, l’estremista prudente, l’esagitato pavido.
Caro Merlo, leggo che Domenico Arcuri è indagato dalla Procura di Roma per abuso d’ufficio circa una fornitura di mascherine cinesi. Gli auguro di cavarsela in fretta, ma Arcuri, uomo voluto da Conte proprio per contrastare la pandemia, rimane responsabile di un’infinità di contagi Covid: stava infatti con la mascherina abbassata sotto il naso.
Paolo Mezzelani - Verona
Sulle mascherine cinesi è facile ridere, ma aspetterei l’esito delle indagini. Per il resto non mi pare ragionevole il suo accanimento. Intervistai Arcuri per il Venerdì nell’agosto del 2020, quando, nella confusione in cui era precipitato il mondo, era considerato “l’antipatico” perché insolentiva i giornalisti che, giustamente, non gli davano tregua. "Non mi perdonano - mi disse - di aver fissato il costo della mascherina a 50 centesimi. Avrei dovuto rispettare di più il mercato? Ho scelto la salute e comunque io sono liberale e di sinistra, non sono liberista". Amministrava Invitalia dal 2007, da quando lo aveva chiamato Romano Prodi: “Sono stato confermato ogni tre anni, e dunque sono passato sotto o sopra i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2”. Non gli piaceva la parola sottogoverno: “Un pezzo importante della storia d'Italia l'hanno fatto i manager pubblici, che spesso sono meglio di quelli privati perché devono dare un occhio ai bilanci e uno al Palazzo. Di questo Paese sono la continuità". E tra i suoi maestri ispiratori metteva Carli, Ciampi e ovviamente Prodi.
Caro Merlo, mi ha dato una piccola gioia: ero convinto di essere il solo a ricordare quel grande strafalcione di Conte, tanto da dubitare della mia memoria: impossibile che qualcuno pronunci "Astain" in luogo di "Einstein". Era tutto vero.
Ledo Stefanini, San Benedetto Po (Mn)
E oggi gli aedi di Conte, che ha fatto dello strafalcione una filosofia di governo, lo celebrano come statista e deridono il povero ministro San Giuliano come una macchietta.