Fassino, aggressione e accanimento Forza Italia, il morto la tiene viva
di Francesco MerloCaro Merlo, è penoso il giornalismo che sta aggredendo Piero Fassino per il profumo che al Duty free si è messo in tasca. Capisco la notizia, ma non crede che adesso sia davvero troppo?
Lara Tommasi - Verona
Ho già scritto che la distrazione e il divertimento sono parenti stretti, ma avevo sottovaluto l’accanimento miserabile che spegne il sorriso e ci spinge ad abbracciare Piero Fassino. La cattiveria gli è piombata addosso già nell’uso di parole come “beccato”, “acciuffato”, “acchiappato” . Stupisce poi non tanto la caccia ai dettagli di quella distrazione filmata in un video, che è il lavoro “dovuto” dei cronisti, ma l’ostinazione di illuminare, alla luce del “furto”, tutta la sua bella vita politica. E dispiace leggere che, questa volta, la solita intelligenza dei cretini lo fa stare male. Vorrei allora aggiungere che è capitato anche a me, al supermercato, di prendere qualcosa, credo fosse un Kinder Pinguì, e di “appoggiarlo in tasca” (è il verbo usato da Fassino e previsto dal B…
Caro Merlo, è penoso il giornalismo che sta aggredendo Piero Fassino per il profumo che al Duty free si è messo in tasca. Capisco la notizia, ma non crede che adesso sia davvero troppo?
Lara Tommasi - Verona
Ho già scritto che la distrazione e il divertimento sono parenti stretti, ma avevo sottovaluto l’accanimento miserabile che spegne il sorriso e ci spinge ad abbracciare Piero Fassino. La cattiveria gli è piombata addosso già nell’uso di parole come “beccato”, “acciuffato”, “acchiappato” . Stupisce poi non tanto la caccia ai dettagli di quella distrazione filmata in un video, che è il lavoro “dovuto” dei cronisti, ma l’ostinazione di illuminare, alla luce del “furto”, tutta la sua bella vita politica. E dispiace leggere che, questa volta, la solita intelligenza dei cretini lo fa stare male. Vorrei allora aggiungere che è capitato anche a me, al supermercato, di prendere qualcosa, credo fosse un Kinder Pinguì, e di “appoggiarlo in tasca” (è il verbo usato da Fassino e previsto dal Battaglia: “ricorrere all’appoggio”). Quel Kinder Pinguì, dimenticato, sporgeva dalla tasca e dunque la cassiera mi chiese: “E quello?”. La vicenda si concluse velocemente e bene perché fu condotta con gentilezza e simpatia: la cassiera mi credette. Ho poi chiesto a qualche amico e ho scoperto che a tanti è capitato qualcosa di simile e nessuno ha detto: “a me non potrebbe succedere”. E allora, diciamolo: lo scandalo non è la “distrazione” di Fassino ma la cattiveria di chi gode nel tormentarlo.
Caro Merlo, cosa pensa dei cartelloni elettorali con Berlusconi che mette la mano sulle spalle di Tajani e del simbolo Berlusconi Presidente ?
Fulvio Li Calzi
Si potrebbe fare più di un film sul morto che tiene viva Forza Italia e sul corpo dell’eroe che, sia pure solo in effigie, viene offerto agli elettori come nei riti egizi erano offerti i corpi dei faraoni defunti ripieni di mirra tritata. Ma c’è di più. ll “caro estinto” è un genere nazionale che nel Tajani prigioniero del fantasma ha il suo grottesco trionfo e non solo per le raffiche di omaggi funebri. C’è qualcosa di molto intimo nel Berlusconi che, con la mano sulla spalla, si impossessa di Tajani, lo protegge, si “nanifica” e si reincarna in lui. “La Buon’anima” si intitola la novella di Pirandello che racconta del matrimonio di Bartolino con Lina Sarulli, vedova Taddei. Carolina, per la verità, era il suo nome. Ma voleva essere chiamata Lina, come faceva il primo marito, appunto la buonanima. E qualsiasi cosa Bartolino facesse, pareva a Lina che quell’altro l’avesse già fatta: “oh Dio, Bartolino, proprio come la buonanima”. E più Bartolino, avvilito, si sforzava di fare cose nuove, impensabili, persino stranezze, più la moglie gli diceva: “proprio come la buonanima”. Un giorno Bartolino la tradì con Ortensia. Ma a letto con l’amante si accorse di un ciondolo d’oro che nascondeva un ritrattino: la buonanima. Ecco, Tajani, che non può e non vuole liberarsi della buonanima, non è il Bartolino di Forza Italia, è Lina Sarulli, vedova Berlusconi.
Caro Merlo, il ministro Sangiuliano dice che in Italia c’è stata una dittatura comunista, anche se poi, incalzato da Carmelo Lopapa, si corregge.
Stefano Mazzanti - Casalguidi (Pistoia)
Il comunismo di Sangiuliano è lo stilema di un’usurata comicità che non fa più ridere, un sottosopra logico che è diventato triste.