Troppi gli imitatori di “detto Giorgia” Niente Messa in suffragio dei cattivi
di Francesco MerloCaro Merlo, Marco Tarquinio e Cecilia Strada cambieranno la politica estera del Pd o sarà il Pd a cambiarli?
Laura Raso — Reggio Calabria
Elly Schlein li ha scelti per le loro idee, che sono chiare e forti e non cambieranno. Cecilia Strada e Marco Tarquinio hanno accettato non certo per opportunismo, ma per far cambiare idea al Pd, innanzitutto sulle armi all’Ucraina.
Davanti a questa incontenibile e sciocca folla di spiritosoni che aggiungono “detto” al proprio nome, mi sono immalinconita: gli italiani non sanno più ridere, caro Merlo “detto caro Merlo”.
Giusy Ferrario — Varese
Non li trovo divertenti, ma almeno sono innocui. Lo spirito di patata è sempre pigro, ma non sempre è innocuo come il “piove governo ladro” che è stato il tormentone sul Circo Massimo spento dalla pioggia. I peggiori sono gli sghignazzatori contro Fassino “testimone della Chanel” e “chissà chi è la profumatissima amante”; i più miserabili lo insultano citando “il cleptomane” di Trilussa. Per reimparare a ride…
Caro Merlo, Marco Tarquinio e Cecilia Strada cambieranno la politica estera del Pd o sarà il Pd a cambiarli?
Laura Raso — Reggio Calabria
Elly Schlein li ha scelti per le loro idee, che sono chiare e forti e non cambieranno. Cecilia Strada e Marco Tarquinio hanno accettato non certo per opportunismo, ma per far cambiare idea al Pd, innanzitutto sulle armi all’Ucraina.
Davanti a questa incontenibile e sciocca folla di spiritosoni che aggiungono “detto” al proprio nome, mi sono immalinconita: gli italiani non sanno più ridere, caro Merlo “detto caro Merlo”.
Giusy Ferrario — Varese
Non li trovo divertenti, ma almeno sono innocui. Lo spirito di patata è sempre pigro, ma non sempre è innocuo come il “piove governo ladro” che è stato il tormentone sul Circo Massimo spento dalla pioggia. I peggiori sono gli sghignazzatori contro Fassino “testimone della Chanel” e “chissà chi è la profumatissima amante”; i più miserabili lo insultano citando “il cleptomane” di Trilussa. Per reimparare a ridere, propongo “Chi mi fa ridere” di Gianni Rodari: “Datemi una zanzara in bicicletta,/ un dromedario con in testa la bombetta,/ un canguro che suona la cornetta,/un coniglio che mangia la sua erbetta/ con coltello e forchetta,/ un ragno con gli occhiali a stanghetta, /una lumaca che fuma la sigaretta./ Oppure non datemi niente/e invece ditemi qualcosa: /“Ho litigato con una rosa. / Ho mangiato una sedia e l’ho trovata / troppo salata. /Al mio cappotto piace il risotto./Al mio tavolino è spuntato un dente canino”/ Oppure non ditemi niente: /mostratemi invece/uno sciocco che si crede intelligente”.
Caro Merlo, complimenti al vescovo di Catania per aver impedito il 28 aprile nella chiesa di Santa Caterina una messa per Benito Mussolini. La messa non può correre il rischio di trasformarsi in apologia del fascismo. Ma rifiutando di essere complici delle scelte distorte, evitando saluti romani e slogan alieni alla liturgia e ponendo invece gesti di perdono, di riconciliazione e di pace, una messa ogni tanto non farebbe male. La messa, nella fede cattolica è una efficace preghiera di suffragio per liberare le anime del purgatorio pentiti delle colpe commesse. Anche Mussolini, come ognuno di noi (il suo pentimento lasciamolo verificare dal cuore di Dio!) avrà bisogno di preghiere. Perciò propongo che il 28 aprile del 2025 tutti i sacerdoti della mia città celebrino messa non solo in suffragio del dittatore fascista ma, anche di Hitler e di Stalin, di Franco e di Mao, di Salazar e di Pinochet, e, in previsione del futuro, di Netanyahu e dei capi di Hamas: Ismail Haniyeh, Khaled Meshaal, solo per citare tra i vivi e i defunti i più bisognosi di preghiere.
Padre Salvatore Resca — Catania
La “messa per i cattivi” mi pare una suggestiva provocazione, soprattutto perché viene da lei, apostolo antimafia che letteralmente fugge dalle feste religiose di Sicilia “perché — mi ha detto — lì c’è il Dio mafioso e non c’è il Dio cristiano”. Ora invece vuol pregare per la vita eterna dei carnefici che immagina in purgatorio, tutti in attesa di perdono, compreso Hitler. Non era meglio lasciarli all’inferno? E non crede che solo le vittime possano concedere il perdono ai propri aguzzini? Liliana Segre non odia, ma non perdona: “Mi chiedono sempre se io ho perdonato e io rispondo di no. Non ho mai perdonato, non ci riesco”.