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Genova, lusso in kitsch-Vanzina. Ma i due diavoli sono fenomeni

Genova, Aldo Spinelli (leoni)
Posta e risposta di venerdì 10 maggio 2024
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Caro Merlo, tra le varie su Genova, mi ha colpito Aldo Spinelli. Telefona, avverte, paga, blandisce, regala, corrompe, ospita, litiga, promette, e tutto questo per una (un’altra) concessione portuale di 30 anni. Lui ne ha 84. Non vedrà i frutti dell’affare. È come se cercasse di sopravvivere a se stesso, di comprarsi ciò che comprare non si può. Un amico mi ha detto: sbagli, per lui questa è la normalità, lo farà forse per i figli. Mah: un figlio intanto è con lui ai domiciliari. Il signor Aldo ha una bella barca, potrebbe…

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Di genovese, vale a dire di debordante senza regole, ci sono solo due dettagli: l’età del corruttore Aldo Spinelli, un diavolone di 84 anni, appunto, e il romanzo di formazione del politico corrotto, l’indiavolato peccatore, presidente del porto Paolo Emilio Signorini, che è laureato a Yale e si è formato in Banca d’Italia. Per il resto — legga la lettera qui sotto — “Genova per noi”… è l’Italia di oggi. Anche la Superba delle…

Caro Merlo, tra le varie su Genova, mi ha colpito Aldo Spinelli. Telefona, avverte, paga, blandisce, regala, corrompe, ospita, litiga, promette, e tutto questo per una (un’altra) concessione portuale di 30 anni. Lui ne ha 84. Non vedrà i frutti dell’affare. È come se cercasse di sopravvivere a se stesso, di comprarsi ciò che comprare non si può. Un amico mi ha detto: sbagli, per lui questa è la normalità, lo farà forse per i figli. Mah: un figlio intanto è con lui ai domiciliari. Il signor Aldo ha una bella barca, potrebbe…

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Di genovese, vale a dire di debordante senza regole, ci sono solo due dettagli: l’età del corruttore Aldo Spinelli, un diavolone di 84 anni, appunto, e il romanzo di formazione del politico corrotto, l’indiavolato peccatore, presidente del porto Paolo Emilio Signorini, che è laureato a Yale e si è formato in Banca d’Italia. Per il resto — legga la lettera qui sotto — “Genova per noi”… è l’Italia di oggi. Anche la Superba delle personalità dilatate che acchiappavano il mondo ma si ritrovavano nel dialetto è diventata kitsch e banale come un cinepanettone d’acqua.

Caro Merlo, citare Calvino quando si scrive di Genova è ovviamente ancora appropriato, ma sempre più banale: “è un rifugio pigro” dicevo ai miei studenti. Ricordo che, in un’intervista proprio a lei, il genovese Renzo Piano citò Giorgio Caproni, un livornese che di Genova era cittadino onorario: «Me la sogno di notte, la sospiro di giorno. Per dirla alla francese, je suis malade de Gênes». Purtroppo a Genova siamo tutti malati di Genova. Ma ci eravamo illusi di guarire dopo la miracolosa ricostruzione del ponte. Il lusso pacchiano della corruzione ha rubato al cielo di Genova quel sogno.

Elsa Polverini — Genova

Rilegga Furto di Giorgio Caproni: “Hanno rubato Dio. / Il cielo è vuoto. /Il ladro non è ancora stato / (non lo sarà mai) arrestato”. E però, se mi permette, cara professoressa, rimettiamo a posto, nei loro scaffali, sia il Quinto di Calvino, l’intellettuale comunista che decide di “far ritorno nella sua città natale per intraprendervi una speculazione edilizia”, e di cui — è vero — si fa abuso, e sia il magico Caproni. Torniamo invece al “lusso Vanzina”. Lo scenario di questa corruzione è infatti la variante genovese del kitsch Vanzina, che è romano ma anche milanese, con il cummenda che avvolge, mi pare, la tangente nel mattone. C’è Vanzina nel caviale consumato sullo yacht dell’arraffo, tra bollicine e bracciali d’oro di Cartier, borse di Chanel e sedute dal parrucchiere. E balla come quella di Boldi la carta di credito del vecchio diavolo Spinelli che mette la mano nel borsello nero, “il sacco della vedova”, solo per amore del prendere e del dare, del rito del corrompere «bevi il veleno rigenerante» dice il terribile fratello all’iniziato Alberto Sordi che si ritrae spaventato finché non gli mormorano: «È solo un Fernettino». Il vecchio salda le notti a Montecarlo, una volta con le mogli e più spesso con le amanti. “Noli me tangere” dice Gesù sfuggendo alla Maddalena. Il verbo d’origine, tango tangis, è lo stesso ma l’evoluzione vanziniana ligure trasforma in tangente il sesso e il gioco d’azzardo al casinò. Le fiches a Genova, ha notato Dagospia, perdono la “s”.

Caro Merlo, vuol ghigliottinare, per favore, “giustizia a orologeria”?

Elio Marcelli — Genova

Certo. Non vedevo l’ora.


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