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Venezia, il mondo impazzito sul muro. Il carneade Minghi canta Vannacci

Amedeo Minghi al convegno sul premierato alla Camera 
Posta e risposta del 15 maggio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, è orrenda la scritta sul muro del galoppatoio al Lido di Venezia: “Ebrei maledetti, vi cercheremo casa per casa in tutto il mondo per sgozzare voi e i vostri bambini”.

Margherita Smeraldi — Venezia

Ho visto la foto. Purtroppo, non è sorprendente trovare sul grande muro-taccuino della “città scritta”, nel corpo vivo su cui si incidono le cicatrici e si esprime la street art, l’enormità di un frase così chiara sul vero fascismo che ci minaccia, sull’odio irrimediabile che si sta diffondendo. Sul muro, che è lo spazio-diario degli antisistema, questo slogan antisemita così violento, questo abuso lessicale così estremo e definitivo, segnala il nuovo impazzimento sociale, un malessere dell’intelligenza che monta come una maionese e sta risvegliando in tutto il mondo il mostro del più antico fanatismo di piazza.

Caro Merlo, ancora a leggere di vacanze, hotel, escort, soldi, borse, profumi, orologi, casinò, roulette, fiche e fiches (plurale, s’intende).

Luca Cardinalini — Marsci…

Caro Merlo, è orrenda la scritta sul muro del galoppatoio al Lido di Venezia: “Ebrei maledetti, vi cercheremo casa per casa in tutto il mondo per sgozzare voi e i vostri bambini”.

Margherita Smeraldi — Venezia

Ho visto la foto. Purtroppo, non è sorprendente trovare sul grande muro-taccuino della “città scritta”, nel corpo vivo su cui si incidono le cicatrici e si esprime la street art, l’enormità di un frase così chiara sul vero fascismo che ci minaccia, sull’odio irrimediabile che si sta diffondendo. Sul muro, che è lo spazio-diario degli antisistema, questo slogan antisemita così violento, questo abuso lessicale così estremo e definitivo, segnala il nuovo impazzimento sociale, un malessere dell’intelligenza che monta come una maionese e sta risvegliando in tutto il mondo il mostro del più antico fanatismo di piazza.

Caro Merlo, ancora a leggere di vacanze, hotel, escort, soldi, borse, profumi, orologi, casinò, roulette, fiche e fiches (plurale, s’intende).

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Ho raggiunto la sua stessa saturazione. Queste intercettazioni che diffondono anche fango e ingrandiscono dettagli morbosi e penalmente irrilevanti, sembrano avere la regia di chi vuole proibirle, di chi vuole bavagli.

Caro Merlo, esploderà la bomba Amedeo Minghi. Si tenga forte.

Salvatore Siddi

Minghi le ha “cantate”, nell’ordine, a Nemo “con la gonnellina e il pisello di fuori”, alla Rai “che trasmette queste nefandezze”, all’Eurovision che “è Sodoma e Gomorra ”. Grande Minghi vannacciano, finalmente Carneade ha successo. Nel prossimo convegno sul premierato si è guadagnato la promozione a relatore.

Caro Merlo, diceva De Andrè: “anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Non è forse così anche nella vicenda di Alessia Pifferi, condannata all’ergastolo per l’omicidio della figlia Diana di 18 mesi?

Mario Nasone — Reggio Calabria

Non so, non mi pare, non commento la cronaca nera. Se non sono costretto per lavoro, evito di perdermi nei dettagli di vicende terribili come questa. Penso che per una madre che uccide la figlia non esista pena peggiore, condanna più straziante di quella che si è inflitta da sola. Quando, poi, ho letto che la sentenza di ergastolo è stata accolta “come una festa”, ho deciso di cambiare argomento. E vengo a De André. Di lui mi piacciono tante cose, ma non questo verso.

Caro Merlo, vorrei dire, senza cattiveria, alla giornalista di Rainews 24 — se ci legge si riconoscerà — che non si può chiudere un servizio serio dal Medio Oriente con la frase “e intanto il sole tramonta su Gerusalemme”. Propongo lo stilema alla sua ghigliottina. Neppure i miei studenti più pigri quando erano in preda al fervore poetico ricorrevano a queste frasi fatte, cariche del più inquietante niente. C’è più fantasia nella famosa formuletta che usava Snoopy per parodiare l’ispirazione: “Era una notte buia e tempestosa”.

Giovanna Casciano — Firenze

Irrimediabili sono i danni che l’ispirazione fa al giornalismo. Avevo un collega che, incaricato del meteo in cronaca di Milano, cominciò così: “Piove. Le scarpe dei milanesi fanno ciac ciac”. E quando gli assegnarono di sintetizzare in una “breve” il processo a due fratelli gemelli accusati di avere ucciso la sorella, il suo incipit fu: “le camice sono bianche come le loro intenzioni”. Flaiano, per celia, chiudeva così: “E intanto Venezia muore”. Ghigliottina per il tramonto su Gerusalemme.

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