Meloni-Schlein, duello contro i rosiconi. Georgia, prove di democrazia illiberale
di Francesco MerloCaro Merlo, non crede che tutti quelli che nel duello Meloni-Schlein stanno denunciando regole violate siano solo “rosiconi” o perché, come Conte, si sentono esclusi o perché, come Floris, avrebbero voluto condurlo loro… Organizzino pure tutti i duelli che vogliono e dove vogliono, ma è una banalità democratica che il capo — anzi la capa — della destra e il capo — anzi la capa — della sinistra si legittimino a vicenda. E ovviamente nella tv pubblica, sinché c’è (e dove se non a “Porta a Porta”?).
Marta Morelli — Roma
È vero: contro tutti i rosiconi d’Italia Meloni e Schlein si sono scelte e legittimate. E state sicuri che lo scontro non avrà la forza selvaggia del duello mortale, ma la forza civile del duello vitale, proprio perché l’una ha bisogno dell’altra per terminare la costruzione di sé stessa. In quanto alle regole dell’informazione senza più regole, il faccia a faccia, il duello diretto tra la leader del governo e quella dell’opposizione dovrebbe essere un obbligo di sistema,…
Caro Merlo, non crede che tutti quelli che nel duello Meloni-Schlein stanno denunciando regole violate siano solo “rosiconi” o perché, come Conte, si sentono esclusi o perché, come Floris, avrebbero voluto condurlo loro… Organizzino pure tutti i duelli che vogliono e dove vogliono, ma è una banalità democratica che il capo — anzi la capa — della destra e il capo — anzi la capa — della sinistra si legittimino a vicenda. E ovviamente nella tv pubblica, sinché c’è (e dove se non a “Porta a Porta”?).
Marta Morelli — Roma
È vero: contro tutti i rosiconi d’Italia Meloni e Schlein si sono scelte e legittimate. E state sicuri che lo scontro non avrà la forza selvaggia del duello mortale, ma la forza civile del duello vitale, proprio perché l’una ha bisogno dell’altra per terminare la costruzione di sé stessa. In quanto alle regole dell’informazione senza più regole, il faccia a faccia, il duello diretto tra la leader del governo e quella dell’opposizione dovrebbe essere un obbligo di sistema, un dovere dei contendenti e un diritto degli italiani che assistono già con grande gusto alle gare di Sanremo, alle Olimpiadi e alle partite di calcio. Conte si rassegni, dunque: in questa Sanremo elettorale gli tocca di fare il ribelle che sbuffa, protesta, e sfotte perché non lo fanno cantare, come Morgan, come Piero Pelù.
Caro Merlo, come si fa a mostrarsi vicini ai manifestanti georgiani che chiedono al loro Paese di stare con l’Europa e sono aggrediti con i cannoni che, per ora, sparano bombe d’acqua?
Lisa Ventura — Bologna
Non lo so. Temo che non si andrà oltre la retorica della “vicinanza”, della “ferma condanna”, della “solidarietà al popolo georgiano”. La “legge russa” è stata approvata con 84 voti a favore e 30 contrari a conferma che il Parlamento è controllato dal Cremlino, e le ricordo che le elezioni furono certificate dagli osservatori dell’Osce e dell’Unione europea. Il veto alla legge russa, che verrà posto dalla presidente Salomé Zourabichvili, potrà essere aggirato legalmente. Insomma la Georgia rischia di diventare russa senza invasione militare, con i metodi, ormai sperimentati, della democrazia illiberale, di cui nell’Unione europea abbiamo l’esempio dell’Ungheria che, tout se tient, è filorussa.
Caro Merlo, ho sempre considerato il pentimento una resa e non mi sono mai pentito. Ma quando vedo Renzi e sodali votare con il centrodestra, addirittura “coprendo” i buchi dello stesso, ho un moto di ribrezzo e repulsione e tendo al pentimento. L’ho votato alle famose Europee e l’ho votato all’ancor più famoso referendum. All’epoca ricevetti molte mail, quasi tutte civilmente scritte, che mi mettevano in guardia. Non ho ascoltato. Che dire? Ho sbagliato e risbagliato. Sono pentito? No. Ma quanta fatica.
Piero Orrù
L’Italia è tutta un pentirsi, liberarsi di sé, trasformarsi per vivere o sopravvivere: fascisti pentiti, comunisti pentiti, terroristi pentiti, Vaffa pentiti e, venendo alla sua lettera, renziani pentiti. E quante volte s’è pentito (trasformato) Giuseppe Conte. C’è il finto pentito, il pentito che non si pente, il mentitore sincero. Apprezziamo i traditori, deridiamo i traditi (“cornuti!”) e abbiamo costruito l’epica di Buscetta. Ma tra le infinite varianti non è contemplata quella più ingenua e commovente: il pentimento vero.
Caro Merlo, ghigliottina per “generazione Z”?
Margherita Smeraldi — Venezia
Ghigliottina.