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La rivalutazione dei Ricchi e Poveri Meloni ci ripensa e non la spacca

I Ricchi e poveri (ansa)
Posta e risposta del 28 maggio 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, e rivalutare i Ricchi e Poveri? Che musica!

Salvatore Siddi - Pino d’Asti

Nell’Italia che ha definitivamente sostituito i romanzi di formazione con la canzone, Hemingway con Battisti, Bukowski con Vasco Rossi (o Califano), Calvino con De André, Montale con Dalla, Collodi con i Ricchi e poveri, Isabella Allende con Orietta Berti..., tornano a confrontarsi gli antichi modelli della detestabile sociologia della canzonetta: divertirsi e perdersi negli scacciapensieri della leggerezza, oppure divertirsi e perdersi nei minima moralia dell’ impegno? L’importante è cantare.

Caro Merlo, considero Renzi un leader carismatico e proponibile (ma della destra, non della sinistra) e gli rimprovero soprattutto il dietrofront sul referendum ("se perdo vado a casa", promise senza mantenere l’addio alla politica). Ha fatto scuola, tanto che anche la sua competitrice a destra, dopo aver puntato tutto sul referendum popolare sul premierato - "O la va o la spacca" - ha precisato: "Se perdo chi…

Caro Merlo, e rivalutare i Ricchi e Poveri? Che musica!

Salvatore Siddi - Pino d’Asti

Nell’Italia che ha definitivamente sostituito i romanzi di formazione con la canzone, Hemingway con Battisti, Bukowski con Vasco Rossi (o Califano), Calvino con De André, Montale con Dalla, Collodi con i Ricchi e poveri, Isabella Allende con Orietta Berti..., tornano a confrontarsi gli antichi modelli della detestabile sociologia della canzonetta: divertirsi e perdersi negli scacciapensieri della leggerezza, oppure divertirsi e perdersi nei minima moralia dell’ impegno? L’importante è cantare.

Caro Merlo, considero Renzi un leader carismatico e proponibile (ma della destra, non della sinistra) e gli rimprovero soprattutto il dietrofront sul referendum ("se perdo vado a casa", promise senza mantenere l’addio alla politica). Ha fatto scuola, tanto che anche la sua competitrice a destra, dopo aver puntato tutto sul referendum popolare sul premierato - "O la va o la spacca" - ha precisato: "Se perdo chi se ne frega, non mi dimetto". Ma allora "o la spacca" che significa? Poteva fermarsi a "o la va", no?

Luca Cardinalini - Marsciano (Perugia)

“Chi tocca le riforme muore” è la regola italiana che Giorgia Meloni sta provando a smontare. Solo a considerare la storia più recente, da Moro a Occhetto, da Cossiga a Mario Segni, da Craxi a D’Alema, da Bossi a Berlusconi, da Renzi a Grillo&Casaleggio, la riforma impossibile ha bruciato vite e carriere, sistemi maggioritari e illusioni bicamerali, presidenzialisti e federalismi, l’abolizione del senato e la web democrazia populista. Ma Giorgia Meloni sottovaluta soprattutto i referendum che sono sorprendenti e ad alto rischio. Fatti per rendere civili i contrasti irriducibili, diventano surrogati di guerre civili; indetti per unire, finiscono per dividere. E sempre pongono una domanda e ottengono una risposta obliqua. Mai gli italiani rispondono sui quesiti referendari, ma su un leader - sì o no a Renzi, a Berlusconi, a Craxi –, o su una Istituzione, come la Chiesa, che vinse con l’astensione il referendum sulla fecondazione assistita, o sul sindacato, o sul governo. Impaurita, Meloni gioca d’anticipo e cancella la sconfitta: “se non la va non la spacca”, se il risultato del referendum dovesse renderla fuori posto si incatenerebbe al suo posto.

Caro Merlo, da cattolica praticante sono stata molto contenta del cordoglio di papa Francesco e don Matteo per il suicidio del rettore Angeli. Ricordo ancora quando non si facevano funerali per i suicidi. Vorrei, però, che Papa Francesco e don Matteo si rendessero conto che c'è tanta gente che soffre troppo e non può decidere per il fine vita con l'anima in pace con la Chiesa.

Paola Pesaresi

Al primo posto c’è l'impiccagione, poi il lancio dalla finestra, la pistola, l'annegamento e l'avvelenamento. Anche la Chiesa ammette che ci vuole molto coraggio per uccidersi così.

Caro Merlo, ho provato a fare a Copilot, cioè all’intelligenza artificiale, una semplice domanda: “Qual è stato il primo film a luci rosse della storia?” Beh, sono stato duramente redarguito e invitato a cambiare argomento. Ho 66 anni e se avessi certi pruriti non mi rivolgerei a Copilot. Le sembra una cosa normale?

Roberto Rognoni - Conegliano (TV)

Per ora prevale la prudenza dei programmatori e dunque il moralismo artificiale, con i suoi paradossi. Ma presto l’intelligenza artificiale produrrà anche pornografia.

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