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Scrive Ayala: non esagerate con Falcone. Il nuovo mostro è il razzismo rivendicato

Palermo, 23 maggio: 32° anniversario della strage di Capaci (fotogramma)
Posta e risposta di sabato 1 giugno 2024
2 minuti di lettura

Caro Francesco, a integrazione della corretta intervista di Piero Grasso pubblicata venerdì 31 maggio, aggiungo, a proposito del pensiero di Giovanni Falcone sulla separazione delle carriere, quanto testualmente riportato a pagina 191 del volume “Giovanni Falcone. Interventi e proposte” pubblicato da Sansoni nel 1994. Asserisce Falcone che: «Il pubblico ministero deve avere un tipo di regolamentazione ordinamentale che sia differente rispetto a quella del giudice. NON NECESSARIAMENTE SEPARATA». Ecco perché indicarlo tra i sostenitori della separazione delle carriere mi pare piuttosto esagerato.

Giuseppe Ayala

Caro Giuseppe, grazie della testimonianza che è certamente rafforzata dalla memoria di una grande amicizia che, tra le tante millantate, è stata davvero vissuta, era anche divertita, ed è ben riassunta nella frase “per intenderci bastava uno sguardo”. Vedo che, sulla separazione delle carriere secondo Falcone, c’è un’accanita e paziente ricerca filologica che è contraddittoria pe…

Caro Francesco, a integrazione della corretta intervista di Piero Grasso pubblicata venerdì 31 maggio, aggiungo, a proposito del pensiero di Giovanni Falcone sulla separazione delle carriere, quanto testualmente riportato a pagina 191 del volume “Giovanni Falcone. Interventi e proposte” pubblicato da Sansoni nel 1994. Asserisce Falcone che: «Il pubblico ministero deve avere un tipo di regolamentazione ordinamentale che sia differente rispetto a quella del giudice. NON NECESSARIAMENTE SEPARATA». Ecco perché indicarlo tra i sostenitori della separazione delle carriere mi pare piuttosto esagerato.

Giuseppe Ayala

Caro Giuseppe, grazie della testimonianza che è certamente rafforzata dalla memoria di una grande amicizia che, tra le tante millantate, è stata davvero vissuta, era anche divertita, ed è ben riassunta nella frase “per intenderci bastava uno sguardo”. Vedo che, sulla separazione delle carriere secondo Falcone, c’è un’accanita e paziente ricerca filologica che è contraddittoria perché al servizio dei soliti due gruppi di fuoco contrapposti, che onorano il morto per uccidere il vivo. Non mi scandalizzo perché è il destino dei grandi d’Italia e neppure Eduardo riuscì a convincerci che “i fantasmi siamo noi”. Mi associo, perciò, all’ultima frase della tua lettera e alla forza della sua ironia: l’uso di Falcone “mi pare piuttosto esagerato”, un abuso.

Caro Merlo, il segretario provinciale della Lega di Mantova ha definito «negroide» un bimbo di colore ben sapendo che «accetta il rischio di essere frainteso». Ma non è possibile fraintendere il razzismo.

Fabrizio Cottura — Varallo Sesia (Vercelli)

Spia rivelatrice dell’antisemitismo diffuso, la cronaca registra anche le esplicite parole contro gli ebrei di Serena Bernabei (la Bernabei srl è un’azienda di liquori): «Fate schifo come popolo e come persone» e «chiamatemi antisemita, ne andrò fierissima». Il razzismo rivendicato, che ormai non si vergogna e non si camuffa, è il nuovo monstrum italiano.

Caro Merlo, “Boule de suif” capolavoro, me l’ha fatto leggere mio padre che amava molto Maupassant e anche le canzoni francesi da Trenet a Edith Piaf, canticchiava sempre, anche quando era prigioniero in Germania.

Attilia Giuliani

Boule de suif, in italiano Palla di sego o Pallina, è il racconto perfetto che li contiene tutti. Maupassant lo scrisse giovanissimo come esercitazione letteraria assegnatagli da Emile Zola e da Flaubert, che rimasero sbalorditi. Ogni volta che la letteratura e il cinema (Ombre rosse, Dieci piccoli indiani...) costringono un gruppo di persone a vivere un’emergenza in un ambiente chiuso — carrozza, aereo, prigione, isola, astronave… — è a Boule de Suif che, volenti o nolenti, si torna. In 35 pagine sono concentrati tutto il bene e tutto il male del mondo.

Caro “Merlov”, quante cose si imparano, in un giorno. Fino a stamattina per me Suslov era un attaccante del Verona, slovacco. Ora leggo dell’esistenza di un Suslov omonimo, russo, “falco”, consigliere di Putin, che vorrebbe «un’esplosione nucleare dimostrativa», da fare «anche in territorio russo». Un autobombardamento, insomma. Un’aquila, più che un falco. Bum.

Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)

Anche l’Italia ha le sue “aquile” putiniane che sfrontatamente capovolgono la realtà. Per loro i dottor Stranamore, le macchiette di guerra sono la Nato, l’Occidente e Zelensky, che nel febbraio 2022 hanno invaso la pacifica Russia.


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