Il Sud “babbìa” Salvini. Barbano, lezione di stile
di Francesco MerloCaro Merlo, mi è capitato per caso, venerdì pomeriggio, di assistere a uno spettacolo che non ho capito: in un teatro catanese gremito fino all’inverosimile, una folla — con i vestiti della domenica — ha partecipato giubilante al comizio di Salvini, con presentazione (e vendita) del suo libro. Sono io che, dopo aver trascorso metà della vita all’estero e al Nord d’Italia, non capisco più Catania, o la città si è trasformata in modo da confondere le coordinate di riferimento? Come si può applaudire chi promuove l’Autonomia differenziata e il Ponte sullo Stretto? Abbiamo dimenticato che siamo una Regione a statuto speciale, che viviamo nella terra di Colapesce, e che nello stretto dominano Scilla e Cariddi?
Caterina Carpinato — Università di Venezia
Cara professoressa Carpinato, più noi siciliani ce ne allontaniamo e più ci lambicchiamo il cervello sull’anima insulare, sui paradossi delle città più espugnate della storia, sull’arte della confusione, sul terremoto come carattere. Penso c…
Caro Merlo, mi è capitato per caso, venerdì pomeriggio, di assistere a uno spettacolo che non ho capito: in un teatro catanese gremito fino all’inverosimile, una folla — con i vestiti della domenica — ha partecipato giubilante al comizio di Salvini, con presentazione (e vendita) del suo libro. Sono io che, dopo aver trascorso metà della vita all’estero e al Nord d’Italia, non capisco più Catania, o la città si è trasformata in modo da confondere le coordinate di riferimento? Come si può applaudire chi promuove l’Autonomia differenziata e il Ponte sullo Stretto? Abbiamo dimenticato che siamo una Regione a statuto speciale, che viviamo nella terra di Colapesce, e che nello stretto dominano Scilla e Cariddi?
Caterina Carpinato — Università di Venezia
Cara professoressa Carpinato, più noi siciliani ce ne allontaniamo e più ci lambicchiamo il cervello sull’anima insulare, sui paradossi delle città più espugnate della storia, sull’arte della confusione, sul terremoto come carattere. Penso che in quel teatro leghista lei si sia smarrita perché ha ritrovato l’eternità del Sud come scenario naturale degli imbonitori, verso i quali a Catania viene esibito un misto di soggezione, sottomissione e fatalismo pur covando diffidenza e disprezzo. Mi creda, più bugiardi dei sondaggi ci sono solo i bagni di folla al Sud, e torno a citare il caso di Giuseppe Conte, “babbiato” dai palermitani che in piazza lo accolsero come il Messia del reddito di cittadinanza, e poi nell’urna lo bastonarono pesantemente, facendo precipitare i 5stelle dal 44 al 6 per cento. Capisco infine il suo affetto per le leggende di Colapesce e Scilla e Cariddi, ma non per l’autonomia a statuto speciale che ha prodotto un ceto parassitario che non ha uguali in Europa: “la casta con le sarde”. E il Ponte sullo Stretto, prima di andare a morire nelle mani di un pataccaro razzista, è stato il sogno della sinistra meridionalista, che coinvolse oltre ai grandi italiani anche i grandi ingegneri dell’epoca, da Nervi a Musmeci, da Montuori a De Miranda.
Caro Merlo, cogliendo lo spunto del vispo vino “Bruno” venduto da Trenitalia, visto che siamo in revisione della 104 che fornisce la nuova definizione della condizione di disabilità, perché lo Stato e le sue aziende non sostengono gli ormai ottimi prodotti vinicoli e agroalimentari delle molte cooperative sociali che fanno lavorare, in una reale prospettiva di inclusione, le persone con disabilità e varie fragilità?
Federica Polgrossi — Civitanova Marche
È vero, i prodotti del riscatto sociale, come i vini di San Patrignano per esempio, a volte prendono premi e conquistano il mercato di qualità, ma non i treni Frecciarossa.
Caro Merlo, Caltagirone licenzia Barbano dal “Messaggero”, dopo solo un mese di direzione. Le chiedo un commento.
Salvatore Siddi — Pino d’Asti
Posso solo dire che Alessandro Barbano è un grande giornalista moderato, liberale e indomabile, con un rispetto dei ruoli e uno stile di riservatezza che il suo editore non merita, ma che io non violerò.
Caro Merlo, dato che oltre agli “atti impuri” esistono anche le “esse impure”, vogliamo ghigliottinare il “minor spazio”? (“Repubblica”, 31 maggio, in risposta al lettore Sandro Sandri).
Enzo Rosso — Cefalù
No. La ghigliottina non tronca i troncamenti, neppure se fossero davvero errori, ma le frasi fatte, i tic lessicali, i luoghi comuni e qualche volta pure la pedanteria.