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Natisone, gli sciacalli e la tragedia. La demagogia tontolona dei decreti

Udine 4 Giugno 2024. Tragedia sul Natisone. Salme alla Casa Funeraria Mansutti. © Foto Petrussi 
Posta e risposta del 6 giugno 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, viviamo in una realtà in cui qualunque tragedia accada, dopo lo sgomento iniziale, il tema dominante è “di chi è la colpa”. Tre ragazzi per entusiasmo, imprudenza e incoscienza, tipici della gioventù, si sono trovati nel posto e nel momento sbagliato. Ora si indaga sui minuti trascorsi prima del tentativo di soccorso, avvenuto in condizioni proibitive.

Renato Mongiat — Besnate

È giusto accertare i fatti e dunque indagare anche sull’elicottero utilizzato per i soccorsi, sull’esposizione del divieto di balneazione e di pericolo, sul tempo che è passato dal primo allarme all’inutile arrivo dei soccorritori dei tre annegati…Ma il procuratore di Udine, Massimo Lia, che ha aperto l’indagine per omicidio colposo per la morte dei tre ragazzi travolti dalla piena del Natisone, ha già detto con forza che “esiste, in natura, anche la tragica fatalità”. Oggi, in Italia, ci vuole più coraggio a dire che non ci sono colpevoli. È infatti vero che, ad ogni tragedia, approfittando del male…

Caro Merlo, viviamo in una realtà in cui qualunque tragedia accada, dopo lo sgomento iniziale, il tema dominante è “di chi è la colpa”. Tre ragazzi per entusiasmo, imprudenza e incoscienza, tipici della gioventù, si sono trovati nel posto e nel momento sbagliato. Ora si indaga sui minuti trascorsi prima del tentativo di soccorso, avvenuto in condizioni proibitive.

Renato Mongiat — Besnate

È giusto accertare i fatti e dunque indagare anche sull’elicottero utilizzato per i soccorsi, sull’esposizione del divieto di balneazione e di pericolo, sul tempo che è passato dal primo allarme all’inutile arrivo dei soccorritori dei tre annegati…Ma il procuratore di Udine, Massimo Lia, che ha aperto l’indagine per omicidio colposo per la morte dei tre ragazzi travolti dalla piena del Natisone, ha già detto con forza che “esiste, in natura, anche la tragica fatalità”. Oggi, in Italia, ci vuole più coraggio a dire che non ci sono colpevoli. È infatti vero che, ad ogni tragedia, approfittando del malessere e dello smarrimento di tutti, gli sciacalli si avventano sempre su qualche “responsabile” da esporre alla rabbia collettiva come capro espiatorio. E sono troppi anche i cronisti che si muovono con il modulo prestampato della caccia al dettaglio più violento da ingrandire e al colpevole di turno da bruciare al rogo. E poi c’è l’uso delle immagini. Ho visto, sugli stessi tg, prima il terribile filmato, ripreso con i telefonini, del momento più tragico, quando la corrente trascinava via i tre ragazzi e poi la commovente protesta della madre di Patrizia Cormos, la signora Micaela, contro l’origine e l’abuso proprio di quelle immagini: “Tutti hanno fatto video ma nessuno li ha aiutati. Siamo presi per i video, per i like e per filmare tutto, ma non per salvare tre ragazzi giovanissimi”. La mamma di Patrizia ha ragione. Gli iphone corsari, che sono il nostro sesto senso, un nuovo istinto, un’ossessione, prevalgono ormai su tutto, anche sulla generosità e sulla commozione, sull’ingegnarsi a dare e a chiedere aiuto, sull’inventare e tentare soluzioni. E purtroppo le immagini crudeli e sciamannate che i Tg rubano e, nella fretta di mostrare, usano senza più il controllo attento della professione, non solo non danno senso al mondo ma anzi glielo tolgono.

Caro Merlo, sempre pronti a parlare di “giustizia a orologeria “, ma i “decreti”, la settimana prima delle elezioni, cosa sono?

Roger Celino — Brindisi

Sanità, immigrazione…: all’ultimo momento il programma politico è “a colori / pè sbarajà la vista a l’elettori”. Sono bombette puzzolenti di demagogia, con l’orologeria al contrario, perché il decreto dura “e sarà er ricordo d’una fregatura”.

Caro Merlo, “ne ho ben donde”, con facoltà di aggiungere un punto esclamativo. Ho bisogno che lei mi assicuri in via preventiva che non ghigliottinerà mai questa espressione; lei, certamente meglio di me saprà risalire all’origine di questo preziosismo (?) linguistico. Magari, se crede, può prenderlo come un gioco all’incontrario.

Giovanni Paolillo — Cascina (Pi)

Sarebbe ghigliottinabile “donde veniamo, chi siamo, dove andiamo?” perché, pur nobilissima d’origine, è la frase fatta del pensiero pomposo. Ma non c’è ragione di ghigliottinare “ne ho ben donde” e mi chiedo donde venga questa sua paura. Temo che lei abbia sviluppato un feticismo del “donde”, un culto, una specie di religione: “In principio era l’Avverbio”.

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