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Il razzismo “see lallero”. La cecità è letteratura

Giorgia meloni il 1 giugno ha chiuso la campagna elettorale (ansa)
Posta e risposta del 7 giugno 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, ho una prenotazione, ottenuta il 2 maggio, per l’operazione alla cataratta: 30 maggio 2025 nell’Ospedale di Vicenza dove, secondo Zaia, c’è la migliore sanità d’Italia e tra le migliori d’Europa. Dopo il decreto del Governo, la informerò se i tempi di attesa si modificheranno. Ho 75 anni e le prenotazioni ospedaliere danno un senso al mio futuro.

Egidio Pasetto — Vicenza

Non credo che la demagogia elettorale accorcerà questa sua lunga attesa, della quale il vanitoso Zaia dovrebbe vergognarsi.

Caro Merlo, credo che “poveri cristi, see” sveli il razzismo di Meloni. E però quel see è molto efficace.

Elena Morelli — Ivrea

Il “poveri cristi, see” rivela il peggio di Meloni, più dei discorsi, delle interviste, e persino delle smorfiette e delle mossettine che sono la sua fisiognomica più buffa ma più vera. E cominciamo con il fallo di reazione contro la protesta di Riccardo Magi, che le ha rubato la scena, contro quel radicale di pensiero e di azione che per lei è stato picchia…

Caro Merlo, ho una prenotazione, ottenuta il 2 maggio, per l’operazione alla cataratta: 30 maggio 2025 nell’Ospedale di Vicenza dove, secondo Zaia, c’è la migliore sanità d’Italia e tra le migliori d’Europa. Dopo il decreto del Governo, la informerò se i tempi di attesa si modificheranno. Ho 75 anni e le prenotazioni ospedaliere danno un senso al mio futuro.

Egidio Pasetto — Vicenza

Non credo che la demagogia elettorale accorcerà questa sua lunga attesa, della quale il vanitoso Zaia dovrebbe vergognarsi.

Caro Merlo, credo che “poveri cristi, see” sveli il razzismo di Meloni. E però quel see è molto efficace.

Elena Morelli — Ivrea

Il “poveri cristi, see” rivela il peggio di Meloni, più dei discorsi, delle interviste, e persino delle smorfiette e delle mossettine che sono la sua fisiognomica più buffa ma più vera. E cominciamo con il fallo di reazione contro la protesta di Riccardo Magi, che le ha rubato la scena, contro quel radicale di pensiero e di azione che per lei è stato picchiato, contro quel vincente che proprio lei è stata costretta a difendere. Ebbene, quel “see” o “seh” è l’interiezione d’assalto che esprime l’incredulità in quel romanesco che Giorgia usa per stanchezza, per stizza, per ristabilire la verità nella lingua madre: “così finemo alle tre”, “sto a morì”, “boni”. In Albania il “see” è suonato più selvaggio, al di là del pittoresco che, da quando la reginetta di Coattonia ha occupato il potere, è finito nelle tazze, nelle calze e nelle magliette: “se lallero”, “mai ‘na gioia”, “daje”, “me cojoni” (l’azienda si chiama “Rome is more”). Insomma, sopraffatta dal pannelliano Magi, la missina Meloni si è smarrita e si è rifugiata nella cuccia del sentimento, nella lingua dell’intimità associativa e fisiologica come spiegano Camilleri e De Mauro nel densissimo La lingua batte dove il dente duole, edito dal pugliese Laterza: “il dialetto — scrivono — è la lingua degli affetti, è confidenziale e familiare, e di una cosa esprime il sentimento mentre la lingua di quella stessa cosa esprime il concetto”. Ebbene il razzismo, che sta nel concetto di deportazione dei poveri Cristi, come sentimento è l’incontrollato brontolio contro gli immigrati neri che vorrebbero farla fessa con la storia della povertà e della disperazione: “see”. E dunque “poveri cristi, see” diventa il singulto dell’isteria contro la spazzatura umana che ingombra le strade e va deportata e rinchiusa lontano, in un campo di concentramento albanese, non perché ingombra ma perché se lo merita. Agghiacciante.

Caro Merlo, lei ha invitato un lettore che preferiva Patti Pravo a Maupassant a leggere “Boule de suif”. Provvederò presto. Ma mi lasci dire che “La terra dei ciechi” che, in risposta a una mia lettera ha definito il miglior racconto in tema di cecità, mi ha deluso profondamente. È un raccontino con l’happy end buono per il lettore non cieco. Continuo a preferire Cecità di Saramago e penso che un cieco, anche se dotato di alto grado di autonomia, ha bisogno ogni tanto dell’aiuto di un vedente, per cui preferisco ribaltare il famoso detto in “beati caeci in terra monoculorum”. E ora vado a leggere “Boule de suif”.

Paolo Di Nola — Castellammare di Stabia

Il paese dei ciechi di H. G. Wells spiega bene perché in un paese dove tutti sono ciechi la malattia diventa la vista. Ma lei dice che va bene per il lettore non cieco, e io mi fido ciecamente.

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