D-Day, le mani di Camilla e Zelensky. Al tennis si può vincere ”nonostante”
Caro Merlo, ho visto che la moglie di Macron ha cercato di afferrare la mano di Camilla, ma purtroppo il protocollo vieta alla regina d’Inghilterra queste intimità. Peccato. A me non è sembrata una gaffe e chissà quante donne, non solo in Europa, sono rimaste, come me, letteralmente incantate da quella mano francese che cercava la mano inglese, da quelle mani che non si sono trovate.
Elena Morelli — Ivrea
È vero, le mani, le benedette mani, che nessuno sa mai dove mettere, sono state protagoniste in Normandia di almeno due piccoli grandi episodi. E comincio con l’occasione mancata di Brigitte e Camilla. Sarebbe stata infatti un’arma di immagine potentissima l’eleganza di quelle due donne vestite di bianco e riprese di spalle, la Francia e l’Inghilterra. unite dalla grazia come ai tempi De Gaulle e di Churchill lo furono dalla forza. E invece purtroppo Brigitte Macron non è riuscita ad afferrare e stringere la mano di Camilla che, con discrezione ma con fermezza, non ha voluto darle la…
Caro Merlo, ho visto che la moglie di Macron ha cercato di afferrare la mano di Camilla, ma purtroppo il protocollo vieta alla regina d’Inghilterra queste intimità. Peccato. A me non è sembrata una gaffe e chissà quante donne, non solo in Europa, sono rimaste, come me, letteralmente incantate da quella mano francese che cercava la mano inglese, da quelle mani che non si sono trovate.
Elena Morelli — Ivrea
È vero, le mani, le benedette mani, che nessuno sa mai dove mettere, sono state protagoniste in Normandia di almeno due piccoli grandi episodi. E comincio con l’occasione mancata di Brigitte e Camilla. Sarebbe stata infatti un’arma di immagine potentissima l’eleganza di quelle due donne vestite di bianco e riprese di spalle, la Francia e l’Inghilterra. unite dalla grazia come ai tempi De Gaulle e di Churchill lo furono dalla forza. E invece purtroppo Brigitte Macron non è riuscita ad afferrare e stringere la mano di Camilla che, con discrezione ma con fermezza, non ha voluto darle la sua, e i giornali inglesi hanno scritto che “non poteva”, perché la regalità è fatta di regole e la regina non marca le distanze per spocchia ma perché è regina. C’è stato solo un contatto tra le dita e alle fine Brigitte si è rassegnata a lasciarla penzolare, “mano morta” si dice: il cerimoniale finisce sempre per parlare la lingua allusiva che, tra Francia e Inghilterra, è quella del detestarsi volendosi bene. Ma in Normandia sono state protagoniste anche le mani di Zelenksy e non perché ha ascoltato l’inno con la mano sul cuore e neppure perché è sfilato, mano nella mano, con la sua eroica moglie. Ma perché uno dei magnifichi vecchietti in carrozzella gli ha preso la mano per baciarla. Il presidente ucraino l’ha ritirata e ha provato lui a baciare quella dell’americano. Alla fine una mano destra, non si sa di chi, ha afferrato la destra dell’altro e poi ci hanno messo sopra anche la sinistra e dicevano, le quattro mani vibranti e serrate, tutto quello che c’è da dire su Kiev e la Normandia.
Caro Merlo, diciamocelo, quattro semifinalisti al Roland Garros (Open di Francia) è tutto “merito” del governo Meloni. La Repubblica dovrebbe finalmente ammettere i risultati eclatanti di questo governo.
Ludovico Abbagnale
Ammettiamolo: si vince “nonostante”.
Caro Merlo, desidererei che mi spiegasse perché essere contro qualsiasi forma di guerra, essere contro l’invio di qualsiasi arma, nella fattispecie all’Ucraina, dovrebbe voler dire di essere filo-russi?
Giampaolo Pazzaglia — Iglesias (Sud Sardegna).
L’invio di armi è necessario per arrivare alla pace, altrimenti si avrà solo una resa incondizionata all’aggressore russo che, vincente e impunito, sarà pronto a ricominciare altrove.
Caro Francesco Merlo, visto che parla di Boule de suif vorrei segnalare un altro capolavoro ispirato al racconto di Maupassant: Héloïse di Karen Blixen, (Vintereventyr/ Racconti d’inverno, 1942) scritto non a caso durante l’occupazione tedesca della Danimarca, e ambientato anch’esso in Francia nel 1871 durante la guerra Prussiano-Francese. Esistono due traduzioni in italiano, l’ultima a cura di Adriana Motti (Adelphi, Milano 1980). Nel racconto la protagonista vince la sfida coll’ufficiale tedesco, e riesce a liberare tutta la compagnia di viaggio.
Ole Meyer (già lettore di Danese all’Università di Firenze) København –Firenze
È il finale ottimista di Héloïse che li rende diversi.