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A Mimmo Lucano le terre del Sud La cozza e il riccio “si slinguano”

Mimmo Lucano (ansa)
Posta e risposta del 22 giugno 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, solo ora ci accorgiamo di Latina, della Piana del Fucino, della Capitanata di Foggia, della Puglia, della Calabria, e della Sicilia. Baracche infinite di lamiera, roventi d’estate e fredde d’inverno. Ce ne accorgiamo quando succedono tragedie da Paese incivile con quegli schiavi pagati 3 euro l’ora. Il ministro Lollobrigida non va a visitare le baraccopoli del Made in Italy? E sua moglie, come tante massaie italiane, non sa da dove vengono quei prodotti? Viva il Made in Italy, basta non sapere come.

Piero Orrù

La famiglia Meloni, che governa l’Italia, spaccia per vera la Puglia più falsa. Ma nel sud artefatto e ricostruito dei villaggi Potëmkin come Borgo Egnazia si consuma e non si produce il made in Italy. Dalle serre di Pachino alle fattorie del parmigiano reggiano la produzione agroalimentare è almeno per il 50 per cento affidata al lavoro degli immigrati. Il made in Italy avrebbe dunque bisogno di sostituire il razzismo, l’intolleranza alla povertà e la tracimazione r…

Caro Merlo, solo ora ci accorgiamo di Latina, della Piana del Fucino, della Capitanata di Foggia, della Puglia, della Calabria, e della Sicilia. Baracche infinite di lamiera, roventi d’estate e fredde d’inverno. Ce ne accorgiamo quando succedono tragedie da Paese incivile con quegli schiavi pagati 3 euro l’ora. Il ministro Lollobrigida non va a visitare le baraccopoli del Made in Italy? E sua moglie, come tante massaie italiane, non sa da dove vengono quei prodotti? Viva il Made in Italy, basta non sapere come.

Piero Orrù

La famiglia Meloni, che governa l’Italia, spaccia per vera la Puglia più falsa. Ma nel sud artefatto e ricostruito dei villaggi Potëmkin come Borgo Egnazia si consuma e non si produce il made in Italy. Dalle serre di Pachino alle fattorie del parmigiano reggiano la produzione agroalimentare è almeno per il 50 per cento affidata al lavoro degli immigrati. Il made in Italy avrebbe dunque bisogno di sostituire il razzismo, l’intolleranza alla povertà e la tracimazione rancorosa della finta generosità con una nuova accoglienza e una nuova politica di integrazione. Caro Orrù, bisognerebbe nominare Mimmo Lucano, che è di nuovo sindaco di Riace, commissario straordinario delle terre abbandonate del Sud, a partire dalle campagne desertificate della Calabria e della Sicilia. Ci vorrebbe un’altra riforma agraria per riprodurre cento, mille Riace e perfezionare quel modello economico che, prima di essere distrutto dalla malagiustizia della Calabria Saudita, aveva incantato il mondo ed era persino finito al Moma di New York, come il paese che era stato resuscitato dalla fiaba degli immigrati che arrivano dal mare: un modello virtuoso di made in Italy. Tutto il contrario della brutta Italia che stanno costruendo.

Caro Merlo per 15 giorni, sino a ieri, abbiamo girato la Sicilia, visitando i mercati del pesce, perché il nonno di mio marito Alistair era un pescatore di Trapani. Io sono medico di origine modenese, lui è professore universitario, viviamo in Pennsylvania e Repubblica è la nostra finestra sull’Italia. Le pescherie più belle sono la “chiazza” di Trapani dove legano con un filo di nylon la testa alla coda dei pesci, e Catania, dove ci hanno insegnato che la cozza e il riccio (che però non c’era) non vanno mangiati ma “slinguati”. È vero che non esiste pesce che non abbia un richiamo sessuale?

Laura Galli — State College, Pennsylvania

La cozza e il riccio, che a giugno è vietato, vanno platealmente slinguati crudi perché il mare in Sicilia è un abisso di allusioni. A Catania il polipo, u puppu, è l’omosessuale. E nelle pescherie è tutto un annusare, al confine tra profumo e fetore, con lo stesso naso di Casanova: “Più forte era la traspirazione di quella che amavo più a me sembrava soave”. Ed è così anche per la sarda e il baccalà, per il capone e per la zoccola, che è un magnifico crostaceo scuro, piccolo e brutto. E non ho spazio per elencare tutti i pesci che danno nome all’amore, da pizzusa a mìnula, la più provocante.

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