Greco e latino, tutti copiano. Sociologia e sociologismi
di Francesco MerloCaro Merlo, sono una docente di Liceo (fortunatamente non insegno Latino e Greco) alle prese con gli esami di maturità. Premesso che oggi in molte scuole superiori l’ora di lezione disciplinare è un breve intervallo tra numerose attività “varie ed eventuali” (ghigliottina!) che si svolgono rigorosamente in orario curricolare, le dico che spesso ascolto il “grido di dolore “dei colleghi di Lettere classiche che si lamentano dei loro allievi che non traducono ma “scaricano” le traduzioni online. Da “spifferi” so che in alcuni licei classici del circondario la traduzione di greco è stata passata sotto banco o “sopra banco” ai maturandi. Forse a Venezia i ragazzi hanno dovuto veramente tradurre autonomamente? Dio benedica la buonanima del mio docente di latino e greco che ci accolse 15enni sprovveduti al terzo anno con una sua composizione, una satira in latino con metro difficilissimo da tradurre, dal titolo Epicedium in miserum italum. Sottotitolo: non sum qui fueram.
Mariangela Ascione…
Caro Merlo, sono una docente di Liceo (fortunatamente non insegno Latino e Greco) alle prese con gli esami di maturità. Premesso che oggi in molte scuole superiori l’ora di lezione disciplinare è un breve intervallo tra numerose attività “varie ed eventuali” (ghigliottina!) che si svolgono rigorosamente in orario curricolare, le dico che spesso ascolto il “grido di dolore “dei colleghi di Lettere classiche che si lamentano dei loro allievi che non traducono ma “scaricano” le traduzioni online. Da “spifferi” so che in alcuni licei classici del circondario la traduzione di greco è stata passata sotto banco o “sopra banco” ai maturandi. Forse a Venezia i ragazzi hanno dovuto veramente tradurre autonomamente? Dio benedica la buonanima del mio docente di latino e greco che ci accolse 15enni sprovveduti al terzo anno con una sua composizione, una satira in latino con metro difficilissimo da tradurre, dal titolo Epicedium in miserum italum. Sottotitolo: non sum qui fueram.
Mariangela Ascione — Napoli
C’è un’ispezione ministeriale e vedremo com’è andata al Liceo Foscarini di Venezia dove sta anche emergendo un pasticcio di rancori e ripicche. Il suo racconto è inquietante perché ipotizza che la gran parte degli studenti italiani non traduca più, ma copi. Ai miei tempi giravano, pur proibitissimi, i traduttori Avia Pervia e Sormani e, per i verbi greci, il Pechenino. Qualcuno riusciva pure ad usarli, senza compromettere la serietà complessiva della scuola e degli esami. Anche allora c’erano professori — ci sono sempre stati — che biasimavano i tempi rimpiangendo quelli andati. Io non credo che contro le traduzioni scaricate dal web si possa solo o legare gli studenti alla sedia sotto il controllo del Var o, peggio, abolire le versioni e smantellare il liceo classico. In Francia, in Inghilterra e in Germania gli esami sono prove serie, severe e attendibili. E chi all’orale fa scena muta dovrebbe essere bocciato, anche se ha buone ragioni per protestare e un bottino di crediti di salvataggio.
Caro Merlo, ha ragione non bisogna confondere la cronaca con la sociologia. Ma i sociologi studiano, con metodi e tecniche di ricerca scientifici, i “fatti sociali”, anche i più cruenti. Bisognerebbe smascherare piuttosto le false spiegazioni sociologiche, chi si improvvisa scienziato sociale. Distinguere sociologia e sociologismo. So bene che può apparire una difesa corporativa perché sono un professore di sociologia, ma penso che la posta in gioco sia alta: riguarda il riconoscimento del sapere esperto e la qualità del dibattito pubblico.
Rocco Sciarrone — Università di Torino
La malattia infettiva è il sociologismo, certo. Non ho intenzione di criticare una categoria prestigiosa e bene attrezzata alla difesa. A volte, però, a leggere le interviste sulla cronaca nera, si può sospettare che di sociologismo siano affetti proprio i sociologi.
Caro Merlo, ricorriamo a una nuova esecuzione per il “raga” rivolto da Meloni ai due vicepresidenti?
Alessandro Cristiani — Modena
Non mi pare di avere già ghigliottinato “raga” e neppure “amo”.