Caro Merlo, dicono che le armi facili alimentano negli Stati Uniti la violenza politica, ma in Italia dove le armi mai sono state vendute al supermercato, la violenza politica c’è stata, eccome. E ora diamo lezioni all’America?
Cristina Nespoli — Monza
È vero, siamo diventati tutti maestri di non violenza, e impartiamo lezioni all’America, che era e resta il Paese della democrazia, dimenticando i nostri morti politici e la nostra politica di morte. Nel Paese più cattolico d’Europa, un’intera generazione di giovani formatisi nelle scuole cristiane e nelle sezioni del Pci si consegnò allo slogan “mai più senza fucile”. E, come d’incanto, quegli astratti furori divennero armi: molotov e spranghe, P38 e chiavi inglesi, teste rotte e una raffica al giorno a magistrati, giornalisti, poliziotti, sindacalisti, professori universitari, lotta armata, mitragliette e kalashnikov nel Paese dell’omicidio Moro, mentre le bombe fasciste esplodevano nelle stazioni e nelle piazze.
Caro Merlo, per Plat…
Caro Merlo, dicono che le armi facili alimentano negli Stati Uniti la violenza politica, ma in Italia dove le armi mai sono state vendute al supermercato, la violenza politica c’è stata, eccome. E ora diamo lezioni all’America?
Cristina Nespoli — Monza
È vero, siamo diventati tutti maestri di non violenza, e impartiamo lezioni all’America, che era e resta il Paese della democrazia, dimenticando i nostri morti politici e la nostra politica di morte. Nel Paese più cattolico d’Europa, un’intera generazione di giovani formatisi nelle scuole cristiane e nelle sezioni del Pci si consegnò allo slogan “mai più senza fucile”. E, come d’incanto, quegli astratti furori divennero armi: molotov e spranghe, P38 e chiavi inglesi, teste rotte e una raffica al giorno a magistrati, giornalisti, poliziotti, sindacalisti, professori universitari, lotta armata, mitragliette e kalashnikov nel Paese dell’omicidio Moro, mentre le bombe fasciste esplodevano nelle stazioni e nelle piazze.
Caro Merlo, per Platone il soma è sema della psyché: il corpo è tomba dell’anima. Ma è anche un corpo esposto in tutto il suo splendore durante le Olimpiadi — capaci addirittura di far tacere le guerre, a quei tempi...- come dono alla divinità. Il kaloskaagathos: il bello che è tutt’uno con il buono: l’’eroe, nella sua aretè, nell’attuazione virtuosa del proprio compito. Persino il corpo lacerato dell’eroe, per parafrasare il titolo del libro di Civiletti, esprime bellezza. Dove ritrovare tutto ciò di fronte all’attuale esibizione, a beneficio di media ed elettori, del corpo ferito del capo? Che scarsa credibilità ci trasmette tanto abuso di teatralità ? Dove sono finiti gli eroi belli buoni, virtuosi, veri?
Cristina Borin — Brescia
È vero, con l’esibizione del corpo ferito e la retorica del “l’ha scampata per un pelo” o “l’ha mancato per un pelo” per ora Trump ha lucrato legittimità e autorevolezza a favore dei propri vizi, delle proprie fobie, dei propri pregiudizi sul mondo.
Caro Merlo merita un brindisi il sigillo della pace con il Brasile. Dopo 24 anni di tensione per Cesare Battisti, rifugiato in Brasile, e Salvatore Cacciolla, latitante in Italia, sono state appianate le divergenze e la vista di Mattarella suggella un’amicizia che i due popoli non hanno mai rinnegato.
Carmine Meoli — Cautano (Bn)
Il presidente Mattarella ha ricordato con gratitudine i 25.000 soldati brasiliani che, con 477 morti e 3.000 feriti, contribuirono a liberare l’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Il loro ruolo, decisivo, smentì il pregiudizio d’epoca secondo il quale mai i brasiliani avrebbero partecipato alla guerra del mondo libero contro la tirannia: “è più facile — si diceva — che un cobra fumi la pipa”. Ebbene, pochi sanno che i brasiliani scelsero come loro simbolo un serpente che fumava la pipa. E quando arrivarono sulla linea gotica, “a cobra fumou”, un serpente fumò.
Caro Merlo, dopo essere stato incrinato, spezzato e infine infranto forse “il soffitto di cristallo” meriterebbe di essere pure ghigliottinato. Sarebbe un lodevole provvedimento mozzafiato (altra ghigliottina).
Roberto Curci — Trieste
E’ una delle metafore più abusate e più stupide. Ghigliottina.