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Il New York Times Potëmkin. E la banalità del “mare”

Una foto di scena della serie tv "L'amica geniale" diretta da Saverio Costanzo e tratta dal bestseller di Elena Ferrante 

 (ansa)

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Posta e risposta di giovedì 18 luglio 2024
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Caro Merlo, mi ha sorpreso la reazione, abbastanza fredda se non addirittura contraria, degli addetti ai lavori alla proclamazione del “New York Times” di “L’ amica geniale” di Elena Ferrante a miglior libro pubblicato negli ultimi venticinque anni negli Stati Uniti. È un libro che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, ma nonostante questo — o forse proprio per questo — i nostri critici arricciano il naso. Nemo propheta in patria?

Mauro Donati — Roma

Non ho visto nasi arricciati, ma molti entusiastici compiacimenti. L’amica geniale infatti è un best seller italiano prima che internazionale e forse è più venduto delle mozzarelle. Dai suoi quattro volumi sono state tratte quattro serie televisive Rai di grande successo. Ho visto solo le prime due, con la regia accurata del figlio d’arte Saverio Costanzo e la talentuosa recitazione spontanea delle due ragazze, Elisa Del Genio e Ludovica Nasti. Sono qualità inconsuete nelle solitamente imbarazzanti fiction italiane. E c’è pure l’…

Caro Merlo, mi ha sorpreso la reazione, abbastanza fredda se non addirittura contraria, degli addetti ai lavori alla proclamazione del “New York Times” di “L’ amica geniale” di Elena Ferrante a miglior libro pubblicato negli ultimi venticinque anni negli Stati Uniti. È un libro che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, ma nonostante questo — o forse proprio per questo — i nostri critici arricciano il naso. Nemo propheta in patria?

Mauro Donati — Roma

Non ho visto nasi arricciati, ma molti entusiastici compiacimenti. L’amica geniale infatti è un best seller italiano prima che internazionale e forse è più venduto delle mozzarelle. Dai suoi quattro volumi sono state tratte quattro serie televisive Rai di grande successo. Ho visto solo le prime due, con la regia accurata del figlio d’arte Saverio Costanzo e la talentuosa recitazione spontanea delle due ragazze, Elisa Del Genio e Ludovica Nasti. Sono qualità inconsuete nelle solitamente imbarazzanti fiction italiane. E c’è pure l’asciutta e sperimentata voce fuori campo di Alba Rohrwacher. Per una volta, dunque, la scrittrice Elena Ferrante è profeta, anzi profeticissima e persino profeticista in patria, al punto che, in un mondo senza mistero, da moltissimi anni viene recitato, con tante strizzatine d’occhi, il finto mistero del nom de plume. Ed è un rilancio del vecchio gioco, femminile nel secolo femminista, dello pseudonimo, da Neera a Liala, dalle mille scrittrici rosa a Sveva Casati Modigliani che nella vita si chiama Bice Cairati. Di banale c’è pure il Sud che piace agli americani e agli italiani del Nord. Scarpe rotte, fame, padri violenti, e in tv il dialetto sottotitolato come nella Terra Trema di Visconti. È un tardo dickensismo partenopeo: la banalità del “mare”. La Napolitudine, la presunta specialità di essere napoletani, non è una chimica del liquido seminale, ma un’identità di carta che scala le classifiche, il luogo comune delle emozioni e dei friarielli, del rione pittoresco e straccione, la letteratura dell’irredimibile che scalda le coscienze, ma con il buonismo, che è l’altra faccia di Gomorra. Tornando alla classifica del New York Times, non solo manca Hanya Yanagihara con Una vita come tante (Sellerio), che forse è il caso letterario del secolo, ma non ci sono neppure gli autori che fino a ieri il mondo considerava i migliori, per esempio Paul Auster, che nel nuovo secolo ha scritto almeno dieci romanzi, tra i quali i bellissimi Il libro delle illusioni nel 2002, Invisibile nel 2009 e Diario d’inverno nel 2012 (Einaudi) e persino manca Don DeLillo che ha scritto L’uomo che cade nel 2007, Zero K nel 2016, Il silenzio nel 2020 (Einaudi). Segnalo che al cinquantesimo posto c’è il formidabile Trust di Hernan Diaz (Feltrinelli). Io sposterei il non così geniale L’amica geniale nel già invidiabile cinquantesimo posto e come capolavoro incoronerei Trust. E poi con Paolo Villaggio griderei che questa classifica del New York Times è come la Corazzata Potëmkin.

Caro Merlo, da ghigliottinare: ghigliottina.

Giancarlo Borella

Non si può ghigliottinare la ghigliottina senza usare la ghigliottina.


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