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È una giostra il politicamente corretto. Firenze, mostruose indagini sul Mostro

Un sopralluogo della polizia scientifica a San Casciano in Val di Pesa (Firenze) (ansa)

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Posta e risposta di giovedì 1 agosto 2024
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Caro Merlo, il licenziamento del giornalista di Eurosport per la frase sessista (ohibò!) sulle donne che si truccano mi ha ricordato lo sketch di Raimondo Vianello che dopo aver osservato al bar una signora estrarre i trucchi dalla borsetta e iniziare a imbellettarsi (ghigliottina?), tira fuori pennello e rasoio e si fa la barba. Bob Ballard non è leggero come Vianello, ma quelli che preoccupano davvero sono i talebani del politicamente corretto.

Roberto Rognoni — Conegliano (Treviso)

Non è facile applicare il politicamente corretto alla risata, che di natura è scorretta e liberatrice, e neppure alla comicità garbata ma popolare di Vianello che non tollerava l’innesto del birignao. Voglio dire che anche il politicamente corretto è una giostra di umori dove contano molto il chi, il come, il dove e il quando. Al mercato di Catania la plebe non strologa di diritto e in curva sud non si può pretendere che il tifoso diventi laico. La battuta di Bob Ballard è indifendibile perché, in quella…

Caro Merlo, il licenziamento del giornalista di Eurosport per la frase sessista (ohibò!) sulle donne che si truccano mi ha ricordato lo sketch di Raimondo Vianello che dopo aver osservato al bar una signora estrarre i trucchi dalla borsetta e iniziare a imbellettarsi (ghigliottina?), tira fuori pennello e rasoio e si fa la barba. Bob Ballard non è leggero come Vianello, ma quelli che preoccupano davvero sono i talebani del politicamente corretto.

Roberto Rognoni — Conegliano (Treviso)

Non è facile applicare il politicamente corretto alla risata, che di natura è scorretta e liberatrice, e neppure alla comicità garbata ma popolare di Vianello che non tollerava l’innesto del birignao. Voglio dire che anche il politicamente corretto è una giostra di umori dove contano molto il chi, il come, il dove e il quando. Al mercato di Catania la plebe non strologa di diritto e in curva sud non si può pretendere che il tifoso diventi laico. La battuta di Bob Ballard è indifendibile perché, in quella telecronaca gioiosa, era desolatamente triste, fuori luogo e fuori tempo, stupida senza sfumature. Alla fine un talebano del politicamente scorretto ha provocato i talebani a lui uguali e contrari.

Caro Merlo, e se adottassimo il sistema elettorale venezuelano?

Luca Cardinalini — Roma

Non c’è bisogno, noi eleggiamo i peggiori senza brogli.

Caro Merlo, possibile che lei non riceva lettere sulla questione del Dna del Mostro di Firenze? Conosco una signora che dice di sapere chi è il vero Mostro…

Salvatore Siddi

Non c’è italiano adulto che non creda di conoscere la vera identità di un Mostro che ci fa compagnia dal 1974, anche se si sospetta che avesse già ucciso una coppia nel 1968, e chissà che il Mostro non sia figlio di passati Mostri e padre di futuri Mostri. Una sola cosa è certa: le indagini non si chiuderanno mai. Questo Mostro è infatti l’archetipo dei gialli irrisolti, l’idea platonica che ispira il rovesciamento di tutti i processi e riassume tutti i depistaggi e anche le nuove piste da battere (meglio d’estate, che è la stagione dei cattivi pensieri). C’è il Mostro di Firenze in Olindo e Rosa, in via Poma, nel rapimento di Emanuela Orlandi… e pure nel caso Moro, nei poteri forti, nella mafia italoamericana, nell’agenda di Borsellino, nella trattativa Stato mafia, in tutti i chissà d’Italia. Solo le indagini sul Mostro sono più mostruose del Mostro di Firenze.

Caro Merlo, Rai2. Quando “vinciamo” l’oro e viene suonato l’Inno, il telecronista parla di Inno d’Italia. Credo che per i più sia l’Inno di Mameli, non guasterebbe chiamarlo così.

Paolo Lelli

È l’inno della Repubblica e rappresenta, con il tricolore e il presidente, l’unità nazionale. È conosciuto come canto degli italiani, fratelli d’Italia, inno di Mameli, canto nazionale o inno d’Italia ed è cresciuto nel sentimento nazionale grazie all’allora presidente Ciampi che lo sottrasse alla retorica nazionalista e alle monumentali fanfarate e lo restituì a tutti gli italiani, tranne forse a lei, caro Lelli.


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