Caro Merlo, e la chiave d’oro farlocco al ministro Franceschini? Anche lui a sua insaputa?
Antonio Leonardi — Legnago (Verona)
Farlocco?
Caro Merlo, c’è una mirabile novella di Verga, che era apprezzata da Sciascia, intitolata appunto “La chiave d’oro”, ambientata nella Sicilia preunitaria. Qui la chiave d’oro non è restituita ed è più piccola.
Elisabetta Bonato
Il sindaco di Pompei si chiama Carmine Lo Sapio. È lui che regala ai ministri chiavi d’oro del valore di 15 mila euro. A Franceschini, nel 2022, parve una patacca; a Sangiuliano è sembrata d’oro zecchino. La chiave d’oro di Verga è il prezzo della corruzione di un giudice, la chiave di Pompei apre invece un forziere misterioso come nella favola dei fratelli Grimm. C’è dentro un magnifico pasticcio di storia conservata e di modernità sgangherata, maledettamente meridionale. Una cosa a Sangiuliano la dobbiamo: ci ha ricordato che Pompei è la vera capitale del Meridione, il mondo dove le cose non si consumano, crollano; non camb…
Caro Merlo, e la chiave d’oro farlocco al ministro Franceschini? Anche lui a sua insaputa?
Antonio Leonardi — Legnago (Verona)
Farlocco?
Caro Merlo, c’è una mirabile novella di Verga, che era apprezzata da Sciascia, intitolata appunto “La chiave d’oro”, ambientata nella Sicilia preunitaria. Qui la chiave d’oro non è restituita ed è più piccola.
Elisabetta Bonato
Il sindaco di Pompei si chiama Carmine Lo Sapio. È lui che regala ai ministri chiavi d’oro del valore di 15 mila euro. A Franceschini, nel 2022, parve una patacca; a Sangiuliano è sembrata d’oro zecchino. La chiave d’oro di Verga è il prezzo della corruzione di un giudice, la chiave di Pompei apre invece un forziere misterioso come nella favola dei fratelli Grimm. C’è dentro un magnifico pasticcio di storia conservata e di modernità sgangherata, maledettamente meridionale. Una cosa a Sangiuliano la dobbiamo: ci ha ricordato che Pompei è la vera capitale del Meridione, il mondo dove le cose non si consumano, crollano; non cambiano, crollano; non si evolvono, crollano.
Caro Merlo, ogni anno, a settembre/ ottobre, il Lambro e il Seveso allagano Milano: è davvero impossibile risolvere il problema? Forse sarà prima realizzato il ponte sullo Stretto di Messina.
Vito Pindozzi
Sono in costruzione le vasche di laminazione e il sindaco Sala ha detto che «per quanto riguarda il Seveso i tempi sono all’incirca di un anno e mezzo o due, mentre per quelle sul Lambro ci vorranno, realisticamente, cinque anni». Di sicuro prima del ponte sullo Stretto, il vecchio sogno della sinistra meridionalista, che la politica più fanfarona del mondo — Dc, Psi, il governo Prodi, Berlusconi, Monti, Renzi, e ora Salvini — è riuscita a far trasmigrare dall’ingegneria alla comicità.
Caro Merlo, avrà sicuramente un senso sapere se il ragazzo di Paderno ha dato 17 coltellate al fratello, 28 al padre e 34 alla madre (numeri a caso). Avrà un senso sapere che il ragazzo di origine maliana ha dato la prima coltellata a Sharon “ma la lama deve essere scivolata su una costola e quindi sono servite altre coltellate”. Ma, qual è il senso? E quale senso ha un giornalismo di questo genere?
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
Grazie alla qualità dei giornali italiani, la cronaca nera nel Dopoguerra è diventata letteratura, con Dino Buzzati, Orio Vergani, Tommaso Besozzi… Ed è giusto che la cronaca nera, che non è solo roba da stampa scandalistica, occupi anche le prime pagine dei quotidiani d’informazione responsabile, dei giornali-istituzione che sanno servire il pubblico con un controllo qualificato. Ma ci sono dei limiti che il giornalista non dovrebbe superare. E invece, in un crescendo che dura da troppi anni, anche i giornalisti più bravi ingrandiscono i dettagli, con morbosità e compiacimento. E il racconto del delitto diventa a sua volta delitto, la notizia dello stupro è lo stupro della notizia. Temo che sia ormai un veleno senza antidoto.