✕

Il no di Schlein non è Aventino. Quel colle rifugio degli ignoranti

Roma, 25 settembre: Elly Schlein 

Ascolta l'audio

Posta e risposta di domenica 29 settembre 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, rifiutare una poltrona in Rai fa crescere la leadership di Elly Schlein, ma l’Aventino non c’entra nulla, è un pessimo esempio storico, citato a sproposito anche, mi perdoni, da tanti giornalisti. In radio ho persino sentito che all’Onu chi aveva abbandonato l’aula mentre parlava Netanyahu aveva scelto l’Aventino. Secondo lei l’Aventino è il colle-rifugio degli ignoranti?

Giorgio Villano — Milano

Penso che “Aventino” sia una parola ubriaca del lessico politico alla quale si ricorre soprattutto per pigrizia. È un abusato espediente retorico, perfetto per la nostra ghigliottina, con il quale viene definito il negarsi, qualsiasi negarsi. È evidente che non partecipare alla lottizzazione della Rai e tirarsi fuori da una spartizione di poltrone spacciate per “presidio democratico” è un “no attivo” di Schlein, il contrario del “ritirarsi sull’Aventino”. Qui la parola Aventino serve dunque a delegittimare Schlein. Spesso, infatti, negarsi e ritirarsi sull’Aventino è stato spettac…

Caro Merlo, rifiutare una poltrona in Rai fa crescere la leadership di Elly Schlein, ma l’Aventino non c’entra nulla, è un pessimo esempio storico, citato a sproposito anche, mi perdoni, da tanti giornalisti. In radio ho persino sentito che all’Onu chi aveva abbandonato l’aula mentre parlava Netanyahu aveva scelto l’Aventino. Secondo lei l’Aventino è il colle-rifugio degli ignoranti?

Giorgio Villano — Milano

Penso che “Aventino” sia una parola ubriaca del lessico politico alla quale si ricorre soprattutto per pigrizia. È un abusato espediente retorico, perfetto per la nostra ghigliottina, con il quale viene definito il negarsi, qualsiasi negarsi. È evidente che non partecipare alla lottizzazione della Rai e tirarsi fuori da una spartizione di poltrone spacciate per “presidio democratico” è un “no attivo” di Schlein, il contrario del “ritirarsi sull’Aventino”. Qui la parola Aventino serve dunque a delegittimare Schlein. Spesso, infatti, negarsi e ritirarsi sull’Aventino è stato spettacolo di sdegno simulato, sino al significare l’opposto di sé. Così l’Aventino è diventato anche il rifugio del peggiore, una fuga per azzoppare la democrazia e non più per glorificarla.

Per esempio, nel 2013, Berlusconi da premier non partecipò alla seduta del “suo” Consiglio dei ministri che salvava con un decreto ad hoc la “sua” Retequattro: disse che si ritirava sull’Aventino della stanza accanto, lasciando la “sua” sedia vuota, incolpevolmente ignaro che anche Luciano Liggio preferiva ritirarsi sull’Aventino di una camera vicina a comporre poesie bucoliche per dare ai picciotti la libertà di eseguire le sue sentenze di morte. Al suo posto lasciava una sedia vuota e, sul tavolo, la lupara. E, ancora Berlusconi, con una telefonata in diretta, ordinò a Iva Zanicchi di abbandonare la trasmissione di Gad Lerner definita “postribolo” e “di ritirarsi sull’Aventino”.

Come si vede, è una parola che l’abuso ha infiammato da quando gli oppositori di Mussolini decisero di non partecipare ai lavori della Camera per delegittimarla sul piano morale. Gli squadristi avevano assassinato Matteotti, Gramsci era già perseguitato, il fascismo al governo stava diventando regime. E tuttavia quel negarsi fu un errore storico, ispirato dal liberale Amendola e avallato per disciplina di partito da De Gasperi che pure inizialmente si era opposto. Gobetti e Gramsci lo bollarono come una resa al fascismo. E fu chiamato Aventino non perché davvero gli antifascisti si trasferirono su quel colle, dove nessuno di loro mise piede, ma per il “precedente” storico dei seguaci di Caio Gracco che sull’Aventino si erano fisicamente ritirati duemila anni prima perché il Senato ne aveva respinto le proposte di legge.

Alla fine, caro Villano, c’è tanta muffa sull’Aventino. Ma lei ha ragione, l’ignoranza conforta la pigrizia. Ricordo bene che, interrogati a bruciapelo, credo dalle Iene, gli asini grillini e lo stesso Di Pietro risposero che sì, su quel colle di Roma si erano fisicamente rifugiati gli antifascisti. Altro che ghigliottina, bisognerebbe stabilire per legge che i colli di Roma sono sei.


Leggi i commenti