Caro Francesco Merlo, al “Grande Fratello” sono andate in onda le condoglianze anticipate. Una opinionista ha chiesto di dare l’estremo saluto alla ex suocera che, non ancora morta, le sembrava più di là che di qua. «Se ne andrà in queste ore» diceva, e preferiva rimanere al GF anziché al capezzale della moritura. Signorini le ha chiesto: «Come si chiamava?». «Laura». «Ciao Laura». Sorrisi, applausi. Sipario.
Giuliano Guida Bardi — Cagliari
«Ammazzala, quant’è lunga st’agonia», diceva Ettore Petrolini che, da vivo, dava per morto se stesso, chiamava la propria malattia di cuore «la signora Angina» e al prete che gli si avvicinò con l’olio santo: «Adesso sì che sono fritto». Ma era un modello di comicità macabra mentre quello del Grande Fratello è un modello di idiozia macabra, il peggio del grottesco televisivo fatto di moine, di mossette e di musetti, una falsa incontinenza di emozioni con piccoli gemiti e singhiozzi trattenuti, lacrime furtive e subito sorrisi di risarcimento perché…
Caro Francesco Merlo, al “Grande Fratello” sono andate in onda le condoglianze anticipate. Una opinionista ha chiesto di dare l’estremo saluto alla ex suocera che, non ancora morta, le sembrava più di là che di qua. «Se ne andrà in queste ore» diceva, e preferiva rimanere al GF anziché al capezzale della moritura. Signorini le ha chiesto: «Come si chiamava?». «Laura». «Ciao Laura». Sorrisi, applausi. Sipario.
Giuliano Guida Bardi — Cagliari
«Ammazzala, quant’è lunga st’agonia», diceva Ettore Petrolini che, da vivo, dava per morto se stesso, chiamava la propria malattia di cuore «la signora Angina» e al prete che gli si avvicinò con l’olio santo: «Adesso sì che sono fritto». Ma era un modello di comicità macabra mentre quello del Grande Fratello è un modello di idiozia macabra, il peggio del grottesco televisivo fatto di moine, di mossette e di musetti, una falsa incontinenza di emozioni con piccoli gemiti e singhiozzi trattenuti, lacrime furtive e subito sorrisi di risarcimento perché “al pubblico piace chi piange e mai chi si compiange”. La regia è di Alfonso Signorini che — ricordate? — pubblicava le foto in panza e braghe di chi parlava male di Berlusconi, che invece era ritratto come un re. Con lui, in Italia, anche il gossip è diventato un trucco politico ed è stato addomesticato pure il retroscena. Non c’è da meravigliarsi dunque, caro Giuliano, per quelle che felicemente definisci “le condoglianze anticipate”, il seppellimento della viva. Nello sfatto melodramma del Grande Fratello, con questo Signorini tutto preso e compreso dal lutto imminente, persino la morte altrui è una patacca, una pantomima da sciacalletti dell’audience, iettatori con la patente di Pirandello e di Totò.
Caro Merlo, la vittoria in Austria di Kickl pone una domanda a tutti: sino a quando si potrà alzare “un muro democratico” contro l’onda nera, l’avanzata dell’estrema destra in Europa? Si può permettere a neonazisti e fascisti di arrivare al potere, pur con libere elezioni? E nell’ipotesi di vittorie nazifasciste anche in Germania, cosa dovremmo fare?
Giulia Acciarito — Roma
Pur senza sottovalutare il futuro di quella che lei chiama “l’onda nera”, non mi convincono e non mi appassionano le ipotesi apocalittiche, tanto più che l’Europa di oggi non è quella degli anni Venti e degli anni Trenta. E tuttavia se fossi un austriaco — popolare, socialdemocratico, liberale o verde — approverei una grande alleanza democratica per isolare gli estremisti, fermarli e, con un buon governo e una politica intelligente, impedire loro di crescere ancora. Se invece, in preda alla paura, alcuni dei partiti democratici lasciassero governare i neonazisti, alleandosi con loro per cambiarli e ridimensionarli, commetterebbero lo stesso errore che portò alle dittature di Mussolini e di Hitler.
Caro Merlo, ho subito pensato a lei quando ho letto sul menù “cannoli rivisitati” e “cassata scomposta”.
Luigina Grassi — Palermo
Ghigliottina.