Caro Merlo, probabilmente l’accostamento è azzardato o figlio dello sgomento, ma io vedo un nesso tra i migranti deportati in Albania dal nostro governo e il sentimento antiebraico, se non proprio antisemita, che si sta levando da più parti nel nostro strambo Paese. Di fondo, c’è solo una rinnovata ferocia che si sfoga su capri espiatori. Sempre più mi sembra che questo tempo possa individuarsi in “Cecità” di Saramago, una “cecità” del cuore che rende impossibile qualsiasi dialogo costruttivo.
Luigi Guida — Barletta
Ha ragione, l’odio contro gli immigrati e quello contro Israele e gli ebrei sono connessi anche se non si somigliano. Insieme compongono il razzismo della nostra epoca.
Caro Merlo, un suo collega le rimprovera di avere postdatato al 2006 la canzone degli Skiantos “Sono un ribelle mamma”. L’errore è troppo grosso per essere un errore.
Lorella Lisi — Bologna
E infatti ho l’età e il gusto per gli Skiantos, che ascoltavo con piacere quando la Bologna del 1977 acchiappava il m…
Caro Merlo, probabilmente l’accostamento è azzardato o figlio dello sgomento, ma io vedo un nesso tra i migranti deportati in Albania dal nostro governo e il sentimento antiebraico, se non proprio antisemita, che si sta levando da più parti nel nostro strambo Paese. Di fondo, c’è solo una rinnovata ferocia che si sfoga su capri espiatori. Sempre più mi sembra che questo tempo possa individuarsi in “Cecità” di Saramago, una “cecità” del cuore che rende impossibile qualsiasi dialogo costruttivo.
Luigi Guida — Barletta
Ha ragione, l’odio contro gli immigrati e quello contro Israele e gli ebrei sono connessi anche se non si somigliano. Insieme compongono il razzismo della nostra epoca.
Caro Merlo, un suo collega le rimprovera di avere postdatato al 2006 la canzone degli Skiantos “Sono un ribelle mamma”. L’errore è troppo grosso per essere un errore.
Lorella Lisi — Bologna
E infatti ho l’età e il gusto per gli Skiantos, che ascoltavo con piacere quando la Bologna del 1977 acchiappava il mondo, come ha raccontato, meglio di tutti, Giampiero Mughini nel suo bellissimo Il Muggenheim. Quel che resta di una vita (Bompiani, 2022).
Caro Merlo, come voteranno i figuranti-pubblico di “Dimartedì”? Applaudono tutti, chi dice bianco e chi dice nero, chi dice pace e chi dice guerra. All’unisono. Se pagati, fanno ancora più tenerezza. E chissà per chi voterà il suggeritore di studio.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
Immagino che siano comparse pagate con gettoni trasversali. I plaudenti sono così abituati allo stimolo del segnale luminoso che applaudono dovunque, per strada, in chiesa, a tavola, in aereo, ai funerali, e a volte persino in una conversazione, muovendo appena le mani per mimare il clap clap. Umberto Eco chiamava “i Bonga” questo popolo primitivo di derivazione televisiva. E però, alla fine, nei talk show dove la politica è un’infezione contagiosa, questi applausi falsi sono una boccata d’aria. Stemperano le esibizioni di estremismo, le violenze dei comizi, le boccacce e la cagnara. Così platealmente recitati e scroscianti, a Dimartedì suonano persino ironici, come applausi di consolazione.
Caro Merlo, giudichi lei se sono sulla buona strada per adeguare il mio lessico ai nuovi stilemi giuli-ni: “Nel vorticare sidereo negli abissi della storia di forme comunicative impellenti, il noumeno della società si disvela nel ciclo vichiano, che meglio di tutto si presta ad interpretare il senso escatologico del quotidiano, a cui non potendo sottrarci, con spirto guerriero dobbiamo opporci come il pelide Achille sulle sponde troiane, finché si leveranno inni di zufoli a salutare il novo ordo secolorum!”.
Dario Piquè — Genova
Lei è sulla buona strada per adeguarsi a Giuli, ma prima deve studiare esoterismo, pitagorismo, martinismo papusiano e soprattutto il linguaggio massonico di Arturo Righini, le sue equazioni diofantee quadratiche e quella sua matematica dove mai uno più uno fa due.