Caro Merlo, visto che nella tua vivace rubrica si respira ancora giornalismo, ti chiedo: non meritava approfondimenti e inchieste l’uccisione di un ladro italiano da parte di due tabaccai cinesi a Milano? Sono due di quei cinesi che hanno rilevato decine di esercizi ritenuti non più redditizi da noi indigeni e che loro stranieri tengono in vita con un impegno che abbiamo ormai dimenticato. Senza cadere nelle banali generalizzazioni o nei sociologismi da “ghigliottinare”, questi ruoli che si invertono non meritano bei racconti da cronisti?
Raffaele Leone — Milano
Caro Leone, tu che hai diretto giornali, capisci bene quanto servirebbe sapere cosa pensano i cinesi cittadini di Milano che si sentono taglieggiati dalla piccola criminalità italiana.
Caro Merlo, c’è il caso della ragazza nigeriana di 28 anni, madre di un bimbo di 2, che a Catania ha rischiato la vita per salvare un uomo travolto dalla corrente, mentre altri stavano a guardare. Il video andrebbe proiettato nelle sale e nelle…
Caro Merlo, visto che nella tua vivace rubrica si respira ancora giornalismo, ti chiedo: non meritava approfondimenti e inchieste l’uccisione di un ladro italiano da parte di due tabaccai cinesi a Milano? Sono due di quei cinesi che hanno rilevato decine di esercizi ritenuti non più redditizi da noi indigeni e che loro stranieri tengono in vita con un impegno che abbiamo ormai dimenticato. Senza cadere nelle banali generalizzazioni o nei sociologismi da “ghigliottinare”, questi ruoli che si invertono non meritano bei racconti da cronisti?
Raffaele Leone — Milano
Caro Leone, tu che hai diretto giornali, capisci bene quanto servirebbe sapere cosa pensano i cinesi cittadini di Milano che si sentono taglieggiati dalla piccola criminalità italiana.
Caro Merlo, c’è il caso della ragazza nigeriana di 28 anni, madre di un bimbo di 2, che a Catania ha rischiato la vita per salvare un uomo travolto dalla corrente, mentre altri stavano a guardare. Il video andrebbe proiettato nelle sale e nelle scuole. Sono questi i barbari da cui Salvini ci vuole difendere?
Antonino Pezzino — Università di Catania
Il video di rara intensità mostra la giovane immigrata nigeriana Angela Isaac che viene fuori dal bar dove lavora e, affrontando la violenza dell’acqua lungo la ripida discesa di via Etnea, afferra e porta in salvo l’uomo, un rider italiano che, sbalzato dalla moto, era inesorabilmente trascinato dal “fiume”. Non credo che le virtù civili di Angela siano le virtù di tutti gli immigrati, ma non so quanto della sua generosità e del suo coraggio siano dovuti al colore della pelle e alla sua condizione di immigrata integrata in una Sicilia che è, come la sua Nigeria, marginalità e terra povera da cui scappare: pregiudizi, sottosviluppo, bellezza e libertà. Si sa che un meridionale è già indistintamente nigeriano, egiziano, senegalese… e, come Totò, turco napoletano: “Io sono ottomano. Tu ne vedi due, ma io ne ho altre sei”. A Napoli Pino Daniele cantava e si sentiva Nero a metà “pecché so nato ccà”. In Sicilia si dice niuru ccu niuru non tingi, il nero non colora il nero, perché i simili solidarizzano e appunto nel Meridione indiavolato non è di etnia che si compone l’identità degli uomini.
Caro Merlo, perché Salvini dice, al plurale, che “non ci mancherà” l’immigrato maliano ucciso a Verona dopo avere tentato di colpire un poliziotto? Lo stesso poliziotto, dopo lo sparo, ha cercato di rianimarlo per salvargli la vita. Solo Salvini non riesce a far parte della civiltà e dello stato di diritto.
Fabrizio Cottura
Salvini, Meloni, e i loro giornali pensano che tutti gli immigrati siano responsabili dei delitti commessi da ogni singolo immigrato, da quel maliano, per esempio. È questo il razzismo, quando nell’immigrazione non distinguiamo le persone, ma le percepiamo come una massa indistinta, senza nessuna differenza, direbbe San Paolo, tra “vasi d’ira” e “vasi di misericordia”, tra buoni e cattivi, tra innocenti e colpevoli.