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Report, il solo scoop è la ferita. Libere offese in democrazia

Un frame della puntata di Report di domenica 27 ottobre (ansa)

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Posta e risposta di martedì 29 ottobre 2024
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Caro Merlo, sapevamo che, durante una lite, la signora Boccia aveva preso a zoccolate il suo Sangiuliano, ma le pare che mostrare in tv la foto della ferita sulla testa dell’ex ministro sia uno scoop di cui il giornalismo di inchiesta, com’è quello di “Report”, possa andar fiero? Per me è cattivo gusto. Hanno violato la privacy? Lei l’avrebbe pubblicata?

Giulia Acciarito — Roma

L’avrei certamente pubblicata. Report non ha violato nessuna privacy e non si è attardato con pruderie sul numero dei punti, la profondità del taglio, il sangue versato… La foto della ferita è un importante documento, non solo processuale, per capire cos’è successo. In quale pronto soccorso è stata medicata la ferita (non sembra il frutto di una “zoccolata”) e cosa ha detto il ministro al medico e ai poliziotti della scorta che avevano il dovere di fare un rapporto? Chi ha fotografato la ferita e quando? Non sappiamo se a ferirlo sia stata davvero Maria Rosaria Boccia con una violenza che poco si accorderebbe c…

Caro Merlo, sapevamo che, durante una lite, la signora Boccia aveva preso a zoccolate il suo Sangiuliano, ma le pare che mostrare in tv la foto della ferita sulla testa dell’ex ministro sia uno scoop di cui il giornalismo di inchiesta, com’è quello di “Report”, possa andar fiero? Per me è cattivo gusto. Hanno violato la privacy? Lei l’avrebbe pubblicata?

Giulia Acciarito — Roma

L’avrei certamente pubblicata. Report non ha violato nessuna privacy e non si è attardato con pruderie sul numero dei punti, la profondità del taglio, il sangue versato… La foto della ferita è un importante documento, non solo processuale, per capire cos’è successo. In quale pronto soccorso è stata medicata la ferita (non sembra il frutto di una “zoccolata”) e cosa ha detto il ministro al medico e ai poliziotti della scorta che avevano il dovere di fare un rapporto? Chi ha fotografato la ferita e quando? Non sappiamo se a ferirlo sia stata davvero Maria Rosaria Boccia con una violenza che poco si accorderebbe con l’immagine di intellettuale competente e musa ispiratrice che offre di sé stessa. Di sicuro, Boccia ha una sua versione che, con la nota sapienza mediatica, farà conoscere, prima che agli inquirenti, in qualche altra puntata del feuilleton televisivo. Dunque Report è in coerenza con il giornalismo d’inchiesta al quale è devoto. Aggiungo, però, che non ho visto nessuna di quelle rivelazioni che Ranucci aveva annunziato per tutta la settimana con i suoi “pizzini” sensazionalistici, non sul caso Sangiuliano-Boccia, ma sul caso Giuli. Persino io, che guardo poco la tv, alle 21.30 di domenica ero lì. Mi è sembrato un brutto flop, tranne appunto quella ferita

Caro Merlo, le parole hanno un peso, lo sappiamo. “Pederasta” e “infame” riportano indietro il Paese di un secolo. Alcune parole feriscono, altre occultano, come la putiniana “operazione militare speciale”. Altre contraddistinguono il potere e, non a caso, sono stati studiati i discorsi di Mussolini e Hitler. Anche Trump è stato oggetto di analisi linguistica, come nel libro di Bérengère Viennot “La lingua di Trump” (Einaudi, 2019). Chissà perché le parole che offendono, manipolano e disinformano sono caratteristiche dei regimi totalitari. Forse perché le democrazie usano le parole — dovrebbero farlo — per sviluppare il senso civico dei cittadini.

Andrea Castiello d’Antonio — psicologo — Roma

Credo, invece, che offendersi a parole, apertamente, sia più coerente con la libertà della democrazia, e che colpire in silenzio (e alla schiena) sia più connaturato all’oppressione dei regimi autoritari. È sicuramente la democrazia che permette a Trump di offendere, sino a usare la democrazia contro la democrazia: “Democracy Dies in Darkness”.

Caro Merlo, “apriti cielo” ha già avuto la (s)fortuna di subire la ghigliottina?

Marco Montagna — Bevilacqua (Verona)

Non è un abusato tic linguistico, ma un’antica, efficace, elegante esclamazione. Ghigliottina negata.


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