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Fontana di Trevi, pagare due volte. L’autobotte è il simbolo della Sicilia

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Posta e risposta di mercoledì 6 novembre 2024
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Caro Merlo, è stato troppo severo con il sindaco Gualtieri a proposito della piscinetta di Fontana di Trevi. Non certo per avidità è venuta fuori questa idea apparentemente balzana, anche perché il ricavato della raccolta di monete va alla Caritas. La ragione è che il lancio non si è fermato davanti alla fontana vuota e transennata, con il risultato che le monete finivano dappertutto e dovevano essere raccolte, ma l’operazione diventava faticosa. Da qui l’idea di un bersaglio, un simulacro se vuole, a questo antico rito pagano.

Francesco de Falco — Roma

La piscina della carità al posto della vasca della Fontana di Trevi sembra una delle invenzioni scenografiche di Strehler per l’Opera da Tre soldi di Brecht. Penso che a fermare, per qualche giorno, il lancio che lei descrive come un bombardamento, basterebbe la contraerea di un cartello e di un simpatico pizzardone, che in una piazza romana fa già turismo. Io, per la verità, avevo evocato l’avidità, con ironia, non tanto per questa br…

Caro Merlo, è stato troppo severo con il sindaco Gualtieri a proposito della piscinetta di Fontana di Trevi. Non certo per avidità è venuta fuori questa idea apparentemente balzana, anche perché il ricavato della raccolta di monete va alla Caritas. La ragione è che il lancio non si è fermato davanti alla fontana vuota e transennata, con il risultato che le monete finivano dappertutto e dovevano essere raccolte, ma l’operazione diventava faticosa. Da qui l’idea di un bersaglio, un simulacro se vuole, a questo antico rito pagano.

Francesco de Falco — Roma

La piscina della carità al posto della vasca della Fontana di Trevi sembra una delle invenzioni scenografiche di Strehler per l’Opera da Tre soldi di Brecht. Penso che a fermare, per qualche giorno, il lancio che lei descrive come un bombardamento, basterebbe la contraerea di un cartello e di un simpatico pizzardone, che in una piazza romana fa già turismo. Io, per la verità, avevo evocato l’avidità, con ironia, non tanto per questa brutta piscina che l’elemosina non può certo riscattare, ma per il biglietto che presto costringerà il turista all’esperienza, unica al mondo, di pagare per pagare, comprare con una moneta il permesso di lanciare un’altra moneta. (E capisco la foga, ma “l’antico rito pagano” mi pare una Wikipedia de noantri per una fontana papale settecentesca).

Caro Merlo, leggo su “Repubblica Palermo” che in Sicilia alcuni Comuni della provincia di Enna, per fronteggiare la crisi idrica causata dal prosciugamento della diga Ancipa, “hanno chiesto preventivi ai privati: si arriva anche a 600 euro ad autobotte”. I sindaci non sanno che tutte le acque, a eccezione di quelle piovane, appartengono allo Stato, fanno parte del demanio pubblico e non si può (non si potrebbe: in Sicilia il condizionale è d’obbligo) lucrare sulla “vendita” né sul trasporto?

Giuseppe Valenti — Piazza Armerina (Enna)

Non è più la Trinacria il simbolo della Sicilia, ma l’autobotte con la sua proboscide che succhia e che sputa. Ancora non sventola sulle bandiere, ma la si incontra dovunque, nelle più sperdute vanedde e in autostrada, dentro i cortili e davanti agli hotel a 5 stelle. Il simbolo è antico, quanto il mercato selvaggio dell’acqua che rese selvaggia la legalità, ma è anche moderno come la professione dell’emergenza. La siccità, come la mafia, produce infatti speciali competenze con il compito di dissetare l’isola, commissari straordinari, domatori di fiumi e dissalatori di mari, misteriose trattative Stato-autobotti, una retorica e un’aneddotica sui “professionisti dell’antisete” che presto creeranno la “Superprocura antiautobotte”.

Caro Francesco, so che non ghigliottina volentieri gli inglesismi, però l’abusato comfort food non si può sentire. Che facciamo?

Sara Prando

Ghigliottiniamo.

Caro Merlo, alla suocera ottantaduenne il fornitore del gas ha detto: «Si interfacci con noi».

Francesco D’Ettorre — Parma

Superlavoro per l’anziano boia: ghigliottina.


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