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Che gran re raccontato da Visetti. Guerri, il fascismo è disperazione

Il re Felipe con la moglie Letizia in visita agli alluvionati 

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Posta e risposta del 5 novembre 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, il bellissimo articolo di Giampaolo Visetti mi ha commossa quando ha raccontato di re Felipe che, con il fango sul viso, è rimasto impassibile in mezzo alla folla arrabbiata, non è scappato come Sánchez e Mazòn e ha chiesto alla guardia del corpo di chiudere l’ombrello. “Signora non è contro lei”, ha detto una donna alla regina Letizia che piangeva. Perché ci sono andati?

Mariangela Dotti — Milano

Per Felipe e Letizia, per Sánchez e per il pessimo governatore Mazón (anche la Spagna è un Paese senza dimissioni) era un dovere andare a Paiporta, ma non capisco la spudorata demagogia che li ha portati in passerella, senza cordoni di protezione, in mezzo alla folla giustamente infuriata. È vero che sono diverse le responsabilità, sia nella sottovalutazione dei fenomeni climatici sia nei ritardi e nelle inadeguatezze dei soccorsi, ma cosa si aspettavano gli uomini dello Stato da una folla in lutto che lo Stato non aveva saputo proteggere e aiutare? E com’è possibile che il premi…

Caro Merlo, il bellissimo articolo di Giampaolo Visetti mi ha commossa quando ha raccontato di re Felipe che, con il fango sul viso, è rimasto impassibile in mezzo alla folla arrabbiata, non è scappato come Sánchez e Mazòn e ha chiesto alla guardia del corpo di chiudere l’ombrello. “Signora non è contro lei”, ha detto una donna alla regina Letizia che piangeva. Perché ci sono andati?

Mariangela Dotti — Milano

Per Felipe e Letizia, per Sánchez e per il pessimo governatore Mazón (anche la Spagna è un Paese senza dimissioni) era un dovere andare a Paiporta, ma non capisco la spudorata demagogia che li ha portati in passerella, senza cordoni di protezione, in mezzo alla folla giustamente infuriata. È vero che sono diverse le responsabilità, sia nella sottovalutazione dei fenomeni climatici sia nei ritardi e nelle inadeguatezze dei soccorsi, ma cosa si aspettavano gli uomini dello Stato da una folla in lutto che lo Stato non aveva saputo proteggere e aiutare? E com’è possibile che il premier Sánchez, quali che fossero le sue colpe, sia stato “offerto” all’aggressione alle spalle di un estremista di destra armato di bastone? Giampaolo Visetti ha però mostrato il loro diverso rapporto con la folla e con il pericolo. Misurando la dignità e il coraggio del re Felipe e della regina Letizia, Visetti, senza bisogno di aggettivi, ha accompagnato il lettore nella loro riconquista della folla che, dettaglio dopo dettaglio, tornava popolo. E, a loro volta, Felipe e Letizia, cessavano di essere il re e la regina e, riga dopo riga, tornavano ad essere il Regno, con la differenza che c’è in Italia tra Repubblica e presidente, la stessa che c’è tra la Specie e l’individuo. Mentre le altre istituzioni si sgretolavano nella fuga, la sola che si ricompattava, salvaguardata dal carisma di Felipe e dalle lacrime di Letizia, era la più inattuale, la Monarchia.

Caro Merlo, ho letto con molto interesse la sua risposta a Luca Cardinalini. Mi permetto di aggiungere: come ha scritto U. Eco, il fascismo è eterno e ogni epoca ha il suo. Prima di essere un movimento e, poi, un partito politico, il fascismo è un’attitudine dell’anima e un modo di porsi in rapporto con gli altri ecc. ecc. Purtroppo, agli italiani (io compresa ) queste qualità non fanno difetto.

Luciana Raffo Tatafiore

Giordano Bruno Guerri, scrivendo a Dagospia che aveva ripreso la lettera di Cardinalini sul suo libro (Benito, Rizzoli) e la mia risposta, ribadisce la suggestiva idea dei “fascisti immaginari”. Preferisco Giuseppe Antonio Borgese che, in esilio nel 1931 nell’università di Chicago, spiegò “la malattia italiana”, “il carattere degli italiani”, “la ragione per cui il fascismo è nato in Italia e non altrove” con una sola parola: disperazione. “Il fascismo — scrisse — è disperazione”. Meglio: “Ogni disperazione è fascista”

Caro Merlo, sono allergico a “punto di caduta” e “messa a terra”. È una mia intolleranza o meritano la ghigliottina?

Alessandro Giusti –Lucca

Meritano, strameritano. Ghigliottina.

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