Caro Merlo, Paolo Mieli su Radio 24 ironizzava sugli intellettuali italiani che a differenza dei premi Nobel e dei migliori nomi della cultura internazionale, non si sono mobilitati a sostegno di Boualem Sansal, il grande scrittore algerino dissenziente, arrestato e processato come un terrorista. Sansal è malato e a 75 anni il carcere non ne fiaccherà lo spirito ma piegherà il suo corpo.
Giulia Acciarito - Roma
Purtroppo, con l’importante eccezione di Roberto Saviano, i nostri scrittori, intellettuali, attori, cantanti, fumettisti, e trapezisti hanno altre gatte da pelare e altre pulci da domare.
Caro Merlo, sapere che il cessate il fuoco Israele/Hezbollah è il risultato dell’azione congiunta tra Biden e Trump, l’Acqua Santa e il Diavolo, fa pensare alla pochezza dei nostri, incapaci di azioni congiunte persino per la dedica di una strada o di un francobollo.
Bernardo Coccoli - Roma
La sorpresa è che la tregua, alla quale nessuno credeva, sta, come si dice, “tenendo”. E il mon…
Caro Merlo, Paolo Mieli su Radio 24 ironizzava sugli intellettuali italiani che a differenza dei premi Nobel e dei migliori nomi della cultura internazionale, non si sono mobilitati a sostegno di Boualem Sansal, il grande scrittore algerino dissenziente, arrestato e processato come un terrorista. Sansal è malato e a 75 anni il carcere non ne fiaccherà lo spirito ma piegherà il suo corpo.
Giulia Acciarito - Roma
Purtroppo, con l’importante eccezione di Roberto Saviano, i nostri scrittori, intellettuali, attori, cantanti, fumettisti, e trapezisti hanno altre gatte da pelare e altre pulci da domare.
Caro Merlo, sapere che il cessate il fuoco Israele/Hezbollah è il risultato dell’azione congiunta tra Biden e Trump, l’Acqua Santa e il Diavolo, fa pensare alla pochezza dei nostri, incapaci di azioni congiunte persino per la dedica di una strada o di un francobollo.
Bernardo Coccoli - Roma
La sorpresa è che la tregua, alla quale nessuno credeva, sta, come si dice, “tenendo”. E il mondo incrocia le dita.
Caro Francesco, le sembra corretto l’uso (anche sul nostro giornale) del verbo “giustiziare” quando si tratta invece di omicidî, assassinî, uccisioni? Non è il solo caso di uso improprio di parole, ma è uno dei più odiosi perché rovescia il fatto reale.
Fulvio Merlo – Palermo
Provi a chiedersi perché giustiziare è diventato sinonimo di uccidere e di assassinare, con il malfattore trasformato in giustiziere. È un abuso contro il quale temo che sia impossibile vincere perché c’è la storia d’Italia nel linguaggio, che non è mai innocente. Se giustiziare è ormai il contrario del fare giustizia forse la ragione sta nel lento scivolare, non della “parola”, ma della “cosa”. È
la giustizia che in Italia è sottosopra.
Caro Merlo, scrivo da Fondi, sono vicino ai 50 e nell’ultimo anno ho trasformato la mia vita perdendo più di 30 chili: una dieta di sacrifici, non so se vittima o complice di una visione iper salutista. Vivo da solo in una cittadina di 40mila abitanti, lavoro in un call center, e leggo tantissimo, saggi sulla psiche e sulla società di analisti, psichiatri, psicologi…Lo sguardo degli altri cambia come la pelle di un camaleonte, fino a ieri non esistevo, ero un pachiderma e probabilmente ora vedere la metamorfosi li ha spiazzati. E ci può stare. Come in un gregge di pecore, da pecora nera, ho trovato la capacità di sbiancarmi e il pertugio per rientrare nel recinto. E rifletto su come io, Daniele, esisto in virtù di un cambiamento dell’immagine. Quel che penso è solo un dettaglio che non attecchisce come i centimetri di carne persi. Indietro non si torna, ma il senso di amarezza estraniante rimane.
Daniele Mosconi -Fondi
Metta da parte i penitenziali psichiatri e provi a cercare allegramente se stesso nel vecchio “Non tutto fa brodo” di Marino Niola (Il Mulino 2012) che tra etica e dietetica, fitness e fatness, bio e Dio, aggrappato a un crostino, restituisce l’onore a tutti gli umiliati e obesi, dal pomo di Paride all’apple di Steve Jobs.