Caro Merlo, io ci vedo un dramma alla Fëdor Dostoevskij nella grazia che Biden, sconfitto, ha concesso al proprio figlio Hunter quali che siano le sua malefatte già scoperte e quelle ancora da scoprire. È vero che a giugno aveva detto «non gli darò la grazia» e che in questo modo tradisce la democrazia liberale peggio di Trump. Ma quale padre lascerebbe il figlio nelle mani del nemico che usa la giustizia americana per ragioni personali, tradendo proprio quella democrazia? Sconfitto in politica, almeno non va via sconfitto come padre.
Giulia Acciarito — Roma
Dramma dostoevskiano o espediente truffaldino? Forse entrambe le cose. Sicuramente Biden esibisce una grande sofferenza con quella sua maschera di vecchio tormentato che chiama alla pietà per il figlio perseguitato al suo posto, ed espone se stesso al privilegio di casta pur di sottrarlo alla vendetta del nemico. Dall’altra parte però c’è lo sbrindellamento della democrazia americana, la degradazione del nobile istituto della Gr…
Caro Merlo, io ci vedo un dramma alla Fëdor Dostoevskij nella grazia che Biden, sconfitto, ha concesso al proprio figlio Hunter quali che siano le sua malefatte già scoperte e quelle ancora da scoprire. È vero che a giugno aveva detto «non gli darò la grazia» e che in questo modo tradisce la democrazia liberale peggio di Trump. Ma quale padre lascerebbe il figlio nelle mani del nemico che usa la giustizia americana per ragioni personali, tradendo proprio quella democrazia? Sconfitto in politica, almeno non va via sconfitto come padre.
Giulia Acciarito — Roma
Dramma dostoevskiano o espediente truffaldino? Forse entrambe le cose. Sicuramente Biden esibisce una grande sofferenza con quella sua maschera di vecchio tormentato che chiama alla pietà per il figlio perseguitato al suo posto, ed espone se stesso al privilegio di casta pur di sottrarlo alla vendetta del nemico. Dall’altra parte però c’è lo sbrindellamento della democrazia americana, la degradazione del nobile istituto della Grazia, il trionfo dell’impunità, la conferma che uscire di scena è più difficile che entrare.
Caro Merlo, leggo nella sua “Carezza” che è tempo di liberare “Todo modo” di Sciascia da letture un po’ forzate, come quella del film di Petri, e restituirlo alla letteratura. Sono d’accordo, anche se non si può negare che sia un libro (anche) profetico.
Prof. Massimiliano Capodacqua — Avezzano
Todo modo non è un romanzo ispirato, è un romanzo ispiratore, ma — ecco il paradosso — di personaggi e di avvenimenti che non gli somigliano.
Caro Merlo, Giorgio Panizza ha ragione: Gadda mise mirabilmente alla berlina il machismo e il nazionalismo del Duce. Però trascurò il razzismo, l’imperialismo, l’antiebraismo, la soppressione delle libertà e la scia di sangue degli efferati delitti politici (da Matteotti in poi). “Eros e Priapo” fu scritto tra il 1941 e il 1945 ma venne pubblicato in versione censurata solo nel 1967. Poi Adelphi lo ha riportato sugli scaffali e, come annota Pietro Citati, il narratore, rifacendosi a Freud si cimentava con pulsioni universali non con Mussolini in carne e storia. Anche i ragazzi del ’68 si scontravano con i neofascisti per via dei loro simboli e perché anti-marxisti, senza pensare al sostegno che il regime aveva avuto dal “popolo” e dagli intellettuali che a lungo tacquero sul carattere cruento e feroce da “Capobanda” direbbe Cazzullo, di Mussolini. In Germania, al contrario, la rivolta studentesca criticò duramente l’adesione al nazismo di nonni e genitori, senza colpi di spugna. Gadda stava nel clima dell’epoca e non aiutava a comprendere molti lati oscuri della dittatura. Non è questo il compito di un grande scrittore, libero nelle sue scelte. Che contribuiscono comunque a creare un senso comune. E non aiutano a contrastare l’emergere di epigoni del Mascellone e, in parte, di alcune sue idee-forza, sia pure rivedute e corrette in base allo spirito del tempo.
Mirella Serri
Ricordo bene l’antifascismo del ’68, così povero e così violento.