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Conte fa il capolavoro della quasità. E a Sanremo Conti prepara l’incubo

GIUSEPPE CONTE 

 

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Posta e risposta del 6 dicembre 2024
2 minuti di lettura

Caro Merlo, leggo che ieri, rispondendo a una lettera insidiosa di Giacomo Mercuriali lei ha definito vecchio e superato Franz Fanon, “un’archeologia”, ma come si permette? Mi meraviglio di lei che è siciliano e dovrebbe pur saperne qualcosa di colonialismo e postcolonialismo, anzi sa cosa le dico? Viva Lenin!

Francesca Parisi — Roma

E viva anche Marx e Mao Tse-tung.

Caro Merlo, posso definirmi progressista di destra? Il dubbio mi è sorto perché Conte definisce il M5S, “progressista, ma non di sinistra”.

Pasquale Mirante — Sessa Aurunca (Ce)

“Progressista non di sinistra” è un po’ di più del tè deteinato, del caffè senza caffeina, del vino analcolico, del surrogato. Ma non è un’imitazione come la similpelle o il Rolex cinese, che sarebbe una banalità e non una preziosa rarità com’è Conte. In perfetta coerenza con l’identità di Giuseppe Conte, il “progressista non di sinistra” è — tutututù (colpo di timpano) — il definitivo capolavoro dell’“uomo quasi”.

Caro Merlo, Carlo Conti h…

Caro Merlo, leggo che ieri, rispondendo a una lettera insidiosa di Giacomo Mercuriali lei ha definito vecchio e superato Franz Fanon, “un’archeologia”, ma come si permette? Mi meraviglio di lei che è siciliano e dovrebbe pur saperne qualcosa di colonialismo e postcolonialismo, anzi sa cosa le dico? Viva Lenin!

Francesca Parisi — Roma

E viva anche Marx e Mao Tse-tung.

Caro Merlo, posso definirmi progressista di destra? Il dubbio mi è sorto perché Conte definisce il M5S, “progressista, ma non di sinistra”.

Pasquale Mirante — Sessa Aurunca (Ce)

“Progressista non di sinistra” è un po’ di più del tè deteinato, del caffè senza caffeina, del vino analcolico, del surrogato. Ma non è un’imitazione come la similpelle o il Rolex cinese, che sarebbe una banalità e non una preziosa rarità com’è Conte. In perfetta coerenza con l’identità di Giuseppe Conte, il “progressista non di sinistra” è — tutututù (colpo di timpano) — il definitivo capolavoro dell’“uomo quasi”.

Caro Merlo, Carlo Conti ha dichiarato di non accettare al prossimo Sanremo canzoni che parlassero di guerre o immigrazione, preferendo argomenti come famiglia e rapporti personali. È un gesto furbo e accomodante, deciso da uno scaltro direttore artistico oppure è un banale inchino al potere, di un delicato censore d’altri tempi ?

Fabrizio Cottura — Varallo Sesia

Sembra un’astuzia, un mettere le mani avanti perché se a Sanremo ci sono argomenti di cui certamente si parlerà sono quelli vietati. E potrei già descrivere lo stupore scandalizzato di Carlo Conti, e le smentite, le difese, la dialettica di libertà e furbizia, il sarcasmo degli accusatori e l’impegno civile degli accusati. Sanremo è la più falsa e fastosa patacca della nostra televisione, e ogni anno è peggio che mai. E purtroppo, per dirlo, bisognerà guardarlo: tutto, a sprazzi, solo un po’, come capita. Vedere Sanremo non vuol dire apprezzarlo. L’audience non misura il gradimento e mai certifica la qualità. Ma il successo del festival si nutrirà anche del nostro sprezzante controcanto. Un incubo.

Caro Merlo, Silvia Bencivelli ragiona sulla matematica e sulla predisposizione di genere nell’apprenderla e io mi chiedo perché sia così diffuso il “mi dispiace ma io con i numeri sono una frana, a scuola prendevo brutti voti in matematica”. Al contrario, non ho mai sentito dire: “con la lingua italiana ho dei problemi, inciampo nei congiuntivi, la consecutio temporum non riesco a rispettarla”. Non si ha vergogna sulla matematica, ma si diventa rossi in viso quando si mastica male la grammatica o la sintassi. In Italia resiste ancora l’impronta gentiliana della cultura classica, prevalente su quella scientifica, nonostante ormai il mondo economico e della ricerca prediliga le conoscenze matematiche.

Vito Mangano — Roma

Forse non amiamo la matematica, ma sicuramente siamo un popolo di calcolatori.

Caro Merlo, “dispersione scolastica implicita” non si può sentire. La scuola ha prodotto un suo slang burocratico, lo scolarese. Ghigliottiniamo?

Prof Maria Gallo — Vicenza

Ghigliottiniamo subito e senza rimpianti.

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