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Smarriti tra Jovanotti, Effe e Guccini In quegli orribili dieci anni di stupri

Posta e risposta del 24 dicembre 2024
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Caro Merlo, ho seguito la polemica tra Guccini e Jovanotti e sarei curioso di conoscere la sua opinione. Credo che Jovanotti non sia neanche all’altezza di giudicare il lavoro di artisti qualitativamente distanti anni luce da lui; e mettere sullo stesso piano una canzone pop come Gloria con un inno alla giustizia sociale come La Locomotiva non ha senso.

Marco Guarguaglini — Donoratico LI

Il dibattito infuria. Non siamo ancora “a Mozart è una cagata pazzesca”, ma Jovanotti, nella sua intervista logico-filosofica a “Belve”, ha intanto notato che — bum — “Tony Effe e Mozart sono colleghi”. E però domenica Tony Effe ha ricevuto i fans, e ai più giovani non ha recitato le filastrocche sporcaccione — “lei si chiama gioia, beve e poi ingoia” — come certamente avrebbe fatto il suo collega del Settecento, che tuttavia passava le giornate sulle partiture. Li ha invece catechizzati come un seminarista, invitandoli dunque a non diventare come lui: “fate i bravi…

Caro Merlo, ho seguito la polemica tra Guccini e Jovanotti e sarei curioso di conoscere la sua opinione. Credo che Jovanotti non sia neanche all’altezza di giudicare il lavoro di artisti qualitativamente distanti anni luce da lui; e mettere sullo stesso piano una canzone pop come Gloria con un inno alla giustizia sociale come La Locomotiva non ha senso.

Marco Guarguaglini — Donoratico LI

Il dibattito infuria. Non siamo ancora “a Mozart è una cagata pazzesca”, ma Jovanotti, nella sua intervista logico-filosofica a “Belve”, ha intanto notato che — bum — “Tony Effe e Mozart sono colleghi”. E però domenica Tony Effe ha ricevuto i fans, e ai più giovani non ha recitato le filastrocche sporcaccione — “lei si chiama gioia, beve e poi ingoia” — come certamente avrebbe fatto il suo collega del Settecento, che tuttavia passava le giornate sulle partiture. Li ha invece catechizzati come un seminarista, invitandoli dunque a non diventare come lui: “fate i bravi, studiate e trattate bene papà”. L’instancabile Jovanotti, proponendo il solito confronto tra impegno e disimpegno, alla Locomotiva di Guccini non aveva contrapposto le proprie filastrocche timorate — “sento il mare dentro una conchiglia” — ma “Gloria manchi tu nell’aria, manchi come il sale, manchi più del sole”, con un’identificazione implicita tra il proprio successo sulle spiagge dell’Adriatico e il trionfo internazionale di Umberto Tozzi. Francesco Guccini ha però rivendicato non la provocazione sociale della sua Locomotiva che “corre, sempre più forte / e corre verso la morte” e non è certo una canzone dei buoni sentimenti, ma la bibliografia: “ci sono dei libri dietro, ci sono letture, non vorrei usare una parola grossa, ma c’è cultura. Non voglio fare classe A e classe B, ma c’è un lavoro intellettuale che dietro Gloria non c’è”. Ebbene, dentro questa maionese impazzita noi ci schieriamo d’istinto con La locomotiva. E non per i libri, visto che Jovanotti ne ha scritti almeno nove ed è dunque collega di Simenon e di Hemingway. La musica, come la letteratura, non si divide in musica alta e musica bassa, ma in buona e cattiva. E Guccini è un classico della buona musica italiana. Jovanotti rischia di evocare invece Antonio Scannagatti e i suoi editori Tiscordi e Sozzogno.

Caro Merlo, massimo rispetto e vicinanza per la signora Pélicot, che per 10 anni ha subito violenze da parte di amici del marito che la drogava per impedirle di essere cosciente durante gli stupri. Ma qualche domanda è legittima. Possibile che in 10 anni non abbia mai avuto dubbi? Si alzava al mattino stordita, con dolori, infiammazioni, non ricordava nulla e non ha mai chiesto consiglio a un medico? Mai fatto un esame clinico? Mai è emersa traccia di droghe nel sangue o nelle urine? Giusta condanna per il mostro e i suoi complici, ma almeno un richiamo per sbadataggine alla signora sarebbe consigliabile, con l’invito a altre donne che avessero sintomi strani a non aspettare 10 anni per scoprire il motivo.

Cristina De Maestri-Genova

È un pensiero che, smarriti nell’orrore, per un istante abbiamo avuto tutti.

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