Caro Merlo, in occasione della messa per l’apertura del Giubileo sui social vi è stato un vasto e impegnato dibattito in cui ci si interrogava se in quella circostanza il passato premier Giuliano Amato avesse fatto la Comunione, mentre si dava per certo che l’avesse fatta il presente premier Giorgia Meloni. Allo stesso tempo non mancava il compiacimento che 30 milioni di fedeli si sarebbero fatti il selfie davanti alla Porta Santa. Non mi è balzato agli occhi nessun riferimento alla notte di Natale trascorsa dai bambini e dalle bambine a Kiev in improvvisati rifugi sotto i bombardamenti russi o, per par condicio, alle bambine e i bambini di Gaza che camminavano scalzi in mezzo alle macerie delle loro già povere case bombardate dagli israeliani. Nessuno di questi social media addicted (l’espressione inglese valga come un eufemismo indulgente) si è ricordato del bambinello della nota mangiatoia.
Luciano Mecacci
Non ci sarà nessun Matteo che racconterà la strage di bambini che solo in qu…
Caro Merlo, in occasione della messa per l’apertura del Giubileo sui social vi è stato un vasto e impegnato dibattito in cui ci si interrogava se in quella circostanza il passato premier Giuliano Amato avesse fatto la Comunione, mentre si dava per certo che l’avesse fatta il presente premier Giorgia Meloni. Allo stesso tempo non mancava il compiacimento che 30 milioni di fedeli si sarebbero fatti il selfie davanti alla Porta Santa. Non mi è balzato agli occhi nessun riferimento alla notte di Natale trascorsa dai bambini e dalle bambine a Kiev in improvvisati rifugi sotto i bombardamenti russi o, per par condicio, alle bambine e i bambini di Gaza che camminavano scalzi in mezzo alle macerie delle loro già povere case bombardate dagli israeliani. Nessuno di questi social media addicted (l’espressione inglese valga come un eufemismo indulgente) si è ricordato del bambinello della nota mangiatoia.
Luciano Mecacci
Non ci sarà nessun Matteo che racconterà la strage di bambini che solo in questo 2024 sono stati enormemente di più dei neonati uccisi da Erode, che non superarono il numero di trenta, perché tanti ne nascevano ogni anno a Betlemme, e quell’anno uno solo si salvò. E ci vorrebbe almeno un fra Cristoforo che minacciasse “verrà un giorno” ai governi che li lasciano annegare nel Mediterraneo.
Caro Merlo, anni fa a un assessore che pretendeva che un famoso pianista si esibisse in piazza tra salamelle e zucchero filato obiettavo che un chiostro era ciò che serviva per un concerto di musica classica. Poche centinaia di persone. Silenzio raccolto. Credo che avessi torto, Maurizio Pollini si esibiva anche nelle fabbriche e con lui altri famosi musicisti. La musica si divide in buona o cattiva. Ma il pubblico come si divide? In ignorante e colto? In piazza ci vanno tutti, in una sala concerto in pochi. Vale anche per le mostre. E per qualsiasi evento culturale. Anche per un concerto di Tony Effe.
Piero Orrù
Il pubblico deve essere sempre complice, a costo di arrivare ai “pochi ma buoni”. Come ci ha insegnati Renzo Arbore “meno siamo e meglio stiamo”.
Non ho abbonamenti online e, come una volta, vado all’edicola. E scrivo a Merlo ora sui mercatini di Natale prima di dimenticarmene. Come cavolo si fa a chiamare “mercatini” interi quartieri che si dedicano al commercio del materiale più bieco? Poteva andare bene 20 anni fa, ma mi sembra che ora serva la ghigliottina.
Andrea Andalò
Non ghigliottino mercati, ma lei ha ragione, tutti gli “ini” del mondo sono smisuratamente meglio degli “oni”.
Caro Merlo, in questi giorni furoreggiano pubblicità di ristoranti e cenoni di fine anno con prodotti a km 0. Poiché sarebbe più normale e dignitoso dire “prodotti del territorio”, in occasione delle festività mi conceda di ghigliottinare questo insulso km 0.
Sergio Munno — Riardo (Caserta)
Ghigliottina.