Caro Merlo, non dovrebbe l’Italia, offesa per l’arresto di una sua innocente cittadina a Teheran, minacciare ritorsioni, intanto commerciali e economiche, cercando di coinvolgere l’Europa contro l’Iran?
Giulia Acciarito — Roma
Certo che dovrebbe. E invece, da un lato, come sempre, si risveglia il tic antiamericano e si chiede di obbedire all’Iran che, non dimentichiamolo, è il mandante di tutte le guerre contro l’Occidente. E dall’altro si spreca la retorica del “riportiamola casa” e del “mestiere di giornalista”. Purtroppo la violenza che sta subendo Cecila Sala, non può essere affrontata e vinta con la declamazione dei buoni sentimenti, di cui siamo i massimi produttori mondiali.
Caro Merlo, sarebbe bello che il Paese fosse unito, destra e sinistra, attorno a quella magnifica madre che non ha pianto e non si è disperata, ma ha detto “anche io sono soldato come mia figlia”. E noi cosa siamo, disertori?
Laura Traverso — Genova
Spetterebbe a noi di sinistra mobilitarci, in maniera decisa e composta, anche in piazza, in difesa del diritto internazionale, dei fondamentali diritti violati in quell’orribile carcere, dell’umanità ferita di cui ci piace mostrarci campioni, dell’offesa “all’eccellenza italiana che — ha detto la madre di Cecilia — non è fatta di cotechino e di vino”.
Caro Merlo, il trattamento riservato a Cecilia Sala nel carcere speciale iraniano è molto peggiore del 41 bis che noi riserviamo ai supermafiosi. La madre spera che non lasci segni sulla sua giovane e valorosa figlia. Temo che non sarà così.
Elvira La Torre — Modena
Per capire la sofferenza di Cecilia Sala, bisogna provare a immaginare noi stessi o una nostra giovane figlia rinchiusa in isolamento da ben quindici giorni nella cella angusta di una delle peggiori prigioni del mondo, esposta a gesti di inutile sadismo come toglierle gli occhiali e farla dormire per terra, sottoposta all’afflizione della luce sempre accesa, e chissà i pasti e i bisogni fisici, i controlli dei carcerieri… Tutto questo ha un nome, tortura, ed è un crimine contro di lei e contro il nostro Paese.
Caro Merlo, perché le condanne a carico di soggetti politici (Berlusconi, Toti, Alemanno) per citare i più recenti, vengono commutate in lavori socialmente utili? È una casualità oppure un loro ulteriore privilegio?
Stefano Mazzanti — Casalguidi (Pistoia)
Nessun privilegio. È ovvio che i politici facciano notizia, ma espiare la pena in forma diversa dal carcere è un beneficio quasi automatico concesso a chiunque, come si dice in giuridichese, “ne abbia i presupposti previsti dalla legge”.
Caro Merlo, c’è una parola, che forse è la più bella del mondo, che ha subito un terribile degrado da abuso, uno svuotamento: quel vestitino è un amore, il cagnolino è un amore, e ci sono coppie che si chiamano amore nelle pause delle liti più feroci. Mio padre, che amava mia madre, non osava pronunziarla mai. Invece ieri sera tornavo dal cinema e mia nuora mi ha chiesto com’era. E io: “un amore”. Mi sono sentita sprofondare. Ghigliottina?
Emma Monceniso — Pesaro
Anche la nostra ghigliottina è “un amore”.