Caro Merlo, dei diari di Messina Denaro mi ha colpito la copertina con il disegno dei fiori gialli. Scrive l’uomo d’onore (vabbè) alla figlia: “È l’opera del pittore che amo, l’unico a dire il vero: lo chiamo Vincent, per voi è Van Gong”. Ecco: è questo, a mio avviso, il dettaglio centrale. Mi auguro che quando il povero piccolo Giuseppe Di Matteo, resuscitato dall’acido in cui venne sciolto, lo incontrerà in paradiso — sono sicuro che accadrà, non credo in niente ma sono d’accordo con il Papa: Dio perdona tutto a tutti, l’inferno è un posto terribile ma vuoto — gli dica solo questo: “Si chiama Van Gogh, non Van Gong. Ma come si fa? Ma come hai fatto?”.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
I diari di Matteo Messina Denaro, raccontati da Lirio Abbate (in libreria dal 29 gennaio), svelano il pressappoco come sottocultura che ha alimentato l’epica dell’asino laureato dalla vita (in questo caso malavita): quinta elementare e pensieri alla Montaigne, penna e pistola. L’epoca è quella d…
Caro Merlo, dei diari di Messina Denaro mi ha colpito la copertina con il disegno dei fiori gialli. Scrive l’uomo d’onore (vabbè) alla figlia: “È l’opera del pittore che amo, l’unico a dire il vero: lo chiamo Vincent, per voi è Van Gong”. Ecco: è questo, a mio avviso, il dettaglio centrale. Mi auguro che quando il povero piccolo Giuseppe Di Matteo, resuscitato dall’acido in cui venne sciolto, lo incontrerà in paradiso — sono sicuro che accadrà, non credo in niente ma sono d’accordo con il Papa: Dio perdona tutto a tutti, l’inferno è un posto terribile ma vuoto — gli dica solo questo: “Si chiama Van Gogh, non Van Gong. Ma come si fa? Ma come hai fatto?”.
Luca Cardinalini — Marsciano (Perugia)
I diari di Matteo Messina Denaro, raccontati da Lirio Abbate (in libreria dal 29 gennaio), svelano il pressappoco come sottocultura che ha alimentato l’epica dell’asino laureato dalla vita (in questo caso malavita): quinta elementare e pensieri alla Montaigne, penna e pistola. L’epoca è quella dell’ignorante che fa il professore, della goffaggine in cattedra. E i dettagli-strafalcioni non sono le innocenti gaffe, robetta da “mi scuso per il lapis”: in Messina Denaro c’è il linguaggio approssimativo della cretinocrazia che non poteva non coinvolgere anche la mafia. Ci sono Sangiuliano che impasticca Colombo e Galileo, Santanchè che attribuisce a Lucchini Il Gattopardo; e poi Di Maio e Di Battista, Toninelli, Patuanelli, Fofo, Fico e tutti i 5stelle. Il virus “vairus”, il “soddisfando”, e “noi volessimo fare un referendum”, Pinochet in Venezuela, le Marche in Molise, Matera in Puglia… sono come il Van Gong. La verità è che Denaro, oltre che un feroce assassino, era uno spaventoso, fantasmagorico, tragico, colossale cretino, ma del genere cognitivo, di quelli “adulterati”, diceva Sciascia, dall’intelligenza per sentito dire.
Caro Merlo, ho visto che ha scritto effige e non effigie, come Dante e non come Montale. Ne abbiamo parlato in classe. E ci siamo divisi. Noi tifosi di effige siamo una minoranza, forse démodé ma non sparuta.
Laura Monelli — Roma
Non sottovalutatevi. Anche Sciascia preferiva effige. I buoni dizionari prevedono anche “effigia”.
Caro Merlo, è orribile, dopo aver gioito per la liberazione di Cecilia Sala, leggere che a Teheran è stata confermata la condanna a morte dell’attivista curda Pakhshan Azizi, subito dopo la liberazione di Abedini. Come dire: non crediate che il regime abbia ceduto, ecco a voi la spietata sentenza. Allucinante.
Attilia Giuliani
È orribile. Anche perché Cecilia Sala era stata arrestata per diventare merce di scambio, Pakhshan Azizi per essere giustiziata.
Caro Merlo, il nostro Spino è cresciuto per 17 anni con i nostri figli. Il maggiore è rientrato apposta dall’Inghilterra chiedendo un permesso al lavoro spiegando che doveva accompagnare un componente della famiglia ad addormentarsi. Mani nelle zampe l’abbiamo accompagnato tutti insieme. Ancora mi emoziono.
Rita Stella
Gli inglesi hanno un cuore grande.