Caro Merlo, per gli oppositori della destra che avanza, il passato sembra che non passi. Sono trascorsi quasi 30 anni e il dibattito politico a sinistra lo capeggiano ancora i medesimi due navigatori di lunghissimo corso, Romano Prodi e Dario Franceschini. L’incapacità dei progressisti di risalire la china non sarà dovuta a questa sclerosi della leadership, all’inettitudine nell’individuare e promuovere nuovi maître à penser in sostituzione dei politici giurassici che non conoscono letargo?
Mirella Serri
In Europa, a sinistra, seppero uscire di scena Brandt e Schmidt in Germania, Blair in Inghilterra, Gonzales e Zapatero in Spagna, Hollande in Francia, Papandreu in Grecia, Soares in Portogallo… In Italia il dibattito sul campo largo, sulla coalizione, sull’ulivo, sul marciare uniti o separati è lo stesso del ’96. Carcerieri della sinistra imprigionata nel déjà vu, i maître à penser, pur in pose giovanilistiche (Franceschini ha l’ufficio in un’officina all’Esquilino), sono come l’ant…
Caro Merlo, per gli oppositori della destra che avanza, il passato sembra che non passi. Sono trascorsi quasi 30 anni e il dibattito politico a sinistra lo capeggiano ancora i medesimi due navigatori di lunghissimo corso, Romano Prodi e Dario Franceschini. L’incapacità dei progressisti di risalire la china non sarà dovuta a questa sclerosi della leadership, all’inettitudine nell’individuare e promuovere nuovi maître à penser in sostituzione dei politici giurassici che non conoscono letargo?
Mirella Serri
In Europa, a sinistra, seppero uscire di scena Brandt e Schmidt in Germania, Blair in Inghilterra, Gonzales e Zapatero in Spagna, Hollande in Francia, Papandreu in Grecia, Soares in Portogallo… In Italia il dibattito sul campo largo, sulla coalizione, sull’ulivo, sul marciare uniti o separati è lo stesso del ’96. Carcerieri della sinistra imprigionata nel déjà vu, i maître à penser, pur in pose giovanilistiche (Franceschini ha l’ufficio in un’officina all’Esquilino), sono come l’antico professore della canzone di Natalino Otto: ancora si chiedono se è nato prima l’uovo (dell’unità) o la gallina (della divisione).
Caro Merlo, “noi siamo il popolo, voi siete il governo. Dovreste proteggerci. Questo è il vostro lavoro”. Lo ha detto Paul McCartney al governo di Keir Starmer che sta preparando una legge sul copyright e l’intelligenza artificiale. Mentre i nostri artisti spiegano la politica a Schlein e a Meloni, il più famoso e ricco musicista del mondo vuole mettere un freno all’intelligenza artificiale. Ha ragione lui?
Laura Traverso — Genova
Non è vero che Paul McCartney vuole frenare l’Intelligenza artificiale. Chiede a Keir Starmer di non permettere l’utilizzo libero di canzoni e musiche, ma di obbligare anche gli addestratori dell’Intelligenza artificiale a pagare i diritti d’autore. I Beatles sono ancora oggi la colonna sonora dei progetti, delle illusioni e degli azzardi dell’Occidente e dunque dell’intelligenza artificiale, che Paul McCartney ha usato benissimo per ricostruire una canzone “inedita ma d’epoca”. Ed è ovvio che bisognerebbe rispettare anche il copyright dei testi scritti. Ci vorrebbero uno, cento, mille Paul McCartney: “Here Comes the Sun, qui arriva il sole”.
Caro Merlo, certe frasi che si dicono: “poteri forti”. Esiste un potere che sia debole? “Democrazia illiberale”: se non è liberale, cioè venata da certi specifici valori, non è democrazia... La confusione dei nostri tempi forse è anche per un vocabolario confuso e contraddittorio.
Valter Vecellio
Nell’oscurità linguistica si annida il pasticcio e la possibilità di imbrogliare e tradire. Soffriamo tutti di mal di parola.
Caro Merlo, la vignetta di Ellekappa in occasione della giornata della memoria: “Mai più! Ma non ricordo cosa”, dovrebbe farci riflettere sulla diffusa pratica collettiva dell’indignazione di facciata. Tutti i mai più femminicidi, mai più morti sul lavoro, mai più violenze, ecc., hanno concretamente risolto qualcosa? Sono mai più di circostanza che meriterebbero almeno la ghigliottina.
Bernardo Coccoli — Roma
Ghigliottina per “mai più”.