Caro Merlo, di Meloni detesto la politica e la destra, ma la capisco. Non capisco perché perde la calma.
Mirella Santonocito — Lecce
Il vittimismo aggressivo è l’apparato tipico della destra, la macchina-cagnara che Giorgia Meloni avvia in automatico. Al Sud si dice: se vuoi stare bene, lamentati.
Caro Merlo, non il “chissenefrega” di Santanchè vorrei commentare, ma il “tu” che le danno i giornalisti. Al di là dell’amicizia, perché non siamo capaci di usare il “lei” neanche con un(a) ministro? Il linguaggio di genere e il genere di linguaggio sono due cose diverse o le due facce della stessa moneta?
Caterina Carpinato
Sembra niente, ma la scelta del pronome non è solo un’abitudine, è uno stile. Nelle interviste la regola dovrebbe essere il rispetto della verità: se il giornalista e l’intervistato si danno del “tu” è giusto che il lettore (o spettatore) lo sappia. Pannella in tv smascherava la finzione: “Perché mi dai del lei?”. Togliatti era infastidito dal tu comunista, ma non è ver…
Caro Merlo, di Meloni detesto la politica e la destra, ma la capisco. Non capisco perché perde la calma.
Mirella Santonocito — Lecce
Il vittimismo aggressivo è l’apparato tipico della destra, la macchina-cagnara che Giorgia Meloni avvia in automatico. Al Sud si dice: se vuoi stare bene, lamentati.
Caro Merlo, non il “chissenefrega” di Santanchè vorrei commentare, ma il “tu” che le danno i giornalisti. Al di là dell’amicizia, perché non siamo capaci di usare il “lei” neanche con un(a) ministro? Il linguaggio di genere e il genere di linguaggio sono due cose diverse o le due facce della stessa moneta?
Caterina Carpinato
Sembra niente, ma la scelta del pronome non è solo un’abitudine, è uno stile. Nelle interviste la regola dovrebbe essere il rispetto della verità: se il giornalista e l’intervistato si danno del “tu” è giusto che il lettore (o spettatore) lo sappia. Pannella in tv smascherava la finzione: “Perché mi dai del lei?”. Togliatti era infastidito dal tu comunista, ma non è vero che interrompeva i militanti “compagno, mi dia pure del lei”; è vero invece che accettava il tu ma solo con il cognome, “via, non chiamarlo Palmiro” disse Nilde Jotti al portiere di Botteghe Oscure, mentre Luigi Longo dava del “voi”, ma solo alle donne, “perché aveva molto vissuto in Francia durante il fascismo” spiegò Alessandro Natta.
Caro Merlo, non oso pensare quante mail riceverai per ricordarti che “Here comes the sun” è di George Harrison, non di Paul. Ovviamente lo sai, ma la citazione calza a pennello.
Alessandro Carrara – Bergamo
Va bene per qualsiasi speranza di futuro e infatti nella campagna elettorale del 2017, che oppose Theresa May a Jeremy Corbyn veniva suonata nei comizi di entrambi. È forse la più ascoltata canzone dei Beatles. E io non l’ho certo attribuita a Paul McCartney, ma genericamente ai Beatles.
Caro Merlo, una nuova angoscia attanaglierà le mie notti: garantire sesso mercenario e non, facendo pervenire in alcove apposite compagne ai maschi in galera. E mi auguro che le femministe (quale io sono) ottengano lo stesso per le detenute. Vorrei dire a Paterlini che la galera è la privazione di tanti privilegi, la libertà in primis, e la libertà di fare sesso. Che le carceri debbano migliorare è una mia battaglia ma per sollazzare i maschietti proprio no.
Anna Beltrame
Invece ha ragione Pier Giorgio Paterlini: l’affettività e la sessualità non sono, come lei dice, privilegi né un sollazzo per soli uomini, che lei riduce a “maschietti”, ma è uno dei diritti umani costituzionalmente riconosciuti (art. 2, 29, 31) anche ai detenuti, in sé e per sé, non come premio. È un diritto che il carcere non dovrebbe violare.
Caro Merlo, dopo “aperto un fascicolo” sarebbe ora di ghigliottinare “atto dovuto”.
Nicola Zoller — Rovereto
È una delle più abusate ipocrisie. Ghigliottina.