Caro Merlo, stiamo riconquistando la bellezza delle piazze. Con l’annuncio della manifestazione del 15 marzo si è risvegliata la voglia di esserci, di schierarsi per una giusta pace. Il fervore ricorda le marce per la pace durante la guerra fredda, quando in migliaia a Parigi sfilavano con Picasso (dipingerà la Colomba della pace) Aragon, Amado, Matisse, Neruda, Einstein, Vittorini, Guttuso, Quasimodo, Natalia Ginzburg, Giulio Einaudi. Tutti inconsapevoli che dietro i raduni contro la Nato vi fosse Stalin. Oggi lo spirito della pace è declinato in nome dell’Europa ma poi arriva un cretino che sui social del Pd inneggia al “pacifista” Salvini. Dalle piazze italiane alla piazza Rossa di Putin-Stalin. Tanto per rovinarci la festa. È un sabotaggio?
Mirella Serri
Ci sono italiani che amano la politica ma non sono fatti per le piazze della politica. Già da ragazzo, pur schierato nettamente a sinistra, ero tra quelli che si sentivano a disagio quando andavamo in piazza, dove non nascono, m…
Caro Merlo, stiamo riconquistando la bellezza delle piazze. Con l’annuncio della manifestazione del 15 marzo si è risvegliata la voglia di esserci, di schierarsi per una giusta pace. Il fervore ricorda le marce per la pace durante la guerra fredda, quando in migliaia a Parigi sfilavano con Picasso (dipingerà la Colomba della pace) Aragon, Amado, Matisse, Neruda, Einstein, Vittorini, Guttuso, Quasimodo, Natalia Ginzburg, Giulio Einaudi. Tutti inconsapevoli che dietro i raduni contro la Nato vi fosse Stalin. Oggi lo spirito della pace è declinato in nome dell’Europa ma poi arriva un cretino che sui social del Pd inneggia al “pacifista” Salvini. Dalle piazze italiane alla piazza Rossa di Putin-Stalin. Tanto per rovinarci la festa. È un sabotaggio?
Mirella Serri
Ci sono italiani che amano la politica ma non sono fatti per le piazze della politica. Già da ragazzo, pur schierato nettamente a sinistra, ero tra quelli che si sentivano a disagio quando andavamo in piazza, dove non nascono, ma muoiono le idee, che invece nascono studiando e confrontandosi o fischiettando con le mani in tasca. So bene, però, che la piazza è il luogo figurato di tutte le Italie di tutti i tempi, anche quella dei cappuccini e dei gelati, dove l’ombra resiste al pensiero più accaldato e la dolce pioggia inumidisce il pensiero più secco. Contro l’Italia di destra, che riempiva la piazza del Popolo di Almirante, io ero schierato con la piazza San Giovanni di Berlinguer, ma non andavo. Solo come cronista sono stato in tutte le piazze, dove un sempre presunto milione di persone si contagiavano di ideologia, tre milioni per Cofferati al Circo Massimo e tre (figuriamoci) pure per Berlusconi: gli italiani hanno dato i numeri nelle piazze. Meglio Mastroianni, che si sente solo nell’adunata, non solo perché è l’orribile folla fascista, ma anche perché la folla è sempre solitaria. Giuseppe Antonio Borgese, antifascista fin dagli anni venti, inventò il personaggio di Rubé, uno di quelli che “anche se non ve ne siete accorti - avrebbe poi cantato Gaber - siete lo stesso coinvolti”. Rubé muore ritrovandosi con una bandiera rossa in una mano e, appunto senza accorgersene, una nera nell’altra, rivendicato come martire da entrambe le parti. Può capitare, oggi, che in una piazza per la pace ci si ritrovi in mano “anche” una bandiera di Salvini, che è pacifista come vuole Putin, o magari di Conte, che è tutto e il contrario di tutto? Della piazza del 15 marzo mi piace il tormento, che non è furbizia, e in genere non sta in piazza, dove il pensiero è già pensato. Se andassi, come chiede Michele Serra, con il quale è bello sentirsi in sintonia, starei con Ursula von der Leyen e il suo riarmo, che è “il primo passo verso la difesa comune” come hanno detto Draghi e Prodi, Letta , Gentiloni, Zanda, Pina Picierno, i socialisti europei, e ancora Stefano Folli, Paolo Mieli e, magistralmente in tv, Umberto Galimberti stimolato, sulla necessità di equilibrare le forze per onorare la pace, da Corrado Augias che leggeva Tucidide e Pascal in una “Torre di Babele” da vedere e rivedere.