✕

Villari con Mieli, così ci scriveva. Il destino dei Papi in una sola foto

Lucio Villari (1933-2025) (ansa)

Ascolta l'audio

Posta e risposta di mercoledì 19 marzo 2025
2 minuti di lettura

Caro Merlo, vorrei, tramite lei, ringraziare Paolo Mieli per “Passato e presente” su Rai3; ma il mio particolare ricordo va a Lucio Villari, scomparso domenica 16 marzo, che Mieli, pur maniacale nella sua conduzione, non osava mai interrompere, tradendo una venerazione per quell’uomo di eclettica e profonda cultura.

Giovanni Paolillo, Cascina (Pisa)

Lucio Villari aveva la simpatia di onorare questa rubrica con qualcuno dei sui pensieri spettinati. Se avessi spazio li ripubblicherei tutti. Ne ho scelti due che ripropongo senza le mie risposte.

Caro Merlo, non è strano che 80 professori di illustri e antichi licei di Roma (Visconti, Giulio Cesare, Righi, Avogadro) vadano, come riferisce il Corriere della Sera, “a scuola di Intelligenza artificiale”, cioè a un seminario della Luiss, per imparare e insegnare “nuove tecniche di apprendimento”? Ma “l’apprendimento” ha bisogno di nuove tecniche? Chi lo ha deciso? Gli organizzatori forse dovrebbero rileggere le “tecniche” socratiche dei di…

Caro Merlo, vorrei, tramite lei, ringraziare Paolo Mieli per “Passato e presente” su Rai3; ma il mio particolare ricordo va a Lucio Villari, scomparso domenica 16 marzo, che Mieli, pur maniacale nella sua conduzione, non osava mai interrompere, tradendo una venerazione per quell’uomo di eclettica e profonda cultura.

Giovanni Paolillo, Cascina (Pisa)

Lucio Villari aveva la simpatia di onorare questa rubrica con qualcuno dei sui pensieri spettinati. Se avessi spazio li ripubblicherei tutti. Ne ho scelti due che ripropongo senza le mie risposte.

Caro Merlo, non è strano che 80 professori di illustri e antichi licei di Roma (Visconti, Giulio Cesare, Righi, Avogadro) vadano, come riferisce il Corriere della Sera, “a scuola di Intelligenza artificiale”, cioè a un seminario della Luiss, per imparare e insegnare “nuove tecniche di apprendimento”? Ma “l’apprendimento” ha bisogno di nuove tecniche? Chi lo ha deciso? Gli organizzatori forse dovrebbero rileggere le “tecniche” socratiche dei dialoghi di Platone, o il più recente “Trattato sull’intelligenza umana” (1734) del filosofo David Hume. Oppure è meglio soprassedere?

Lucio Villari (26-1-2024)

Caro Merlo, i giornali, almeno quelli più seri, sbagliano a non dare uno spazio adeguato alla critica giusta e puntuale che il presidente Mattarella dà, nelle occasioni istituzionali più varie, a questa fase dell’Europa, che con crescente difficoltà sta affrontando le svolte storiche e gli obblighi strutturali del sistema “democratico”. Il presidente insiste sulla elaborazione di “riforme” che sono necessarie al funzionamento e alla crescita della democrazia, in quanto titolare e produttrice di valori positivi. È inutile elencarli, questi valori. Li sappiamo, o fingiamo di saperli. Ebbene, il richiamo di Mattarella è fondato su tante pagine della storia anche del pensiero liberale (che non ha mai amato la “democrazia”...) e del pensiero conservatore. Vuole un esempio? Chiesero un giorno a Tocqueville come mai la rivoluzione del 1789 fosse scoppiata in una Francia che aveva pur fatto riforme importanti sul piano economico sociale e culturale (è sufficiente ricordare il riformatore e banchiere Necker, l’Enciclopedia, i fisiocratici). Tocqueville rispose in modo lapidario: “Erano riforme senza diritti”, ma aggiunse: “Attenzione che non si crei in futuro una società di diritti senza riforme”. Questo futuro è arrivato? Hanno tutti diritto? Dal capitalista alla Musk al poveraccio che scappa dal suo paese? Confesso che non so più cosa rispondere. Ma so che Mattarella ha ragione.

Lucio Villari (6-9-2024)

Caro Merlo, la foto di papa Francesco di spalle, in preghiera, il capo inclinato e una mano gonfia, suscita un senso di terrena sofferenza e di raccoglimento. Sembra l’immagine specchiata di questi tempi di guerra e di dolore.

Antonio Taraborrelli, Pescara

Sembra il destino di tutti i Papi di diventare, ancora vivi ma irreali, l’icona della sofferenza fisica, in un Paese dove sono assordanti la chiacchiera sulla malattia, la propria e degli altri, e l’accanimento mediatico sull’attesa della morte. È così per tutti, figuriamoci per il Papa.


Leggi i commenti