✕

Da Villari ci arriva un altro pensiero: D’Annunzio è il male oscuro d’Italia

Lucio Villari (agf)

Ascolta l'audio

Posta e risposta di sabato 22 marzo 2025
2 minuti di lettura

Caro Merlo, ci tengo a ringraziarla per la sua rubrica di mercoledì 19 marzo, che ha voluto dedicare ad alcuni dei “pensieri spettinati”, come li ha definiti, che papà si divertiva a condividere con lei. E grazie anche per la scelta, adattissima a questi tempi, delle due lettere. La stampa ci ha fatto dei bellissimi regali. Mi fa piacere ora dirle quale sarebbe stato il prossimo di quei pensieri. Il 27 febbraio scorso sono andata al cinema a vedere il documentario “Fiume o morte!” di Igor Bezinovic. Il giorno dopo, nella nostra consueta telefonata del primo mattino, avevo detto a papà dell’intelligenza e dell’ironia di questo docufilm, che racconta, tra uso di repertorio e acutissime “messe in scena” realizzate con la partecipazione dei cittadini fiumani di oggi, la grottesca (ma molto pericolosa) occupazione dannunziana di Fiume, che papà aveva decifrato, come sa bene, nel suo libro “La luna di Fiume”. Papà detestava quella vicenda, che vedeva come una grave prova generale di colpo d…

Caro Merlo, ci tengo a ringraziarla per la sua rubrica di mercoledì 19 marzo, che ha voluto dedicare ad alcuni dei “pensieri spettinati”, come li ha definiti, che papà si divertiva a condividere con lei. E grazie anche per la scelta, adattissima a questi tempi, delle due lettere. La stampa ci ha fatto dei bellissimi regali. Mi fa piacere ora dirle quale sarebbe stato il prossimo di quei pensieri. Il 27 febbraio scorso sono andata al cinema a vedere il documentario “Fiume o morte!” di Igor Bezinovic. Il giorno dopo, nella nostra consueta telefonata del primo mattino, avevo detto a papà dell’intelligenza e dell’ironia di questo docufilm, che racconta, tra uso di repertorio e acutissime “messe in scena” realizzate con la partecipazione dei cittadini fiumani di oggi, la grottesca (ma molto pericolosa) occupazione dannunziana di Fiume, che papà aveva decifrato, come sa bene, nel suo libro “La luna di Fiume”. Papà detestava quella vicenda, che vedeva come una grave prova generale di colpo di Stato fascista, ed era rimasto molto deluso dalla scarsa attenzione che aveva ricevuto il suo libro (prevedibilmente, del resto). Avrei voluto portare papà a vedere quel film che gli dava completamente ragione, ma è stato impossibile: era rimasto in sala solamente una sera, nonostante fosse stato designato “film della critica” dal Sindacato nazionale critici cinematografici. Appena ha capito che il film non lo avrebbe potuto vedere, ha esclamato: «Scrivo a Merlo!». Avrebbe, ne sono sicura, scritto qualcosa di “spettinato” su Fiume, sui falsi miti e falsi vati, sui pericoli mascherati dai quali bisogna guardarsi, sui fascismi di ieri e di oggi. Ci tenevo a raccontarlo: continuiamo a spettinare i nostri pensieri, e a parlarne.

Anna Villari

Il dibattito su Fiume, che Lucio Villari con La luna di Fiume (Guanda) aveva faticosamente riaperto, a me pare più attuale di quello “furbettamente” infiammato da Giorgia Meloni sui tre grandi liberali di Ventotene spacciati per comunisti. E non solo perché, con un formidabile racconto di Storia, Villari vede nella vicenda di Fiume, non quell’esperimento di società decadente e violenta che è stata celebrata, anche a sinistra, come libertaria e radicale, ma il tentativo politico di un colpo di Stato che a D’Annunzio non riuscì e che invece riuscì a Mussolini, che tra i due era il meno feroce. Ma il punto forte del libro di Villari è l’individuazione del dannunzianesimo come il vero male oscuro e invincibile dell’Italia — “D’Annunzio non è ancora morto” — più attuale del mussolinismo. Cara Anna Villari, sarebbe stato bello spettinare ancora i pensieri di suo padre compilando insieme con lui l’elenco dei dannunziani d’Italia. E scoprire che ce ne sono anche a sinistra.

Caro Merlo, come si spiega il silenzio di Meloni sulla lezione di Benigni che nella sua Raiuno è stata vista da cinque milioni di italiani?

Franco Casali, Goito (Mantova)

Come lo sceriffo di Sherwood, Meloni è armata di brutalità ma non di coraggio: sa che mai potrebbe vincere contro Benigni che è il “poeta d’Italia”, il nostro bene rifugio, la dignità e la sapienza della risata italiana.


Leggi i commenti