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Migranti, la ferocia porta voti. Stavolta il calcio non ha colpe

Shengjin (Albania), 11 aprile: l'arrivo dei migranti sulla nave Libra (reuters)

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Posta e risposta di domenica 13 aprile 2025
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Caro Merlo, sono di sinistra per istinto, per natura, ma non sono di quelle che si indignano per ogni atto del governo Meloni. Pragmatica e realista, condivido con lei l’autoironia che caratterizza la sua rubrica. E però l’immagine dei 40 “migranti irregolari con diritto di espulsione” sbarcati con le manette mi ha ferito profondamente. Sono genovese e ogni volta che vedo una nave italiana, anche militare, penso “è casa mia”. Perciò la foto degli uomini neri che scendono da una nave italiana, da casa mia, con le fascette ai polsi, sporca, con la sua forza etica ed estetica, l’idea stessa di Italia, della mia Italia. Ma cosa hanno fatto quegli uomini?

Laura Traverso, Genova

Niente, non hanno fatto niente. Non c’è infatti bisogno che i migranti facciano qualcosa di proibito: scontano semplicemente il fatto di essere dei naufraghi, il loro crimine è di essere sopravvissuti. E il razzismo gaglioffo non vede nell’immagine dei neri in catene i miserabili da domare, ma l’arresto degli inva…

Caro Merlo, sono di sinistra per istinto, per natura, ma non sono di quelle che si indignano per ogni atto del governo Meloni. Pragmatica e realista, condivido con lei l’autoironia che caratterizza la sua rubrica. E però l’immagine dei 40 “migranti irregolari con diritto di espulsione” sbarcati con le manette mi ha ferito profondamente. Sono genovese e ogni volta che vedo una nave italiana, anche militare, penso “è casa mia”. Perciò la foto degli uomini neri che scendono da una nave italiana, da casa mia, con le fascette ai polsi, sporca, con la sua forza etica ed estetica, l’idea stessa di Italia, della mia Italia. Ma cosa hanno fatto quegli uomini?

Laura Traverso, Genova

Niente, non hanno fatto niente. Non c’è infatti bisogno che i migranti facciano qualcosa di proibito: scontano semplicemente il fatto di essere dei naufraghi, il loro crimine è di essere sopravvissuti. E il razzismo gaglioffo non vede nell’immagine dei neri in catene i miserabili da domare, ma l’arresto degli invasori selvaggi e scrocconi. Vengono umiliati e maltrattati perché pare che la ferocia porti consenso e voti. E infatti Giorgia Meloni, in gara di ferocia con Salvini, è fiera delle deportazioni: «I centri dei migranti in Albania funzioneranno, dovessi passarci ogni notte da qui alla fine del governo italiano». Perché è così accanita? Perché la memoria e l’immaginazione del razzismo vedono nelle manette a quei 40 innocenti le manette a tutti i neri di piazza Vittorio a Roma, ai nigeriani di Macerata, ai vucumprà di Rimini, ai lavavetri di Siena e di Pisa, a la friche di Gilles Clément: le piante vagabonde, i residui, la proiezione del male, le bisce, i serpenti, gli stranieri. Si conservi così, cara signora Laura, con quell’Italia che, Stato di diritto e Paese di misericordia, si riconosce irriconoscibile: ma davvero siamo noi?

Caro Merlo, ecco i bamboccioni di casa nostra. Giovani calciatori milionari, scommettitori seriali. Cosa rischiano per la giustizia sportiva? Niente. Cosa rischiano per la giustizia ordinaria? 250 euro di multa. Per aver scommesso su siti di poker illegali. Facciamo del moralismo da un tanto al chilo? Tutti i giornali compreso il nostro mettono in risalto questi ultra milionari che, annoiandosi nei ritiri, scommettono giocando a poker. Non sulle loro squadre, sia chiaro. C’è qualcuno che dice che non possono farlo? E perché non possono? Dei loro guadagni ne fanno l’uso che credono.

Piero Orrù

Vedo, ancora una volta, il sociologismo. Sicuramente sono calciatori ludopatici, ma non sono ludopatici perché sono calciatori. Stavolta il calcio non ha colpe.

Caro Merlo, per il suo tramite vorrei rendere merito alla professionalità dei giornalisti del Tg1: tutte le sere raccontano, in 15 minuti, le cattive notizie, provenienti per fortuna sempre dall’estero, e poi dedicano i restanti 15 minuti alle produzioni musicali autarchiche. E noi, orgogliosi di vivere in questa nazione e di pagare il canone, “na pisciatina, na Sarve Reggina e in santa pace se n’annamo a letto”.

Franco Artese, Piacenza

Usi il telecomando e guardi un altro tg.


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