Caro Merlo, io conservo l’originale della foto su Repubblica del 24 aprile a pag.43/44. Me l’ha regalata la mia cara amica Lu Leone ritratta nella foto — la prima a sinistra — che non è più tra noi. Lu commentava sempre “il milite ignoto” perché il suo nome non compariva mai e mi raccontava che a Milano mentre passeggiava con le sue amiche un fotografo si avvicinò di corsa mettendo loro in braccio un fucile. Così nacque la foto che accompagna sempre sui giornali i temi sulla resistenza. Ma i mocassini e l’impermeabile da ragazza bene e il modo alquanto improbabile con cui tengono il fucile sono inequivocabili. Ma teniamolo tra noi, lasciamolo quel milite ignoto.
Anna Forcella
Capita che siano false le foto iconiche che più e meglio raccontano la verità, come è forse quella celeberrima di Robert Capa, che ritrae un miliziano repubblicano morente durante la guerra civile spagnola. Anche il falso autentico di questa immagine-simbolo delle partigiane dà potenza al grande ruolo che davver…
Caro Merlo, io conservo l’originale della foto su Repubblica del 24 aprile a pag.43/44. Me l’ha regalata la mia cara amica Lu Leone ritratta nella foto — la prima a sinistra — che non è più tra noi. Lu commentava sempre “il milite ignoto” perché il suo nome non compariva mai e mi raccontava che a Milano mentre passeggiava con le sue amiche un fotografo si avvicinò di corsa mettendo loro in braccio un fucile. Così nacque la foto che accompagna sempre sui giornali i temi sulla resistenza. Ma i mocassini e l’impermeabile da ragazza bene e il modo alquanto improbabile con cui tengono il fucile sono inequivocabili. Ma teniamolo tra noi, lasciamolo quel milite ignoto.
Anna Forcella
Capita che siano false le foto iconiche che più e meglio raccontano la verità, come è forse quella celeberrima di Robert Capa, che ritrae un miliziano repubblicano morente durante la guerra civile spagnola. Anche il falso autentico di questa immagine-simbolo delle partigiane dà potenza al grande ruolo che davvero ebbero le donne combattenti nella Resistenza. Ma forse nella storia della fotografia italiana questa immagine, iconica ma truccata, delle “Tre Partigiane a Milano” di Tino Petrelli (1922-2001) meriterebbe più attenzione e non solo per le vicende che narra e per la bellezza modernissima che esprime nei visi, nelle pettinature, negli abiti. Ma anche per il tocco da commedia, per noi così identitaria, che c’è nel modo impacciato e posticcio con il quale le tre ragazze maneggiano i fucili, nell’aria determinata e quasi militare della sua amica Lu, che però lo imbraccia comicamente al contrario, e nell’aria sbarazzina delle altre due. L’affascinante Lu, che ha avuto una gran vita di arte e di impegno, raccontò che erano due sorelle polacche, una delle quali si chiamava Aniuska. Adolfo Mignemi, nella sua “Storia fotografica della Resistenza”, scrive che quella stessa sera Aniuska fu uccisa proprio da uno sparo accidentale di quel fucile che la sorella stava goffamente mettendo via. Grazie, carissima Anna Forcella, di avere condiviso con noi il bel ricordo di questa foto che starebbe bene al centro della sceneggiatura di un film sull’Italia.
Caro Merlo, sono cattolica ma non ne posso più delle cronache ispirate, dei vaticanisti che parlano come preti, degli opinionisti che spiegano Francesco con il Vangelo, delle tv che trasmettono l’amore e la fede e ci invitano a credere che sarà lo Spirito santo a eleggere il Papa.
Mariella Alborelli, Fregene
Hanno colpito pure me, ma è così l’Italia. Si ricorda quando tutti diventarono esperti di Islam? C’è stato il periodo dei rifiuti termovalorizzati, quello dei costituzionalisti, poi dei terremoti e ancora dei virus e dei vaccini. Ora tutti sono mistici e devoti, ermeneuti della Trinità, professori di Cristologia.
Caro Merlo, l’arresto in aula della giudice Hannah Dugan è una svolta da stato di polizia. Come nella Russia di Putin. Trump fa arrestare i giudici che non si sono asserviti al governo.
Ennio Profeta,Pescara
Speriamo che Trump non arrivi a usare il veleno di Putin.