✕

Nonni è bello, nonnini no. I vantaggi del blackout

Madrid, 29 aprile: passeggeri alla stazione di Atocha il giorno dopo il blackout (afp)

Ascolta l'audio

Posta e risposta di mercoledì 30 aprile 2025
2 minuti di lettura

Caro Merlo, sono un nonno di 76 anni e ogni mattina, da quando era in prima, accompagno Luca che a 11 anni frequenta la V elementare Domenico Purificato di Roma. Abbiamo “inventato un gioco”: memorizzare le parole nuove incontrate a scuola, a casa, nei giochi (anche elettronici). Luca si è appassionato. Adesso legge due libri al mese e nella rappresentazione di fine anno le maestre gli hanno assegnato il ruolo di Dante: reciterà tre terzine. Il prossimo anno andrà, da solo, alle medie: mi mancherà la conversazione del mattino. Ne abbiamo parlato e ho cercato una parola per esprimere questa sensazione che somiglia alla nostalgia, ma riguarda il futuro. Ho altri due nipoti, Francesco, 13 anni, prossimo al liceo, e Sirio, 8 mesi, che cerca il futuro con gli occhi vivaci. La sensazione di noi vecchi, mitigata dalla certezza che vivremo nel loro ricordo, nasce dalla consapevolezza che arriverà il momento del distacco. Guardarli e pensare di doverli lasciare provoca una forte emozione per l…

Caro Merlo, sono un nonno di 76 anni e ogni mattina, da quando era in prima, accompagno Luca che a 11 anni frequenta la V elementare Domenico Purificato di Roma. Abbiamo “inventato un gioco”: memorizzare le parole nuove incontrate a scuola, a casa, nei giochi (anche elettronici). Luca si è appassionato. Adesso legge due libri al mese e nella rappresentazione di fine anno le maestre gli hanno assegnato il ruolo di Dante: reciterà tre terzine. Il prossimo anno andrà, da solo, alle medie: mi mancherà la conversazione del mattino. Ne abbiamo parlato e ho cercato una parola per esprimere questa sensazione che somiglia alla nostalgia, ma riguarda il futuro. Ho altri due nipoti, Francesco, 13 anni, prossimo al liceo, e Sirio, 8 mesi, che cerca il futuro con gli occhi vivaci. La sensazione di noi vecchi, mitigata dalla certezza che vivremo nel loro ricordo, nasce dalla consapevolezza che arriverà il momento del distacco. Guardarli e pensare di doverli lasciare provoca una forte emozione per la quale non ho trovato la parola. Luca mi ha suggerito Nipostalgia: «Nonno, tu hai nostalgia dei nipoti nel futuro». E ci capiamo. Sono certo che la mia sensazione è comune a altri nonni: qual è la parola corretta per indicare questa emozione?

Francesco Trimarchi, Roma

Ho un solo nipote, che non ha ancora sei mesi e lei, che ne ha tre, sorriderà per l’idea che anch’io coltivo del nonno “complice”, come l’immaginava Victor Hugo, che portava i dolci alla nipotina che i genitori avevano messo in castigo senza cena. E la bambina gli giurava che avrebbe ricambiato quando il nonno sarebbe stato messo a sua volta in castigo. L’educazione spetta ai genitori. E infatti i nonni, quando arriverà il momento, non lasceranno i nipoti “orfani”. Non c’è una parola che indichi la loro perdita e io non la cercherei. Le parole vanno rispettate, anche quelle che non ci sono. C’è una bellissima frase di papa Francesco: «L’alleanza dei vecchi e dei bambini salverà la famiglia umana se restituiremo ai piccoli, che devono “imparare a nascere”, la tenera testimonianza di anziani che possiedono “la saggezza del morire”». José Saramago immagina un paese dove nessuno più muore. Dopo la prima reazione di festa tutti si accorgono che è un disastro. Le persone, in condizioni terribili, non possono né guarire né morire. Vuol dire che muori oggi e muori domani, ma non muori mai. E allora sulla nostalgia del futuro, sul futuro dei nipoti che non vedremo, direi che è meglio andarsene, speriamo ultracentenari, da nonni felici e complici, prima di diventare i poveri nonnini.

Caro Merlo, alle paure e ai manuali di sopravvivenza pubblicati da tanti giornali aggiungo che un breve blackout di 48 ore ci farebbe bene.

Alessandro Parisi, Milano

Ci sono bellissime campagne dove può realizzare il suo sogno di 48 ore nel silenzio, nell’ombra e nella pace senza gli enormi danni di un blackout.

Caro Merlo, il “silenzio assordante” non può essere messo a tacere?

Renato Salvatici, Firenze

È uno degli ossimori più abusati. Ghigliottina.


Leggi i commenti