Caro Merlo, c’è ass e ass. C’è chi ha una fila di persone pronte “kissing my ass” (“Trump”), e c’è chi invita a ficcare i piani di pace “nei vostri culi pangender”, qualunque cosa siano nel linguaggio di Medvedev (non il tennista). Meglio il diavolo Barbariccia, che “avea del cul fatto trombetta”, proprio mentre era a guardia dei barattieri – guarda caso l’accusa che costò l’esilio a Dante –, insomma di chi aveva approfittato della carica pubblica per un illecito guadagno. Tutto torna, a volte.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
È una di quelle parolacce, più usate e più divertite, che sono state turpiloquio e al tempo stesso hanno fatto parte del meglio della lingua, ma ora, in bocca a Trump e al vice di Putin, sono insignificanti.
Caro Merlo, un dittatore turco, un americano sbalestrato, un dittatore neozarista, un povero disgraziato ucraino… E le vecchie democrazie europee: non pervenute.
Piero Orrù
Tutti a Istanbul, domani, a (non) fare la pace.
Caro Merlo, Putin,…
Caro Merlo, c’è ass e ass. C’è chi ha una fila di persone pronte “kissing my ass” (“Trump”), e c’è chi invita a ficcare i piani di pace “nei vostri culi pangender”, qualunque cosa siano nel linguaggio di Medvedev (non il tennista). Meglio il diavolo Barbariccia, che “avea del cul fatto trombetta”, proprio mentre era a guardia dei barattieri – guarda caso l’accusa che costò l’esilio a Dante –, insomma di chi aveva approfittato della carica pubblica per un illecito guadagno. Tutto torna, a volte.
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
È una di quelle parolacce, più usate e più divertite, che sono state turpiloquio e al tempo stesso hanno fatto parte del meglio della lingua, ma ora, in bocca a Trump e al vice di Putin, sono insignificanti.
Caro Merlo, un dittatore turco, un americano sbalestrato, un dittatore neozarista, un povero disgraziato ucraino… E le vecchie democrazie europee: non pervenute.
Piero Orrù
Tutti a Istanbul, domani, a (non) fare la pace.
Caro Merlo, Putin, parlando nella Piazza Rossa, in occasione della celebrazione dell’8 maggio ha detto: “L’intero Paese, la società ed il popolo sostengono i partecipanti all’Operazione militare speciale. Ne siamo orgogliosi”. Si ostina a non dire guerra. Dopo più di tre anni di guerra, non pronuncia la parola. Perché? Si vergogna?
Prof. Pietro Ferreri, Trani
Come da anni ci racconta Rosalba Castelletti, a Mosca è punito con la galera chi pronuncia la parola guerra. Eppure la guerra è dappertutto, a partire dalla scuola, che è militarizzata con ore di addestramento alle armi sin dall’asilo, lezioni di patriottismo con i veterani, la revisione dei libri di testo affidata alla censura di guerra. E nell’estenuante propaganda, che la Russia diffonde con qualche successo anche in Italia, la verità diventa il falso e il falso diventa la verità.
Caro Merlo, per decenni ho letto due quotidiani al giorno, e uno era sempre lo stesso: Repubblica. Il secondo, invece, lo cambiavo. Da più di tre mesi hanno chiuso l’edicola dove mi fornivo ed è diventato troppo scomodo, andando al lavoro, mettersi ogni mattina a caccia di giornali. Alla fine sono stata costretta ad abbandonare la carta. Mi sono abbonata a Repubblica e ho rinunciato al secondo giornale. Il risultato è che leggo meno anche Repubblica, perché il piacere che ne ricavo sa di surrogato, come il decaffeinato, rispetto al caffè. Guardo più volte al giorno il sito con i titoli e i sommari degli articoli, ma spesso mi smarrisco. Non lo dico per piaggeria, ma mi godo ancora le rubriche, l’Amaca, la Posta e la sua fenomenale Carezza (che mi piacciono molto, ma nel sito sono nascoste). Sono nel mezzo del cammin di nostra vita e sto velocemente cambiando modo di informarmi con affacci anche sui social. Senza giornali e senza giornalismo mi sento più ragazza.
Mirella Ferrara, Pescara
Nel passaggio d’epoca del giornalismo, che non finirà mai, il suo smarrimento è malinconico, ma comprensibile. Non so come incoraggiarla a non perdersi. Mettiamola così: il giorno in cui non trova la Posta mi avvisi e, di nascosto, gliela mando io.