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Guerra alle parole di guerra De Niro e il cinema a casa

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Posta e risposta del 17 maggio 2025
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Caro Merlo, il faccia a faccia di Istanbul non c’è stato, ma se n’è parlato di più che se ci fosse stato. Dunque c’è stato?

Eleonora Abbate, Bruxelles

La domanda piacerebbe a Pirandello, ma anche al mio professore di Filosofia, che si chiamava don Lipira e un giorno mi disse: “Merlo, vai a vedere se sono nella mia stanza”. Andai e tornai: “Don Lipira, lei non c’è”.

Caro Merlo, Israele ha chiamato la sua ultima operazione speciale: “Carri di Gedeone”. E chi è? mi son detto. Ho aperto la Treccani. Giudice e guerriero, Yahvé gli dà il compito di combattere i Madianiti, popolo del deserto che faceva razzie. Il vello di una pecora che si bagna e uno che rimane asciutto, sono due miracoli segno della protezione divina. Raduna 32mila uomini, ma Dio vuole che la vittoria sia merito suo, quindi gli ordina di eliminare timidi e lenti: ne restano 300 (io sarei rientrato tra gli esclusi, per entrambi i motivi). A ciascuno dà una tromba e una torcia, e al segnale convenuto, iniziano a far c…

Caro Merlo, il faccia a faccia di Istanbul non c’è stato, ma se n’è parlato di più che se ci fosse stato. Dunque c’è stato?

Eleonora Abbate, Bruxelles

La domanda piacerebbe a Pirandello, ma anche al mio professore di Filosofia, che si chiamava don Lipira e un giorno mi disse: “Merlo, vai a vedere se sono nella mia stanza”. Andai e tornai: “Don Lipira, lei non c’è”.

Caro Merlo, Israele ha chiamato la sua ultima operazione speciale: “Carri di Gedeone”. E chi è? mi son detto. Ho aperto la Treccani. Giudice e guerriero, Yahvé gli dà il compito di combattere i Madianiti, popolo del deserto che faceva razzie. Il vello di una pecora che si bagna e uno che rimane asciutto, sono due miracoli segno della protezione divina. Raduna 32mila uomini, ma Dio vuole che la vittoria sia merito suo, quindi gli ordina di eliminare timidi e lenti: ne restano 300 (io sarei rientrato tra gli esclusi, per entrambi i motivi). A ciascuno dà una tromba e una torcia, e al segnale convenuto, iniziano a far chiasso. I Madianiti sospettano l’attacco di un esercito enorme, iniziarono a fuggire e a uccidersi tra di loro (?!)... Disarmare le parole, si era detto, no?

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

Paul Tibetts, il disgraziato carnefice americano di 29 anni che pilotava il B29, sganciò su Hiroshima il ‘little boy’. “Bei tempi, tempi pacifici quando c’erano ancora le guerre” fu lo slogan, finito pure sulle t-shirt, del filosofo Günther Anders, il marito di Hannah Arendt. E propose di sostituire la parola guerra con catastrofe. “Si chiama uso tattico della sintassi” mi spiegò nel 2015 il sindaco di Hiroshima Kazumi Matsui. Scrivono “ministero della catastrofe” e anche nei libri le Crociate e il Jihad islamico sono “le catastrofi sante”, il servizio militare obbligatorio divenne “servizio catastrofico obbligatorio” e la bomba atomica “ordigno”, meglio ancora “mostro”. Io preferisco le parole che somigliano alle cose che indicano.

Caro Merlo, Robert De Niro a Cannes ha ricordato un cinema nel quale andava con il padre: “Ci piaceva, era un modo di stare insieme senza parlare: io vorrei che i film fossero proiettati sempre al cinema perché c’è differenza tra vivere un’esperienza al cinema e viverla da soli. La sala è famiglia”. Ho grande stima di De Niro, ma penso che nelle sale spesso vuote, con un’amica e il pop corn, si è molto più soli che a casa, dove il film lo si guarda davvero con la famiglia, figli, marito, amici, e si ride e ci si commuove insieme, e si torna indietro per capire meglio una scena. A casa anche quando (raramente) guardo un film da sola non mi sento sola.

Giulia Acciarito, Roma

Mi fanno malinconia i tanti cinema che chiudono per mancanza di spettatori e in una sala (quasi) vuota, mi sembra di stare in un campo profughi. E da tre decenni ho l’abitudine del cinema in famiglia, con lo stesso piacere che lei descrive così bene: è cinema fuori dal cinema che il vedere insieme rende più cinema.

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