Caro Merlo, “Sorprendici Italia con una grande ondata di partecipazione” ha detto Elly Schlein, esortando a non andare al mare l’8 giugno e a votare al referendum. “Sorprendimi” recitava la canzone degli Stadio che sollecitava pure “aiutami a capire le cose del mondo”. Parole sante. Non dovrebbe essere proprio la segretaria del Pd a aiutarci a capire? Perché si affida al fato? Non è lei che dovrebbe sorprenderci?
Mirella Serri
Non se davvero ci sarà la sorpresa, non credo alle vittorie “a sorpresa”. E si tratti di onda democratica o di onda nera sovranista o dell’onda del sindacato, che è l’ultimo partito di massa, non mi fido delle “onde”,
dalle quali ci si lascia trasportare, come nella poesia di Montale, “senza sorpresa né odio”: “io vi saluto turbe in cui vorrei / mimetizzarmi a occhi chiusi / lasciandomi guidare da quest’onda / così lenta e sicura / nella sua catastrofica insicurezza.”
Gentile Francesco, le scrivo perché, dopo tanta amarezza e angoscia e soprattutto impo…
Caro Merlo, “Sorprendici Italia con una grande ondata di partecipazione” ha detto Elly Schlein, esortando a non andare al mare l’8 giugno e a votare al referendum. “Sorprendimi” recitava la canzone degli Stadio che sollecitava pure “aiutami a capire le cose del mondo”. Parole sante. Non dovrebbe essere proprio la segretaria del Pd a aiutarci a capire? Perché si affida al fato? Non è lei che dovrebbe sorprenderci?
Mirella Serri
Non se davvero ci sarà la sorpresa, non credo alle vittorie “a sorpresa”. E si tratti di onda democratica o di onda nera sovranista o dell’onda del sindacato, che è l’ultimo partito di massa, non mi fido delle “onde”,
dalle quali ci si lascia trasportare, come nella poesia di Montale, “senza sorpresa né odio”: “io vi saluto turbe in cui vorrei / mimetizzarmi a occhi chiusi / lasciandomi guidare da quest’onda / così lenta e sicura / nella sua catastrofica insicurezza.”
Gentile Francesco, le scrivo perché, dopo tanta amarezza e angoscia e soprattutto impotenza per quel che sta succedendo a Gaza, e molto ahimè è già successo, ho pensato che sarebbe stato importante invitare, ma il verbo giusto è richiedere, a tutti i capi di Stato europei di andare insieme là a Gaza, forzando barriere e impedimenti, ciascuno con una nutrita delegazione: cento o più uomini e donne di potere che possano esprimere la forza del ‘peacebuilding’ e con la loro autorevolezza siano in grado sia di arrestare il massacro che di fare un’operazione di verità… Lo so che sarebbe stato bene lanciare già molti mesi fa questa richiesta, e mi pento per non averne avuto la lucidità, ma penso che anche ora questo viaggio potrebbe avere un grande peso ed esprimere un senso di giustizia.
Tiziana Plebani, storica e scrittrice Venezia
Pubblico il suo appello per fermare la guerra a Gaza, in onore di Giorgio Manganelli che, già nel 1973, all’impazzimento generale degli appelli non sapeva come opporsi per non avvertire “non solo negli occhi degli altri, ma nel nostro stesso cuore, un cauto disagio, un perplesso stupore, cui si potrebbero prestare queste parole: ‘Sapevo che eri un bastardo, un vigliacco e altro ancora; tuttavia supponevo che un’elementare decenza ti avrebbe impedito di dichiararti favorevole allo sterminio degli infanti, alla deportazione dei vegliardi, alla guerra atomica preventiva e alla distruzione dell’umanità’. Arduo rompere il sillogismo: ‘ti presento un appello contro l’arsione dei civili, tu ti rifiuti di firmarlo’; trai tu stesso l’inevitabile conclusione”. Ecco dunque, cara Plebani, perché pubblico il suo appello. Mi faccia sapere quando i capi di Stato cominceranno a risponderle.
Caro Francesco, ho capito a chi si ispira Trump: Franco Fabrizi, il magnifico comprimario delle “commedie all’italiana”, il simpatico cialtrone — un po’ Sordi, un po’ Gassman — sempre attratto dalle mogli degli altri, impegolato in truffe e investimenti milionari, che chiudeva con l’italianissima domanda: “che, c’hai cinquemila lire?”
Giancarlo Sammartano, Roma
Del nostro vitellone rubacuori Trump non ha né la bellezza né l’eleganza. E non è squattrinato.