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Si vota e non so come vestirmi. Si chiamano stimoli, sono soldi

Firenze, 7 giugno: la preparazione dei seggi per il referendum 

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Posta e risposta di domenica 8 giugno 2025
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Caro Merlo, la signora Genoveffa, a 94 anni, continua a fare la pasta a mano, che i nipoti offrono nel loro bel ristorante a Rotecastello (Terni), 12 abitanti. La signora Genoveffa è andata dal parrucchiere per darsi una sistemata ai capelli, «perché oggi si va a votare». L’Italia è anche queste cose.

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

Come vestirsi per andare a votare? È domenica, fa caldo, e nessuno, neppure la nonna Genoveffa di Rotecastello, va a votare con “il vestito buono” nelle aule e negli uffici che, trasformati in seggi elettorali, anche negli arredi sono dominati da una logora sciatteria burocratica, dalla tristezza come decoro. E tuttavia, per amor proprio e per rispetto delle istituzioni, la signora Genoveffa che, mentre lavora in cucina, sicuramente si copre la testa, ha detto che, prima di andare a votare, si è affidata al parrucchiere. È sicuro che anche Giorgia Meloni, la quale voterà di non votare davanti alle telecamere, farà in modo che boccoli e ciocche non le…

Caro Merlo, la signora Genoveffa, a 94 anni, continua a fare la pasta a mano, che i nipoti offrono nel loro bel ristorante a Rotecastello (Terni), 12 abitanti. La signora Genoveffa è andata dal parrucchiere per darsi una sistemata ai capelli, «perché oggi si va a votare». L’Italia è anche queste cose.

Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)

Come vestirsi per andare a votare? È domenica, fa caldo, e nessuno, neppure la nonna Genoveffa di Rotecastello, va a votare con “il vestito buono” nelle aule e negli uffici che, trasformati in seggi elettorali, anche negli arredi sono dominati da una logora sciatteria burocratica, dalla tristezza come decoro. E tuttavia, per amor proprio e per rispetto delle istituzioni, la signora Genoveffa che, mentre lavora in cucina, sicuramente si copre la testa, ha detto che, prima di andare a votare, si è affidata al parrucchiere. È sicuro che anche Giorgia Meloni, la quale voterà di non votare davanti alle telecamere, farà in modo che boccoli e ciocche non le appassiscano sulla testa come le foglie morte e metterà in piega anche i pensieri che il quorum le ha reso complessi, filosofici, ossimorici lei che li aveva diretti, passionali, popolari, irruenti. Nessun altro indosserà un pensiero con la cravatta. Oggi domenica 8 giugno la nomenklatura italiana metterà la polo. Certo, si può andare a votare anche spettinati con insolenza, indossando la provocazione, ma solo in modica quantità. Sarà difficile essere accolti al seggio da una signora presidente in lungo e in nero. Sospetto che sarebbe più tranquillizzante un ombelico in trasparenza mentre non farebbe pensare alla libertà che si fa strada uno scrutatore con il bastoncino di giunco e la camicia alla spadaccina. Sempre e dovunque ciascuno ha il suo recinto di pudori. Giuseppe Antonio Borgese (di cui La nave di Teseo ha ripubblicato le opere) racconta che la bella “Siracusana”, prima di buttarsi dal balcone si appuntò la gonna con una spilla. Nel 2009, occupandomi a Parigi di un’ondata di suicidi in Telecom France, mi imbattei nella storia di Fanny, che si era cambiata d’abito tre volte prima di lanciarsi dalla finestra dell’ufficio. Ma come non esiste l’abito adatto al voto non esiste quello adatto alla defenestrazione. Gli allievi di una scuola alberghiera, che sentirono il tonfo, si voltarono, e poi mi raccontarono che «era viva, ha chiesto una coperta e se l’è tirata sopra il viso». Aveva paura di mostrarsi dopo aver avuto il coraggio di buttarsi.

Caro Merlo, nel calcio il sinonimo di quattrini è “stimoli”, mai uno che cambi casacca per soldi, tutti per nuovi stimoli.

Enzo Bernasconi, Varese

A volte non bastano i soldi per cambiare squadra, e non solo nel calcio. Non sottovaluti gli stimoli.

Caro Merlo, è possibile convincere Valditara, ministro di tutti gli italiani, a abbandonare la spilletta del guerriero della Lega?

Raffaello Attanasio

A me pare, al contrario, che quella spilla Valditara dovrebbe ingrandirla sul petto per ricordarci sempre che è un estremista che vuole fare, come gli ho sentito urlare a Pontida, «la rivoluzione leghista». Nientemeno.


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