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Spalletti premier, Landini ct. Un “piano gabinetti” per l’Italia

Reggio Emilia, 9 giugno: Luciano Spalletti (ansa)
Posta e risposta di giovedì 12 giugno 2025
2 minuti di lettura

Caro Merlo, la partita della Nazionale contro la Norvegia non è andata benissimo, ma gli spettatori che l’hanno seguita in tv sono più numerosi degli elettori di Giorgia Meloni. Questo è un chiaro segnale del fatto che gli italiani vogliono Spalletti a palazzo Chigi.

Stefano Dainese, Padova

L’aritmetica “piegata” e maltrattata sino al ridicolo dalla politica, e purtroppo in questa tornata referendaria dalla politica di sinistra, è come la letteratura secondo Umberto Eco: dà ragione ai perdenti. E dunque sì, caro Dainese: affidiamo a Spalletti il governo e a Landini la Nazionale.

Caro Merlo, la ringrazio per l’articolo su Roma senza gabinetti. Mi permetta due considerazioni. In tutte le città italiane la situazione è identica. A Roma c’è un bagno a pagamento che merita l’attenzione, è quello al parcheggio di scambio dei bus a Tiburtina: per pietà lo eviti.

Andrea Andreotti, Pistoia

Alla stazione Termini il bagno, a pagamento, è pulito. Al contrario in troppe strade attorno a que…

Caro Merlo, la partita della Nazionale contro la Norvegia non è andata benissimo, ma gli spettatori che l’hanno seguita in tv sono più numerosi degli elettori di Giorgia Meloni. Questo è un chiaro segnale del fatto che gli italiani vogliono Spalletti a palazzo Chigi.

Stefano Dainese, Padova

L’aritmetica “piegata” e maltrattata sino al ridicolo dalla politica, e purtroppo in questa tornata referendaria dalla politica di sinistra, è come la letteratura secondo Umberto Eco: dà ragione ai perdenti. E dunque sì, caro Dainese: affidiamo a Spalletti il governo e a Landini la Nazionale.

Caro Merlo, la ringrazio per l’articolo su Roma senza gabinetti. Mi permetta due considerazioni. In tutte le città italiane la situazione è identica. A Roma c’è un bagno a pagamento che merita l’attenzione, è quello al parcheggio di scambio dei bus a Tiburtina: per pietà lo eviti.

Andrea Andreotti, Pistoia

Alla stazione Termini il bagno, a pagamento, è pulito. Al contrario in troppe strade attorno a quella stessa stazione, tra ratti immortali e miti scarafaggi (kafkiani?), il fetore speziato non lascia dubbi, al punto che le persone, adeguandosi forse alle asprezze dell’aria, sembrano diventare lì più cattive degli stessi odori. E però lei ha ragione: non solo a Roma, ma in tante città d’Italia, specie del Sud, spesso i miasmi stratificati che l’asfalto caldo libera e disperde sono comunque meglio dei gabinetti pubblici a pagamento dove, come nelle latrine raccontate in Giochi sacri di Vikram Chandra (Mondadori), “una mosca è più letale di mille tigri”. Come liberarsi allora? Ci vorrebbe una mappa dei bagni e un piano nazionale di rinascita igienica delle città. Si misura infatti la civiltà nei luoghi pubblici dell’evacuazione e della minzione quotidiane, tanto più se riciclano, depurano e biodegradano il bisogno che scorre e scroscia dentro tubazioni e congetture. C’è anche — in Africa, in Asia, in Sud America… — il modello dissenteria che “uccide un bambino ogni quindici secondi” perché 2,6 bilioni di esseri umani non dispongono di presidi igienici e dunque la fanno come e dove capita.

Caro Merlo, negli anni Sessanta i Mamas and Papas cantavano “California dreamin’” che i Dik Dik fecero diventare in italiano “Sognando la California”. Oggi Trump ha infranto quel sogno.

Renato Mongiat, Besnate

A me pare invece che Trump confermi, suo malgrado, il sogno della California laboratorio d’America.

Caro Merlo, non mi tocchi Vasco Rossi. Insegno filosofia e ammetto che la “Critica della ragion pura” è una lettura difficile anche per gli specialisti, ma non credo che Vasco finga di averla letta. Forse ha esagerato dicendo che Kant gli ha cambiato la vita, ma è già bello che abbia provato a cambiarla con Kant.

Maddalena Giavelli, Reggio Emilia

Il mio amico filosofo Stefano Bonaga dice di avere fornito i libri a Vasco Rossi ed è sicuro che li ha letti. Ammetto il mio pre-giudizio analitico a priori, ma “Kant che ti passa” mi pare un rock troppo hard.


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